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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Al Parco delle mura, lungo il percorso che collega le porte Isolabella e Castellazzo

di Alberto Scaramuccia

Al Parco delle mura, lungo il percorso che collega le porte Isolabella e Castellazzo

A fine ottobre ho detto dell’apertura del primo tratto del Parco delle mura, quello che da sopra la Cattedrale arriva a Porta Isolabella.
Un gran bel lavoro compiuto dall’Amministrazione che ha recuperato un nostro patrimonio di cui s’erano perse le tracce. Per chi come me è convinto che la conoscenza del trascorso è strumento non da poco per raggiungere il senso di appartenenza al territorio, l’identità collettiva, opere di questo tipo giungono sempre benvenute.
Per questo, una diecina di giorni fa profittando del bel sole che stemperava il freddo di febbraio, mi sono fatto la seconda tranche del percorso, appena inaugurato, che collega le porte Isolabella e Castellazzo.
Rispetto al primo tratto, la modalità della passeggiata non cambia molto. Si cammina sotto l’antico giro murario che per me è stata novità che non conoscevo, bella scoperta.
La salita per noi vecchietti è impegnativa, con qualche strappo verso l’alto che impegna le ginocchia. Ma forse è un bene perché hai sempre pronta la scusa per una sosta: ritemprare le stanche membra osservando il paesaggio. Il golfo lampeggia distante ma la vista della cornice delle Apuane con il filo niveo che le increspa in alto facendole scintillare al sole, è spettacolo molto bello. Ecco così che subito impugno il telefono per diventare paesaggista di modo che l’attimo non fugga ma resti prigioniero nella camera.
Arrivati alla fine del giro, si presenta una discesa quasi vertiginosa da compiersi per una scala sapientemente scalpellata nella terra con scalini trattenuti da traversine di legno. Da scendersi con attenzione mentre pensi a quelli che faranno il giro in senso opposto: l’arrampicata all’inizio mozza gambe, fiato e tutto il resto.
Il percorso è meno attrezzato che nel primo tratto. Ci sono due cartelloni che fanno la storia delle mura ma non mi piacciono.
Gli è che costruirono le mura per scopi difensivi ma a quello scopo non sono mai servite, neppure nella seconda guerra mondiale quando, seppur rinforzate, a nulla valsero contro i bombardieri alleati, come noto.
Le mura servirono invece per scopi fiscali, l’ho già detto più volte. Chi voleva introdurre merci alla Spezia, doveva passare dalle porte e pagare dazio. Non si può assolutamente capire la politica spezzina a cavallo fra Otto e Novecento se non si conosce la funzione di queste mura che nate e mai servite per finalità militari, servirono benissimo per scopi esattoriali.
Siccome determinarono Giunte e programmi elettorali, si dica anche di questo scopo che fu importante.
Per provvedere a chi ancora ne è all’oscuro, lo ripeterò nella prossima puntata.

continua…

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