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Sono state inserite invece le rinnovabili

Enel non inserisce il turbogas spezzino nel Capacity market 2024. Si va verso l’addio al progetto?

Il fotoinserimento della nuove centrale a turbogas (Enel)

Mentre le notizie che giungono dall’Est Europa gettano ombre lunghe sul mercato dell’energia dei prossimi anni, Terna ha bandito come previsto l’asta per il Capacity market 2024. E la notizia, per gli spezzini, è che Enel non ha inserito nella partita l’impianto a turbogas proposto a Vallegrande, mentre La Spezia compare per una piccola quantità di energia (21 MW) che sarà garantita da batterie e accumulatori.
Questo potrebbe significare che Enel sta pensando di rinunciare alla realizzazione di una nuova centrale in riva al Golfo oppure, più semplicemente, che l’azienda ritiene che lo stabilimento non possa andare in funzione entro il 2024. Forse anche memore di quanto accaduto in relazione al Capacity market 2023, per cui sono scaduti i termini per la presentazione delle autorizzazioni proprio mentre la pratica era ferma al ministero. Al contempo ciò che emerge dall’esito dell’asta per il ’24 è che dovrebbero invece essere già operativi gli impianti di pannelli fotovoltaici.

Interpellata per far maggiormente luce sul futuro del progetto spezzino, Enel spiega che in zona “prosegue nel percorso di confronto con le istituzioni territoriali per la definizione dello scenario di futuro sviluppo sostenibile delle aree della centrale, in linea con le necessità di sviluppo di energie rinnovabili e con le aspettative del territorio”. Parole che lasciano la porta aperta a interpretazioni differenti e che devono essere valutate anche nell’ambito del più ampio programma di decarbonizzazione che ha portato a fine dicembre 2021 alla chiusura del gruppo a carbone della Eugenio Montale. Le centrali a carbone saranno infatti sostituite con “nuovi poli energetici costituiti da impianti a fonti rinnovabili, impianti di accumulo e impianti a gas, questi ultimi nella misura strettamente necessaria per mantenere in sicurezza il sistema elettrico italiano”.

Nel dettaglio, Enel si è aggiudicata 12,9 GW su un totale di circa 41,5 GW assegnati da Terna. In particolare si tratta di 10,4 GW di capacità esistente, 1 GW di capacità estera e 1,5 GW di nuova capacità, “che verrà soddisfatta per oltre due terzi da sistemi di accumulo a batterie (Bess) e per la parte restante da impianti rinnovabili nonché dal potenziamento e dal rifacimento di alcuni impianti a gas già in servizio, necessari a garantire l’adeguatezza e sicurezza del sistema elettrico nazionale”, come stabilito dal gestore della rete elettrica.

E’ da sottolineare che nella quota di produzione a gas Enel non ha inserito, oltre alla Spezia, anche Civitavecchia e Brindisi, ovvero tutti i progetti di peaker gas derivati da riconversione delle centrali a carbone. Il progetto spezzino ha già svolto la Via ed era stato ammesso al Capacity market 2023, salvo poi non ottenere l’autorizzazione entro i tempi previsti. E secondo gli osservatori di Quotidiano energia “il fatto che Enel non abbia ripresentato il progetto ligure per il 2024 sembra certificarne il definitivo accantonamento. Anche perché ormai l’impianto a carbone è stato chiuso e l’opposizione locale al gas è molto forte”.
Una lettura simile viene fatta per Civitavecchia dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che esulta: “Nessuna riconversione a gas della centrale Enel di Civitavecchia. Enel ha ascoltato il territorio e, considerate le esigenze aggiornate del sistema elettrico nell’area, non ha candidato l’impianto di Civitavecchia all’asta di Terna per il Capacity market. Il risultato è definitivo”.

Non si spinge avanti la politica ligure, né quella spezzina, che sull’argomento non ha ancora espresso nessuna opinione. La domanda che sorge spontanea è: quale sarà quindi il destino dell’area (che non può essere interamente sacrificata a distese di pannelli fotovoltaici) e quale quello dei lavoratori? Nelle ultime settimane i 70 dipendenti diretti hanno avviato un confronto con l’azienda per l’impiego nella messa in sicurezza e nella dismissione (fasi che potrebbero coinvolgere anche i 50 lavoratori dell’indotto), ma per alcuni scatteranno le ricollocazioni presso altre centrali del gruppo Enel.

L’incertezza rimane. Sia per le questioni industriali ed energetiche, legate a un contesto che va anche ben al di là delle aspettative cittadine, sia per i livelli occupazionali, che dalle 400 persone impiegate nel 2015 rischiano di scendere a zero nel giro di 10 anni.

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