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Case di comunità, i sindaci di centrosinistra della Val di Magra: "Serve una rete capillare, ma Asl ci snobba" - Citta della Spezia
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"così si sprecano i soldi del pnrr"

Case di comunità, i sindaci di centrosinistra della Val di Magra: “Serve una rete capillare, ma Asl ci snobba”

La manifestazione in difesa dell'ospedale San Bartolomeo e della gestione pubblica della sanità

“La nostra provincia già nel 2017 in una classifica redatta dal quotidiano Il Sole 24 ore, ci poneva all’ultimo posto tra tutte le 110 province italiane. Il progressivo sfaldamento della nostra sanità territoriale ci ha fatto toccare con mano il depotenziamento dei servizi di base che rappresentavano un filtro verso il ricorso indiscriminato alle cure ospedaliere e una risposta alla fuga dei nostri cittadini verso altre Regioni o verso il privato per accedere ai servizi di prevenzione, evitando le lunghe liste d’attesa. La missione 6 del Pnrr introduce, tra le altre novità, le cosiddette Case di Comunità come modello organizzato che rende concreta l’assistenza di prossimità per un certo numero di cittadini appartenente a un territorio: luoghi fisici, facili da raggiungere e il più possibile vicini ai cittadini, per entrare in contatto rapidamente con il sistema di assistenza sanitaria e socio sanitaria. Un’occasione unica per riorganizzare e rendere capillare il servizio sanitario provinciale anche in considerazione della anzianità della popolazione e delle caratteristiche morfologiche del territorio. Il piano appena presentato dalla Regione nell’ambito della Missione 6 del Pnrr per la nostra provincia e in particolare per la nostra Val di Magra, su quell’argomento invece prevederebbe la semplice «ristrutturazione» di due case della salute già presenti e attive sul territorio, seppure con servizi ridotti (Sarzana e Luni)“. Esordiscono così i sindaci di Arcola, Monica Paganini, di Ameglia, Umberto Galazzo, di Santo Stefano, Paola Sisti, di Castelnuovo Magra, Daniele Montebello, di Luni, Alessandro Silvestri, e di Vezzano Ligure, Massimo Bertoni, in un lungo intervento sul tema dell’utilizzo delle risorse per la ripresa in ambito sanitario.

“In linea con la missione del Pnrr e numerosi studi di associazioni e autorevoli membri della comunità scientifica, le case di comunità dovranno garantire un servizio di medicina di prossimità e assistenza territoriale interamente pubblico, con estensione dei servizi di prevenzione e prime cure sempre più vicini al cittadino e diffusi nel territorio. Negli ultimi mesi un susseguirsi di incontri tra i sindaci del Distretto sociosanitario 19, capofila Comune di Sarzana, hanno focalizzato l’attenzione sulla possibilità di individuare sedi di proprietà pubblica per una ricognizione a livello di Val di Magra, dei luoghi nei quali insediare case di comunità di primo e di secondo livello. A parte la scontata disponibilità delle sedi di Sarzana e Luni, che riconosciamo essere due presidi da rinforzare, abbiamo dato un ulteriore contributo ricognitivo – proseguono i sindaci della Val di Magra alla guida di amministrazioni di centrosinistra – che potesse dare una risposta ai 25mila abitanti della sponda destra del Magra, individuando ben due nuove sedi pubbliche utilizzabili nel Comune di Arcola: una al confine con Vezzano e Santo Stefano, un’altra al confine con Lerici e Ameglia. Né da parte del Distretto né da parte di Asl abbiamo ricevuto alcuna considerazione ma anzi, venerdì abbiamo appreso con amarezza che di fatto in Val di Magra, che conta quasi 70 mila abitanti, le case di comunità individuate per il progetto Pnrr da parte della Regione, non sono altro che le due case della Salute già esistenti: a Sarzana e a Luni. Dove è il ruolo pro attivo del Distretto e di Asl nel proporre una progettazione di capillarità del servizio sanitario rinforzata, efficace, efficiente, secondo i fabbisogni “platealmente riscontrabili”?, domandano i primi cittadini.

“Vogliamo un progetto di Case di comunità realmente diffuso che riporti al centro la medicina preventiva, la diagnosi pre e post operatoria, le cure domiciliari, la presa in carico delle cronicità e delle malattie mentali, la medicina d’iniziativa, i servizi infermieristici, il punto prelievi, i programmi di screening, il Cup, l’integrazione con i servizi sociali comunali, l’accesso sette giorni su sette in un luogo di prossimità facilmente raggiungibile e diffuso in modo da fornire risposte efficaci ed efficienti in tempi rapidi. Per attivare questi servizi abbiamo bisogno di più Case di comunità, abbiamo bisogno che i fondi del Pnrr siano spesi bene, abbiamo bisogno che la Regione partecipi con finanziamenti aggiuntivi ad un disegno complessivo di rafforzamento della sanità pubblica su tutto il territorio della nostra provincia. Poiché le Regioni hanno assunto un ruolo strategico e concorrente in materia di sanità nella pianificazione strategica e nella risposta ai bisogni della popolazione, dobbiamo pretendere che la nostra Regione abbandoni la tentazione di cedere alla logica del profitto a discapito del servizio pubblico. Anche il presidente della commissione speciale Next generation Eu della Regione Liguria, ha rimarcato che il progetto della Regione vanifica lo stesso intendimento del Pnrr di potenziare la capillarità dei servizi sanitari territoriali, che proprio durante la pandemia venivano richiesti trasversalmente come necessari e fondamentali per ricostruire il nostro sistema sanitario pubblico. “La sanità più vicina ai cittadini” è un appello che dobbiamo amplificare e come Comune siamo pronti in ogni sede a farci portatori di questa necessità”, concludono Paganini, Galazzo, Sisti, Montebello, Silvestri e Bertoni.