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Manifesto per la sanità locale: “La Regione ci boicotta non fornendo i documenti. Inspiegabile rescissione del contratto del nuovo ospedale”

Ieri pomeriggio l'incontro sui temi sanitari in Sala Dante. Di fronte a una platea ben poco trasversale sotto il profilo politico sono stati elencati i problemi in termini di carenze di personale, scarsa attenzione alla medicina territoriale e problematiche che hanno interessato l'appalto per il nuovo ospedale.

Manifesto per la sanità locale in Sala Dante

Un incontro sulla sanità spezzina assai lungo e approfondito, quello organizzato ieri dal Manifesto per la sanità locale in Sala Dante. Un appuntamento al quale l’associazione aveva invitato gli esponenti politici di ogni parte, ma alla quale hanno preso parte solamente esponenti del centrosinistra locale e il leghista Gianmarco Medusei, presidente del Consiglio regionale. Per il resto del centrodestra sono arrivate le lettere di “giustificazione” degli assessori regionali, del presidente della commissione Sanità della Regione, della consigliera regionale Daniela Menini e del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Assenze pesanti, su un tema che non potrebbe essere più elettorale, ma che, come è stato rilevato nel corso del dibattito, non incontra l’interesse della maggior parte dei cittadini spezzini.

Al tavolo dei relatori Rino Tortorelli ha esordito col botto denunciando che “la Regione ha pesantemente boicottato il reperimento della documentazione relativa al nuovo ospedale, nonostante l’intervento del difensore civico. Per la nostra attività – ha detto l’avvocato, portavoce del Manifesto – abbiamo subito minacce e denunce di diffamazione, peraltro da parte di soggetti terzi agenti per conto delle istituzioni. Non vorrei parlare di emergenza democratica, ma almeno di inciampo democratico. Sulla sanità, tra le istituzioni locali e Genova sembra esserci una linea unica di pensiero. Per noi non va bene: serve un cambio di modello, anche rispetto a quello che era stato messo in atto prima dal centrosinistra. Bisogna mettere i servizi al centro, non il mercato”.

Il microfono è passato al dottor Lorenzo Cozzani, per affrontare le questioni relative ai servizi territoriali. Ricordato come il calo delle performance sanitarie riguardi tutto il Paese, passato dal secondo posto al mondo al 27esimo nel giro di 13 anni, ha raccontato la sua esperienza di giovane medico che ha scelto la medicina di base al posto della carriera ospedaliera per poter garantire maggiore prevenzione e una aspettativa di vita superiore ai suoi pazienti. “Poi la sanità ha iniziato a essere vista come una spesa, non come una risorsa. Sono arrivati l’ossessione per le tempistiche e il fanatico controllo della spesa dei medici di famiglia. La nostra spesa sanitaria è ferma al 6,7 per cento del Pil contro l’11 per cento della Germania e una media europea del 9”. La fotografia della medicina territoriale spezzina parla di 138 medici di medicina generale e 20 pediatri di libera scelta. Per i medici, e non tutti, il massimale sarebbe di 1.500 e facendo un rapido calcolo si comprende come la popolazione provinciale sia coperta per un pelo. “Ma questo accade solo perché abbiamo portato il massimale a 1.800 pazienti nei comuni dove ci sono più di 1.000 cittadini senza medico. Questo – ha proseguito Cozzani – si può fare per sei mesi. E poi…? Io con 1.200 pazienti, autolimitati, lavoravo sino alle 20 per dedicare le giuste attenzioni a ognuno. Lavorare con 1.800 pazienti è la morte della medicina preventiva”.
Sulle case di comunità Cozzani ha detto che “non funzionano se non ci si crede. Quella di Querceta funziona, perché ci sono persone competenti, e gli utenti sono soddisfatti”.

La parola è tornata a Tortorelli, che è ritornato a parlare del nuovo ospedale. “La variante sismica presentata da Pessina era migliorativa e senza costi aggiuntivi: questo lo ha scritto nero su bianco la società Conteco check, alla quale Ire ha affidato la valutazione della proposta tecnica. Peccato che poi la partecipata della Regione abbia inspiegabilmente detto il contrario, ovvero che c’erano dissensi non superabili e che la variante non era migliorativa. Così a novembre 2019 è stato rescisso il contratto e Pessina, ovviamente, ha fatto causa. Poi sono arrivati il partenariato pubblico privato e la revisione del progetto con applicazione del decreto Balduzzi. Secondo la Regione il privato dovrà mettere sul piatto 86 milioni e ne riceverà in cambio 262, con una remunerazione dell’8 per cento annuo. Un tasso assai vantaggioso, anche troppo… Senza dimenticare che c’è il rischio di pagare una penale da 50 milioni a Pessina. Nel frattempo il parere del Dipe ha espressamente individuato alcune criticità nel piano finanziario proposto: non era rispettato il limite del 49 per cento nel rapporto col privato, non erano indicati chiaramente i rischi per il privato, è stata imposta la improrogabilità della concessione mentre si è tolta la clausola per cui Asl avrebbe dovuto affidare al privato anche lavori extra canone. Inoltre sono stati richiesti limiti alle riduzioni delle penali e agli indennizzi a favore del privato. Abbiamo chiesto il documento, ma nessuno ha risposto. E ricordiamo che nel 2020 la Corte dei conti aveva invitato a valutare l’effettiva convenienza dell’operazione e la possibilità di contrarre un mutuo. Concetti ribaditi anche dalla Sezione di controllo, che non è il pm, ponendo il dubbio sul rischio di tenuta degli equilibri economici finanziari per i 14,8 milioni di canone annuo per cui manca l’indicazione della copertura finanziaria. E ci domandiamo ancora: dove prenderemo i soldi per Pessina, se dovesse vincere la causa? Domande che rimangono senza risposta, perché oggi qua non c’è la Regione…”.

La sempre più preoccupante carenza di personale sanitario è stata illustrata da Valter Chiappini, che ha ricordato come i movimenti per la sanità siano attivamente in campo dal 2007, rifuggendo così ogni accusa di interessi propagandistici dell’incontro di ieri in Sala Dante.
Numeri negativi sul fronte dei posti letto, dove Asl 5 è ben al di sotto di quanto previsto dalla normativa nazionale: oggi i letti disponibili tra Sant’Andrea e San Bartolomeo sono 427, ma ne occorrerebbero almeno 200 in più. Ma va peggio per quanto riguarda il dato del personale sanitario ogni 10mila abitanti: la media regionale è di 153 operatori, in Asl 5 sono a 100. “Abbiamo il 30 per cento in meno degli altri territori. Anche nella altre Asl ci sono proteste per le carenze di personale, ma noi siamo l’emergenza dell’emergenza. A Genova gli operatori sono 18 ogni 100mila abitanti, 16 togliendo il Gaslini e il San Martino. Con la stessa proporzione avremmo 1.400 operatori in più. La nostra sanità cambierebbe letteralmente volto. Grida vendetta – ha dichiarato Chiappini – il modo in cui sono stati trattati gli Oss: presto ci saranno più di 100 persone che si trovano a 50 anni a cercare lavoro. Negli ultimi due anni, intanto, abbiamo perso 12 medici, 36 infermieri e 9 operatori della prevenzione. E nei primi 6 mesi del 2022 perderemo altri 25 infermieri. Ne arriveranno solo 70 (il dato è stato poi corretto in 135 dal direttore della Asl 5, Ndr), ancora insufficienti. Su 35 bandi emessi dall’azienda 28 sono a tempo determinato”. Un’ecatombe, quella descritta da Chiappini, che ha concluso chiedendo alla Regione di chiarire l’operazione che porterà la Pediatria spezzina sotto il Gaslini oltre a indicare quali servizi saranno presenti nel nuovo ospedale, sulla base di quanto previsto dal decreto Balduzzi. “Perché non fare un Felettino più piccolo, con meno posti letto? 175 milioni ci sono già e non avremmo bisogno dell’enorme mole di personale, che non abbiamo, per gestire 700 posti letto”.

La replica al quadro a tinte fosche tracciato da Tortorelli, Cozzani e Chiappini è arrivata dal direttore generale della Asl, Paolo Cavagnaro, che ha per prima cosa ricordato che “il Covid non è ancora andato via. Negli ospedali spezzini ci sono 33 ricoverati e abbiamo registrato 695 decessi. Nel nostro territorio – ha continuato – ci sono tanti vaccinati quindi per i positivi possiamo parlare spesso di normali influenze. Purtroppo sono rimaste basse le vaccinazioni sotto gli 11 anni”.
Passando ai temi posti dal Manifesto della sanità, Cavagnaro ha annunciato che nel 2022 Asl 5 dovrebbe ricevere 354 milioni di euro dal riparto sanitario, più di quanti ne arrivino in Asl 1 (325) simile per dimensioni e distanza dal capoluogo ligure, dove si trovano le specialità ospedaliere più importanti.
“È intenzione della direzione mantenere le strutture complesse cliniche esistenti nell’attuale atto aziendale”, ha voluto chiarire il direttore riferendosi ai futuri contenuti del nuovo ospedale, spiegando poi che l’attività ospedaliera negli ultimi tre mesi del 2021 sia ritornata a livelli simili al 2019, anche se con personale inferiore. Sul fronte delle liste d’attesa Cavagnaro ha ammesso che “i problemi ci sono. In parte legati alle risorse mediche, in parte al sistema di prenotazione farraginoso. Ma negli ultimi tre mesi il 67 per cento di oltre 4.000 prenotazioni è stata data entro il periodo previsto dal codice di priorità. La continuità assistenziale sta migliorando e sono ripresi gli screening mammografici. C’è difficoltà a reperire medici specialisti. Non so perché in Covid qua non si sia assunto o siano stati siglati solo contratti Cococo. Io a Savona ho assunto a tempo determinato. Oggi le procedure concorsuali sono in corso anche a tempo indeterminato, per confermare i medici precari che servono all’azienda. Abbiamo assunto 15 educatori, che mancavano da 10 anni, mentre vorremmo un numero maggiore di Oss e gestire direttamente l’hospice di Sarzana. La provincia si deve aprire all’Università, bisogna fare convenzioni per far venire gli specializzandi qua: per questo abbiamo preso contatti con Pavia, Humanits, San Raffaele, Trieste… Il nuovo ospedale è fondamentale ma la gente ha bisogno di cure oggi”.

Il dibattito si è concluso con gli interventi del pubblico. Tra questi quelli dei consiglieri Davide Natale (Pd), Roberto Centi (Lista Sansa) e Paolo Ugolini (M5S), seguiti dal segretario generale della Cgil, Luca Comiti, Donatella Riccio, per il Nursind, il consigliere comunale di Avantinsieme, Franco Vaira, l’esponente di Articolo uno, Paolo Putrino, e le candidate sindaco del centrosinistra Piera Sommovigo, per i progressisti, e Antonella Franciosi, per i riformisti. Da parte di tutti ferme parole di condanna nei confronti della Regione e dell’assessore alla Sanità, Giovanni Toti, colui dal quale il Manifesto della sanità vorrebbe le risposte alle molte domande rimaste senza risposta.

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