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Il ministro Cingolani: "Le centrali a carbone chiuse non riapriranno: la spesa non varrebbe l'impresa" - Citta della Spezia
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Le parole del ministro della transizione ecologica

Il ministro Cingolani: “Le centrali a carbone chiuse non riapriranno: la spesa non varrebbe l’impresa”

Il ministro della Transizione ecologica chiude ogni ipotesi di riaccensione del gruppo a carbone a Vallegrande: "In caso di aggravamento della crisi si potrebbero mandare a pieno regime le due centrali principali ancora in funzione: Brindisi e Civitavecchia". Sospiro di sollievo dell'amministrazione comunale e della comunità locale. E sul gnl chiarisce: "Già per metà di quest'anno istalleremo un primo rigassificatore galleggiante, c'è un piano per aumentare l'efficienza dei tre rigassificatori attuali e costruire altre infrastrutture nei prossimi 12-24 mesi".

Centrale "Eugenio Montale" di Enel

“Non riapriamo nulla”. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è stato categorico questa mattina ad Agorà extra su Rai 3, escludendo la riapertura delle centrali a carbone anche in caso di aggravarsi della crisi energetica. Tirano un sospiro di sollievo gli spezzini, che in base al decreto del Consiglio dei ministri della scorsa settimana non potevano considerarsi al riparo da una possibile nuova accensione del gruppo a carbone di Vallegrande.
“Importiamo ogni anno dalla Russia circa 29 miliardi di metri cubi di gas, poco più del 40%. Metri cubi che vanno sostituiti e per questo abbiamo fatto un’operazione estremamente anticipata e rapida. Entro la primavera inoltrata circa 15-16 miliardi di metri cubi saranno rimpiazzati da altri fornitori”, ha chiarito il ministro riguardo all’approvvigionamento della più ambita della materie prime odierne.

Centrale Enel

Nel caso in cui ci sia un aumento della richiesta di energia elettrica, che intanto ieri ha toccato il record di prezzo nel mercato italiano, Cingolani ha spiegato che “si potrebbero mandare a pieno regime le due centrali principali ancora in funzione: Brindisi e Civitavecchia”. “Poi ce ne sono altre piccole. Per ora funzionano a scartamento ridotto – ha spiegato Cingolani – potrebbero, per un periodo limitato produrre energia in caso di mancanza. Quelle che sono chiuse – ha sottolineato il ministro – non si riaprono perché la spesa non varrebbe l’impresa”.
Ora non resta che attendere che riprendano le operazioni di dismissione del gruppo numero 3 dell’impianto spezzino, stoppate nelle scorse settimane non appena il primo ministro Mario Draghi aveva paventato l’ipotesi di un ritorno in emergenza alla combustione del carbone.

Diversa la questione legata alle fonti alternative, a partire dalle nuove strutture per il gas naturale liquefatto (gnl). “Già per metà di quest’anno istalleremo un primo rigassificatore galleggiante”, anticipa il Ministro che parla anche del piano di aumentare l’efficienza dei tre rigassificatori attuali e costruire altre infrastrutture nei prossimi 12-24 mesi. “Dal punto di vista ambientale la quantità di gas è la stessa che bruciamo oggi, può cambiare il metodo o l’infrastruttura ma non ne bruceremo di più”, precisa Cingolani. Se la situazione rimarrà questa, aggiunge “noi consumeremo lo stesso gas di oggi, accelereremo le rinnovabili in tutte le forme e penso di poter dire con un ampio margine di certezza che noi garantiremo comunque il percorso di decarbonizzazione al 55%” entro il 2030.

Rigassificatore di Panigaglia

“Le dichiarazioni del Ministro Cingolani rilasciate ad Agorà confermano che la nostra ex centrale non è più strategica né in funzione – ha commentato a breve giro di posta il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini –. La centrale Eugenio Montale ha l’Autorizzazione Integrata Ambientale scaduta e riattivarla sarebbe più un costo che un beneficio per tutta la collettività. Non possiamo cercare soluzioni vecchie per problemi nuovi: la crisi russa-ucraina rappresenta una questione seria sia di politica estera sia di politica energetica ed è venuto il momento di impegnarci su quanto indicato dalle generazioni di giovani scese in piazza in tutta Europa prima della pandemia sullo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico. E’ adesso che ci vuole il coraggio di andare verso energia sostenibile, verde, investimenti sulle rinnovabili: tornare al carbone, al Novecento, sarebbe semplicemente anacronistico. L’energia prodotta con il carbone in Italia è circa il 4% del totale e che negli ultimi due anni praticamente la produzione della nostra ex centrale è stata praticamente zero. Inoltre ci sono richieste al ministero da parte di vari siti e società del settore di ulteriore produzione di energia per circa 20.000 megawatt: quei siti dovrebbero essere immediatamente interessati”, ha concluso Peracchini. “È un’ottima notizia per la nostra città, perché conferma che non ci sarà un ritorno al passato, che non si tornerà a bruciare carbone dopo le tante battaglie della comunità locale che da tempo chiede di andare oltre”. Così in una nota la deputata Manuela Gagliardi commenta le dichiarazioni del ministro Cingolani sulla riapertura delle centrali a carbone. “Ora bisogna continuare ad impegnarsi affinché, in quest’area così vasta della città, nascano nuove opportunità di lavoro e sviluppo, che guardino verso l’economia green e le energie rinnovabili – aggiunge la deputata Manuela Gagliardi- Nel frattempo, prosegue il lavoro per scongiurare la riconversione della centrale in impianto a turbogas. A questo proposito, la risoluzione parlamentare, firmata da tutte le forze politiche, che impegna il governo in questo senso, ha iniziato il suo iter di approvazione e nelle prossime sedute di commissione si terranno le audizioni di tutte le parti coinvolte”.

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