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"silenzio assordante da parte di chi ci rappresenta"

Basi blu, monta la protesta a Marola: “L’arsenale diventa base di ormeggio. Così è la pietra tombale su tutta la città”

Una visione alternativa ai faraonici progetti della base navale spezzina, vista da Marola

La base navale e l'arsenale visti da Marola

“Lo studio di fattibilità del progetto “Basi blu” della Spezia sta sollevando un dibattito che, alle associazioni maroline, appare surreale. Lo stato di fatto è sotto gli occhi di tutti. Un impianto di tipo ottocentesco che occupa 9 ettari del nostro territorio, degradato e per la maggior parte inutilizzato, con seri problemi sotto il profilo ambientale e per la salute, impedisce un rapporto fondamentale con una città che si dice di mare, ma che di fatto si ritrova con un affaccio al suo mare risibile, stretta com’è tra il porto commerciale e il porto militare”. E’ un ennesimo grido di aiuto, quello che si alza dal borgo di Marola, impegnato da decenni nell’impari confronto con la Marina militare. A dar voce all’ultimo appello lanciato dai marolini sono l’Associazione Porticciolo San Vito, l’APS Popolare Marola (Mutuo Soccorso), i Murati Vivi, il Comitato “Per Marola” e il Circolo Pd Marola CampigliaCadimare, preoccupati per il piano di riorganizzazione della base navale che, ancora una volta, rischia di creare più disagi che vantaggi per la popolazione.

“La riorganizzazione della struttura dell’Arsenale è un’occasione che non può essere trascurata dalla politica locale. Sull’esempio di Taranto – proseguono in coro in una nota le associazioni di Marola – ci si aspetterebbe un tavolo condiviso e partecipato affinché politica e vertici militari possano trovare una sintesi che vada a beneficio di tutti gli interlocutori, così da riqualificare la città rilanciando il territorio, liberando aree per fini sociali e culturali e l’Arsenale contemporaneamente, razionalizzando le spese dei contribuenti. Ad oggi questa occasione ci pare persa. La Marina militare propone un “potenziamento” della base navale, che prevede tre nuovi moli, l’ampliamento dello scalo Lagora, con tutti i servizi di supporto tecnico, per ormeggiare 14 navi di grandi dimensioni. Un’operazione che ha un enorme impatto ambientale, che avrà un impatto logistico nell’intera città, e che non avrà nessuna ricaduta positiva. Questo progetto significa trasformare definitivamente l’arsenale in base d’ormeggio, senza portare alcun beneficio occupazionale, nessuna ricaduta economica, nessuna cessione di spazi, funzioni ridotte per quelle manutenzioni per le quali l’arsenale andava fiero, grazie al know-how delle nostre maestranze qualificate, ponendo così una pietra tombale ad ogni prospettiva di ridisegno dell’impianto urbanistico della città”.

I portavoce marolini non si fermano alla denuncia dei rischi e interpellano direttamente l’amministrazione comunale: “Ci chiediamo quale sia, visto il silenzio assordante, la posizione di chi rappresenta la nostra comunità, di fronte a una potenziale trasformazione che peggiorerà ancora di più il rapporto tra la città civile e la Marina militare, azzerando i termini di ricaduta economica e occupazionale, senza tener conto della necessità di adeguamento delle infrastrutture logistiche intorno alla base che l’amministrazione si vedrà costretta mettere in atto, e senza affrontare, anzi incrementando, i problemi di inquinamento e di sicurezza”.

Le ricadute temute dalle associazioni di Marola non sono poca cosa: “I dragaggi previsti prevedono la rimozione di 600mila metri cubi di fanghi inquinati da grandi concentrazioni di metalli pesanti, come mercurio e piombo, e per i quali è previsto l’uso per i tombamenti dei nuovi scali. Inoltre il sistema di rifornimento del carburante si basa sul ripristino dei serbatoi in galleria sottostanti la Statale 530 (la Napoleonica) e sotto l’abitato della Costa di Cadimare. E lo chiamano “Basi Blu”! Nome quantomeno ironico nei confronti di chi per anni ha subito l’inquinamento del “campo in ferro”, la bonifica promessa e mai cominciata dei tetti di amianto davanti alla nostra scuola e a tutto l’abitato, e ora ci promettono per anni polveri, rumori, e rischi sulla sicurezza, senza parlare del depauperamento del valore delle nostre case a fronte di tutto questo”.

“Di fronte a questo quadro desolante, è bene ricordare – rilevano l’Associazione Porticciolo San Vito, l’APS Popolare Marola (Mutuo Soccorso), i Murati Vivi, il Comitato “Per Marola” e il Circolo Pd Marola Campiglia Cadimare – che da anni ci sentiamo soli a sollevare i problemi delle aree militari nel quadro complessivo urbanistico, economico e ambientale di questa città. Eppure La Spezia “ha già dato” in termini di cessione di suolo e di ambiente. Sarebbe bene chiedersi a chi giova “Basi blu”, un progetto che parla di ampliamento senza prevedere la restituzione di un solo centimetro di litorale, accettando come scontato l’attuale degrado di edifici che potrebbero essere invece valorizzati come patrimonio storico e architettonico, con benefica ricaduta su tutto il territorio, come l’esempio di altre città ci ha dimostrato”.

“La sottosegretaria Pucciarelli, che ha la delega di rapporto fra amministrazione locale e Difesa, ha dichiarato che la nuova progettazione qualificherà anche il rapporto con la città e con il quartiere: non capiamo come. Ci aspettiamo che qualcuno ce lo spieghi. Per ora sappiamo che si prevedono enormi serbatoi di carburante sotto le nostre case, e disagi e inquinamento. Siamo aperti a ogni confronto. Non andiamo cercando promesse, aspettiamo interlocutori seri, che conoscano le nostre legittime preoccupazioni e le nostre rivendicazioni storiche, che ci hanno già visto vittime sacrificali per lo sviluppo della città nel passato, e che siano, invece, portatori di una visione volta ad “abbattere muri”, per costruire scenari futuri utili anche alle generazioni che verranno. Non solo Marola, ma la città intera merita rispetto, dialogo, concertazione. Questo si aspetta la società civile, non un diktat calato dall’alto, come se la base fosse ideata in un deserto, invece che nel bel mezzo di una città che ha diritto a un futuro di qualità, che sappia guardare lontano per tutti i suoi cittadini, e che non consideri nessuno di loro “figli di un dio minore””.

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