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Affiancati dal difensore civico

Biodigestore, i comitati segnalano la sentenza del Tar ai ministeri della Salute e della Transizione ecologica

Corteo No Biodigestore

Se la Regione Liguria, la Provincia della Spezia, la società Recos non demordono col ricorso al Consiglio di Stato per l’annullamento della sentenza del Tar Liguria che ha bocciato il digestore di Saliceti perché in contrasto con la pianificazione regionale e provinciale, i comitati No Biodigestore Saliceti, Sarzana, che botta!, Acqua Bene Comune e le associazioni Italia Nostra e Cittadinanzattiva non sono da meno. Dopo aver portato all’attenzione dell’Autorità Anticorruzione Anac, competente a vigilare sugli appalti, sia la recente sentenza del Tar, sia quella dello scorso anno pronunciata dai giudici di una diversa sezione, ma analoga nei contenuti, i movimenti ecologisti hanno assunto analoga iniziativa nei confronti dei ministeri della Transizione ecologica e della Salute, che da un anno stanno valutando le problematiche ambientali e sanitarie del progetto Recos, anche dietro la sollecitazione del difensore civico Francesco Lalla nella sua qualità di garante regionale della salute.
“Mentre all’Anac era stato sottolineato come le sentenze ribadissero la validità della gara europea del 2016 nel corso della quale Iren aveva proposto essa stessa il sito di Boscalino di Arcola, nel segnalare le due sentenze ai ministeri – spiegano i comitati – rileviamo che i giudici amministrativi hanno clamorosamente smentito la dirigente del dipartimento ambiente della Regione Liguria, Cecilia Brescianini, la quale aveva fatto credere ai dirigenti ministeriali che Saliceti era un sito indicato nella pianificazione provinciale per un biodigestore”.

Gli ecologisti colgono l’occasione per rinnovare la richiesta di “un intervento ministeriale di autorità, ai sensi della legge 349 del 1986, istitutiva dello stesso ministero, a fronte della tracotanza di Regione e Provincia, che non ascoltano i territori e che ignorano la loro stessa pianificazione e i rischi che un impianto capace di trattare 120.000 tonnellate di rifiuti organici l’anno ha per l’ambiente in una provincia, che, pur avendo il primato della raccolta differenziata in Liguria, arriva a produrre meno di 30.000 tonnellate di Forsu l’anno”. I comitati segnalano anche “il rischio idrogeologico, già evidenziato per Saliceti nel Piano d’area provinciale del 2003, con possibile interessamento della falda acquifera che alimenta i pozzi di Fornola, in una regione, la Liguria, che non ha ancora adeguato le sue carte di rischio ai nuovi criteri europei, rischio per la biodiversità del confinante Parco Magra, area sotto tutela di Rete Natura 2000 della Comunità europea”.
E infine sottolineano che la Regione ha pervicacemente inserito l’impianto di Saliceti nella bozza di nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti e che lo stesso è stato proposto per i finanziamenti europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E si chiedono “quale transizione ecologica ci possa essere nel realizzare un impianto sulla falda di un fiume e a ridosso di un’area protetta a costi elevatissimi per le tasche dei contribuenti”.

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