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"parole inaccettabili"

Più Europa e Avanti Insieme: “La Palmaria è l’isola di tutti, non di Toti”

"Parole di Gagliardi dimostrano la sua assoluta subalternità al presidente della Regione".

Isola Palmaria

“Catapultato dalla costosissima e affollata trasferta a Dubai nella più sobria cornice di Porto Lotti, in cui ha avuto luogo il convegno sull’economia del mare, assistiamo all’uscita sulla stampa di Toti sulla Palmaria che ci sembra superficiale e offensiva nei riguardi di tutti gli spezzini, e in aggiunta le successive parole dell’onorevole Gagliardi in risposta alle osservazioni di Piera Sommovigo, ne hanno rincarato la dose, dimostrando la sua assoluta subalternità al presidente della regione.
Parole superficiali, perché il progetto di trasformare l’isola in un lussuoso resort diffuso andrebbe a sconvolgere i già delicati equilibri della natura, parole offensive perché si tratta di una decisione calata dall’alto, che cancellerebbe completamente le abitudini e le consuetudini di chi abita in questo territorio.
Siamo dell’idea che il masterplan così come è stato concepito conduca ad un un danno irreversibile attraverso la svendita di uno dei più belli e unici angoli della Liguria, a scapito dell’insindacabile diritto degli spezzini di godere della bellezza di un posto da sempre considerato di tutti, e compromettendo irrimediabilmente la natura in cui è immerso.
Sei anni fa Toti all’inizio del suo primo mandato esordì sostenendo di voler fare dell’isola la Capri della Liguria; il nostro paradigma è di farne un’isola dove la natura in tutte le sue forme prevalga sull’antropizzazione, dove sia però possibile trovare servizi adeguati senza stravolgere gli equilibri tra uomo e ambiente. Noi pensiamo che la Palmaria sia un’isola di grande valore territoriale, storico, naturalistico e ambientale, dove paradossalmente i vincoli militari ne hanno per decenni salvaguardato il valore, ma da anni ormai è in atto un processo di abbandono che ne produce un inarrestabile degrado.
Si deve condividere l’idea di interrompere questo processo e riqualificare l’isola attraverso interventi mirati, che tengano conto in primis della delicatezza del territorio e dell’ambiente su cui si va ad intervenire, favorendone la rigenerazione e la manutenzione anche attraverso l’insediamento umano e di piccole attività. Per questo non condividiamo l’idea poco chiara che sta alla base del masterplan, che prevede una macro lottizzazione ad uso e consumo solo del turismo di lusso: non è così che si rilancia l’isola, né la si restituisce al godimento degli spezzini, anzi, si passerebbe da un vincolo militare ad un vincolo signorile ancora di più stringente, mentre l’isola e il suo mare verrebbero limitati se non vietati agli spezzini, a beneficio di qualche riccone che potrebbe realizzare lì il suo “buen retiro”. Dovremmo ragionare attentamente sul numero di persone che saranno ospiti sull’isola e che quotidianamente vi sbarcheranno, differenziando l’offerta ricettiva entro una dimensione ad esso correlata, e potenziando i servizi in modo misurato ed equilibrato, garantendo opportunità occupazionali per residenti e che richiamino forza imprenditoriale operante sul territorio.
Ci continuiamo a domandare perché nel masterplan si faccia riferimento alla vendita di macro lotti con il solo fine di realizzare solo strutture ricettive, quando importante sarà il recupero di veri e propri gioielli architettonici, che andranno salvati dal sicuro crollo, come la villa sopra le bocche di Portovenere e quella tra il circolo ufficiali e la Torre Scuola e più in generale quando si ignora uno dei fattori più importanti per la rinascita e il mantenimento dell’isola: la ripopolazione.
L’occasione che si deve cogliere dalla vendita dei cespiti immobiliari ceduti dalla Marina Militare deve essere anche quella di ripopolare l’isola, attraverso un bando che preveda la vendita di piccoli lotti, privilegiando la loro cessione ai privati cittadini, meglio ancora se residenti e giovani, in modo da renderli il più possibile alla portata di tutti. Non sono temi di secondo ordine neppure quelli che riguardano l’accesso all’isola da parte della nautica da diporto, distinguendo quella dei residenti e dei diportisti locali dagli altri, in modo da rispettare e preservare dall’inquinamento, l’ecosistema marino, esattamente come avviene in altri Parchi Nazionali.
I servizi (fognatura, fibra ottica, trasporto marittimo, ecc) sarebbero finanziati dalla vendita dei lotti, mentre la presenza degli abitanti per tutto l’anno garantirebbe quelle piccole manutenzioni che solo chi risiede in un luogo è in grado di avere l’accortezza per realizzarle che è il vero significato di un insediamento su un territorio; la riapertura dell’ostello, chiuso inspiegabilmente da anni (ci viene da pensare che al sindaco di Portovenere piaccia solo il turismo di lusso), unito alla possibilità di realizzare alcuni b&b e agriturismo nelle residenze, sopperirebbero alla ricettività, rendendola compatibile con un territorio esteso meno di due chilometri quadrati.
Per far si che questo avvenga sarà necessaria la predisposizione di una strumentazione attuativa come un PUO (piano urbanistico operativo) con convenzione, che attraverso una normativa dedicata, prescriva regole a garanzia di uno sviluppo di qualità, misura giusta degli interventi, e che metta in gioco possibilmente diversi operatori del settore, che sia equilibrato tra presenza di spazi pubblici e privati.
Siamo certi che chi appoggia queste scelte inopportune, al pari di chi tace senza minimamente mettere in discussione anche solo per manifesta sudditanza, non sia politicamente adeguato.
Ecco perché le parole di Toti e della Gagliardi non sono accettabili per il nostro territorio, ancora una volta visto come un feudo di confine da usare per soddisfare interessi di pochi a discapito degli interessi di molti. Più Europa e Avantinseme, pur non avendo rappresentanza nel consiglio regionale, si adopereranno in tutte le sedi, mettendosi a disposizione per tutte le iniziative anche con la consulenza di professionisti, al fine di poter far valere le ragioni di chi vive e ama questo meraviglioso territorio, salvaguardando un bene comune come la Palmaria, il cui patrimonio naturalistico non deve essere svenduto, ma rimanere accessibile a tutti, aperto ad un turismo e ad una iniziativa sostenibile che consenta all’isola di restare il luogo degli spezzini, intesi come abitanti della provincia, senza dimenticare i diportisti nautici che scelgono da sempre come meta le sue splendide acque”.

Coordinamento Più Europa La Spezia
Direttivo Avanti Insieme

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