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"la serie a ci impone certi standard"

“All’atmosfera dello stadio Picco, noi vogliamo aggiungere la qualità dei servizi”

Intervista a Luca Scafati, chief revenue officer dello Spezia Calcio, che spiega la logica dietro il sondaggio presso i tifosi e in quale modo la tribuna rinnovata offrirà modi nuovi di vivere la partita. "Non sono più gli anni Ottanta e Novanta, in cui ogni centimetro di un impianto doveva essere occupato da un seggiolino, in una continua gara a battere i record di capienza. Oggi la qualità dell'esperienza è ciò su cui è necessario puntare". Da dirigente l'Euroleague ha seguito la ristrutturazione dei palazzetti di Monaco di Baviera e Lione. "Nel medio termine anche distinti e curve devono poter avere a disposizione, per esempio, servizi igienici più funzionali e bar più spaziosi".

Luca Scafati

“Tanti nuovi stadi in passato sono stati costruiti senza interpellare prima il pubblico, capire le aspettative e le esigenze di chi l’avrebbe vissuto. Un impianto calato dall’alto rischia di rimanere una cattedrale nel deserto. Architettonicamente bello, forse anche iconico, ma non concepito al servizio del cliente. Questo è un errore che come Spezia Calcio vogliamo evitare”. Inizia da qui la chiamata alla partecipazione dei tifosi, che dalle scorse ore stanno affollando i server Qualtrics che ospitano il sondaggio lanciato dal club per sondare il terreno in vista della progettazione della rinnovata tribuna dello stadio “Alberto Picco”. Un contenitore a cui si dovrà dare un contenuto, come spiega a CDS Luca Scafati, chief revenue officer dello Spezia Calcio.

 

Circa 1800 risposte al sondaggio nel primo pomeriggio dal lancio. Se sono alte le aspettative del club, si direbbe che quelle della città non siano da meno.

“Siamo molto contenti e speriamo che questi numeri continuino a crescere. Il sondaggio per noi è un momento chiave in vista delle decisioni che dovremo prendere in merito alla ristrutturazione dello stadio. Lo stadio di domani deve essere innanzitutto pensato per i tifosi e per le aziende. Non sarà l’unico strumento che utilizzeremo per interrogare direttamente gli utenti finali. Ci saranno in futuro dei veri e propri focus group ad invito. La possibilità di venire in ufficio a fare una chiacchierata di persona”.

 

Quando si pensa ad uno stadio moderno, il principio della qualità dell’esperienza ha ormai spodestato quello della capienza.

“Il trend in tutto il mondo è questo e lo è ormai da tempo. Non sono più gli anni Ottanta e Novanta, in cui ogni centimetro di un impianto doveva essere occupato da un seggiolino, in una continua gara a battere i record di capienza. Oggi, vista l’offerta di intrattenimento che c’è all’esterno, la qualità dell’esperienza è ciò su cui è necessario puntare. Si contiene la capienza, per liberare spazi da utilizzare per ospitare quei servizi che possono attrarre il tifoso ed il cliente”.

 

Come si può fare in modo che gli aspetti commerciali non snaturino l’impatto di un luogo che ha comunque una propria storia ed un proprio carattere? Detto diversamente, chi è abituato a vivere la partita in curva, in maniera diciamo tradizionale, potrà sempre trovare quel contesto che lo ha fatto innamorare del calcio dal vivo?

“Assolutamente. Al Picco c’è già un’atmosfera, che è la più difficile da creare, noi aggiungiamo i servizi. All’inizio pensiamo di modificare il corpo centrale della tribuna, compresi spogliatoi, zona media e hospitality che devono migliorare per raggiungere gli standard che la serie A ci richiede. Ma nel medio termine anche distinti e curve devono poter avere a disposizione, per esempio, servizi igienici più funzionali e bar più spaziosi”.

La Lounge Hospitality dello stadio Picco

 

Chi è l’utente medio di uno sky box, di una loggia o dei pitch seats? E’ uno strumento di relazioni pubbliche per l’azienda oppure sono le famiglie di tifosi, quelle che si possono permettere determinati servizi, che investono in questo tipo di prodotto?

“Sono elementi nati diversi anni fa negli Stati Uniti, inizialmente pensati per accogliere soprattutto le aziende. Si acquistavano sky box o logge da offrire a clienti e fornitori, o anche come premio per i dipendenti magari. Poi si sono convertiti in luoghi per quei tifosi che hanno la possibilità di spendere qualcosa di più. Se prima c’erano gli sky box da venti posti, oggi la tendenza è di averne più piccoli, magari in grado di ospitare una o due famiglie. Il sondaggio che abbiamo lanciato ci permetterà di capire se anche alla Spezia c’è appetito per questi prodotti. Noi siamo convinti di sì. In generale ritengo si debba sempre garantire un’offerta variegata per incontrare le esigenze di diversi tipi di pubblico”.

 

Ciò che ha visto e fatto nella sua esperienza da direttore delle business operations dell’Euroleague, per quanto riguarda palazzetti e impianti, può essere travasata anche nel calcio e in particolare nel Picco?

“Ho visto da vicino e supportato i progetti di ristrutturazione dell’Audi Dome del Bayern Monaco di pallacanestro. Ho lavorato insieme all’Asvel di Lione all’accordo con l’Olympique Lyonnais di calcio che comprendeva anche la costruzione di un nuovo palazzetto (la LDLC Arena che sarà pronta nel 2023, ndr). L’approccio è lo stesso: cercare di capire cosa piace e gradualmente inserire servizi e amenities all’interno delle strutture”.

LDLC Arena

 

Valorizzare gli aspetti commerciali del calcio italiano è un concetto su cui sia Robert che Philip Platek hanno speso più di un intervento nel loro primo anno italiano

“Loro stessi, con la mentalità americana dello sport business, ci supportano in questa attività. Ci hanno chiesto questo tipo di approccio, perché ritengono porti successo”.

 

I parcheggi sono un tasto particolarmente dolente per un impianto cittadino come il Picco, che oltretutto sorge lungo una direttrice turistica di importanza nazionale come la strada tra la città, Porto Venere e le Cinque Terre.

“Uno dei problemi più grandi nello sforzo per avere un impianto sempre sold out, o comunque un ritorno di pubblico importante, sono proprio i parcheggi. Al Picco molta gente viene a piedi e questo è un lusso che solo uno stadio in centro città può permettersi. Ma deve esserci la possibilità di utilizzare le auto private. Questione sicuramente annosa, a cui stiamo lavorando con il grande supporto del Comune della Spezia, che ci ha indicato aree che si potrebbero attivare sul breve termine. Sul lungo termine, non escludiamo di creare una zona parcheggi che possa aiutare quantomeno i possessori di prodotti premium e non solo loro”.

 

A proposito, contro l’Inter avete già confezionato la vendita di un pacchetto parcheggi in via sperimentale. Quale riscontro avete ottenuto?

“E’ andata benissimo, abbiamo venduto tutto lo stock messo in vendita in poche ore. Un test che ci ha fatto capire l’appetibilità di questo tipo di offerta”.

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