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Enel, sospesa la dismissione del gruppo a carbone. Ma per ora il governo punta sulle centrali già accese - Citta della Spezia
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Lavoratori in attesa di conoscere il loro destino

Enel, sospesa la dismissione del gruppo a carbone. Ma per ora il governo punta sulle centrali già accese

In cinque giorni il mondo è cambiato. Con l’attacco russo all’Ucraina il Covid-19 ha lasciato le prime pagine dei giornali alle bombe e ai negoziati, mentre in tutta Europa ci si interroga sull’evoluzione della crisi energetica in atto dovuta all’aumento vertiginoso del prezzo del gas, con conseguenze dirette sul prezzo dell’energia elettrica. E a pagare il prezzo più alto sono famiglie e imprese: in Italia il costo energetico della produzione, per esempio, è il 30 per cento più elevato rispetto alla media europea. E così da Mario Draghi in giù, passando per Giovanni Toti, in molti hanno chiesto la riaccensione delle centrali a carbone chiuse di recente. Un appello che ha fatto drizzare immediatamente le antenne agli spezzini, visto che lo spegnimento del gruppo a carbone della centrale di Vallegrande risale a soli due mesi fa.

Ecco allora che nel giro di pochi giorni è cambiato anche l’ordine del giorno dell’assemblea dei lavoratori della centrale Enel, convocata da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Cisal Federenergia. Non s’è trattato di uno scherzo di martedì grasso, ma della necessità di affrontare tematiche nuove, che nessuno pensava di prendere in considerazione sino a una settimana fa: il tema della ricollocazione dei lavoratori presso altri impianti del gruppo è passato in secondo piano, per prima cosa sono stati discussi i contenuti del decreto emanato dal Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio e le sue possibili ripercussioni sull’impianto spezzino. La prima, in realtà, si è già avvertita: dopo l’annuncio del premier Draghi sulla possibile riaccensione delle centrali a carbone dismesse, infatti, l’azienda ha sospeso in via precauzionale i lavori di dismissione del gruppo 3 in attesa di indicazioni da parte del governo.

Ieri, invece, l’esecutivo ha varato un provvedimento che dà la precedenza alla massimizzazione della produzione di energia da parte delle centrali a carbone e a olio combustibile attualmente attive, anche andando in deroga alle autorizzazioni ambientali vigenti. L’arco temporale si efficacia del decreto è il biennio 2022/2023 e pertanto la situazione, a meno di una risoluzione improvvisa della crisi energetica e politica internazionale, potrebbe subire importanti cambiamenti. Tra questi, in caso di aumento del fabbisogno energetico, ci potrà essere anche la riattivazione della Eugenio Montale, una centrale da 500 MW in grado di ripartire nel giro di 20/30 giorni. In alternativa la scelta potrebbe ricadere sul gruppo di Brindisi, dismesso però già a partire da gennaio 2021, o sui due di Fusina, dove però era autorizzata e prevista la riconversione a gas. In entrambi i casi, quindi, sarebbero necessarie tempistiche di riaccensione più lunghe.

Al termine dell’assemblea i lavoratori spezzini, che da settimane stanno operando per il mantenimento in sicurezza della centrale insieme al personale dell’indotto, hanno manifestato la massima disponibilità nel ritornare in esercizio per affrontare le problematiche dello scenario attuale, anche ipotizzando l’accensione dell’impianto di Vallegrande per ridurre i carichi delle altre centrali a carbone (nel frattempo spinte al massimo) e consentire così di contenere le emissioni entro i limiti di legge.
Mentre si attende di capire quale sarà il prossimo orizzonte di questa crisi complicatissima i lavoratori restano quindi in attesa del proprio destino, che oscilla tra la ricollocazione in altri siti del gruppo e la permanenza alla Spezia per svolgere le demolizioni non funzionali al gruppo a carbone o per predisporre l’impianto al momento in cui verrà nuovamente premuto il tasto on. E insieme a loro, in attesa, c’è un’intera città, provata da anni di annunci e retromarce riguardo al futuro della centrale Enel.

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