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Il 'filo della zerasca': Zeri rilancia la filiera etica per l’utilizzo della lana locale - Citta della Spezia
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Appuntamento sabato 9 aprile

Il ‘filo della zerasca’: Zeri rilancia la filiera etica per l’utilizzo della lana locale

Il progetto della cooperativa di comunità Valli di Ziri, finanziato dalla Regione Toscana, ha subìto un arresto a causa dell’emergenza Covid, ma ora è pronto a ripartire.

Il filo della zerasca, gli appuntamenti di sabato 9 aprile, Giornata nazionale della lana

Nel comune di Zeri, in provincia di Massa-Carrara la lana locale da rifiuto speciale è tornata ad essere una risorsa per l’economia del territorio grazie a un progetto che ha portato alla creazione di una filiera corta e sostenibile della pecora e dell’agnello zerasco, tipico del luogo. Il progetto della cooperativa di comunità ‘Valli di Ziri’, finanziato dalla Regione Toscana, ha subìto un arresto a causa dell’emergenza Covid, ma ora è pronto a ripartire con slancio puntando sul recupero delle lavorazioni tradizionali della lana, che grazie all’e-commerce e al marketing digitale potrebbe favorire lo sviluppo di microeconomie locali che contrastano lo spopolamento della montagna.

Il rilancio del progetto sarà avviato il 9 aprile, in occasione della Giornata Nazionale della Lana, istituita da Gomitolorosa, la principale associazione impegnata nel recupero e nella lavorazione delle lane autoctone, in collaborazione con Agenzia Lane d’Italia e Legambiente. La giornata dal titolo “Il filo di lana zerasca”, che si svolgerà al circolo Acli ‘Don Adriano’ a Zeri, (Massa-Carrara) dalle 15.30, è organizzata dalla Cooperativa di Comunità ‘Valli di Ziri’, associata a Confcooperative Toscana Nord. In apertura di giornata sarà proiettato il documentario “La Signora di Zeri” di Emilio Pallavicino, che illustra lo speciale rapporto che si instaura tra gli animali e Cinzia Angiolini, allevatrice e presidente del consorzio e della cooperativa. Si terrà poi una chiacchierata informale, durante una merenda offerta dalla cooperativa con prodotti tipici locali. Nel corso della giornata saranno presenti varie aziende agricole con il loro banchetto espositivo, quali “Spicchio di Lana” di Cristina Castellazzi e “I Tessuti di Antonella” di Antonella Rolla. Saranno a disposizione due telai, uno per bambini che potranno provare sotto la supervisione di due maestri locali dell’arte del telaio. Mentre le signore del paese saranno intorno alla stufa a lavorare a maglia o all’uncinetto. La bellezza di queste pratiche vuole essere condivisa e chi vorrà potrà provare, imparare, chiedere o semplicemente portare i propri ferri e mettersi a lavorare al circolo.

Per la Cooperativa di Comunità ‘Valli di Ziri’ lavorare le lane autoctone significa non solo fare un passo avanti verso la sostenibilità, ma può diventare uno strumento di cambiamento sociale. Per questo la cooperativa si è impegnata nel progetto “I saperi rurali condivisi delle Valli di Zeri”, finanziato dall’ente Partecipazione della Regione Toscana. Dopo le consultazioni con gli attori locali e con la cittadinanza, è stato attivato un circuito locale di produzione, trasformazione e vendita in un’ottica di economia circolare e di sostenibilità. Superata la fase più acuta dalla pandemia, ora la cooperativa di comunità vuole dare nuovo slancio al progetto di filiera corta.

“L’iniziativa di sabato 9 aprile – spiega Cinzia Angiolini, allevatrice e presidente del consorzio e della cooperativa – serve per ricominciare a parlare di filiera corta della lana, di tradizioni e prodotti tipici per riprendere il nostro progetto di cooperativa di comunità dopo lo stop imposto dal Covid. Prima della pandemia, il consorzio organizzava la raccolta della lana, la filanda Giannini la lavorava e ci dava stoffe o prodotti finiti da vendere attraverso i nostri canali. La lana ordinaria, come quella dell’agnello zerasco, è considerata un rifiuto speciale che non trovava alcun utilizzo, con il nostro progetto di economia circolare abbiamo dato una risposta a questo problema. In zone di montagna come quella in cui viviamo siamo rimasti una manciata di uomini e donne, i consorzi e le cooperative rappresentano l’ultimo esempio di resistenza allo spopolamento: grazie a questo progetto siamo riusciti ad aggregare persone, a creare sinergie e realtà più giovani che potranno dare un futuro al territorio”.

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