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Possibile lo stanziamento di fondi per la bonifica dei siti orfani

Area ex Ip, si continua a cercare un acquirente. Da luglio le chance aumentano, proprio come hanno fatto i costi per la bonifica

La suddivisione in distretti dell'area ex ip

Resta avvolto nell’incertezza il destino dell’area ex Ip, l’immensa superficie che ha ospitato per oltre settant’anni la raffineria Shell, chiusa nel 1985, e che una decina di anni fa vide l’inaugurazione del principale compendio immobiliare, rappresentato dal centro commerciale Le Terrazze. Nei quasi trent’anni intercorsi tra la fine della produzione e il nuovo inizio si sono susseguite le cause tra i nuovi proprietari di Immobiliare Helios ed Eni, ultima proprietaria dell’impianto e pertanto “inquinatore” che avrebbe dovuto accollarsi i costi della bonifica. La somma venne infine riconosciuta per un valore di circa 10 milioni di euro e nel frattempo si sollevavano piano dopo piano gli insediamenti produttivi di Via Fontevivo e Via Taviani. Anche dopo l’apertura del centro commerciale la bonifica è proseguita e ha interessato all’incirca l’80 per cento dei 635.149 metri quadrati, ma i costi si sono rivelati sempre più elevati tanto da spingere Immobiliare Helios a chiedere che Eni riconoscesse altro denaro, ma ogni tentativo è stato vano, ogni causa respinta. Così la bonifica si è fermata, portando il Comune della Spezia a richiedere l’escussione della fidejussione di circa 8 milioni depositata all’uopo, mentre la proprietà è andata incontro a un destino inevitabile, quello del concordato.

Nella fattispecie si tratta di un concordato liquidatorio e l’area ex Ip è da tempo in vendita, ma il valore prudenziale stimato di poco superiore ai 55 milioni è ritenuto troppo elevato dal mercato e ha tenuto lontani possibili acquirenti nonostante siano stati approvati piani che prevedono la realizzazione di 122.347 metri quadrati di superficie utile lorda, tra edilizia commerciale e residenziale.

Nel 2021 uno dei creditori ha chiesto al Tribunale di Milano di dichiarare il fallimento di Immobiliare Helios, ma il foro lombardo ha respinto l’istanza considerando che la scadenza del concordato non sia troppo lontana (30 giugno 2022) e che nel frattempo qualche acquirente potrebbe farsi avanti. L’impressione, però, è che prima del fallimento e quindi dell’abbassamento del prezzo, se non addirittura dello spacchettamento dell’area, difficilmente ci saranno offerte in grado di avvicinare i 55 milioni di euro. Anche perché bisogna sempre tenere presente che c’è sempre da completare la bonifica e che anche su questa operazione c’è una guerra di costi. Secondo i periti della proprietà l’intervento cuberebbe complessivamente una spesa di poco superiore ai 5 milioni di euro, secondo quelli incaricati dai liquidatori l’importo ballerebbe tra i 12 e i 13 milioni di euro. A far lievitare la stima ci sono diversi fattori come le nuove normative, la necessità di una nuova caratterizzazione, che si rende necessaria visto il tempo trascorso dall’interruzione della bonifica, e la spesa per il conferimento delle terre, dovendo individuare una nuova destinazione.

Come detto, la possibilità che si faccia avanti un acquirente potrebbe concretizzarsi dopo la scadenza del concordato, ma se le trattative non andranno in porto Palazzo civico è pronto a sostituirsi al privato nelle operazioni di bonifica a partire dal 2023, portando a termine l’escussione della fidejussione, contro la quale si è opposta Immobiliare Helios, e sperando anche in un contributo regionale.

“Gli 8 milioni potrebbero non essere sufficienti – sottolinea l’assessore all’Ambiente, Kristopher Casati – e a questa somma si potrebbe contare sullo stanziamento della Regione per la Bonifica dei siti orfani. Siamo il terzo Comune, dovremmo poter essere assegnatari di risorse. Servirà rifare un nuovo progetto di bonifica anche per quantificare con precisione i costi, ma confido che con il contributo regionale si possa portare a termine l’intervento”.

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