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"Non si vende il Paradiso", attivisti a Porto Venere per il consiglio sul giardino pantesco - Citta della Spezia
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“Non si vende il Paradiso”, attivisti a Porto Venere per il consiglio sul giardino pantesco

Si sono dati appuntamento fuori da palazzo civico quando le ultime luci della giornata stavano iniziando a perdersi nelle tenebre, desiderosi di non mancare all’atteso consiglio comunale sulla vicenda del giardino pantesco, l’area di Via della Crocetta a Porto Venere in vendita che ha stimolato la protesta di decine di associazioni ambientaliste, fino ad una petizione che sulla piattagorma Change.org sta raggiungo le 40mila firme. “Non si vende il paradiso” è il titolo della raccolta firme che ritroviamo nello striscione che accompagnava l’arrivo degli attivisti, giunti nel borgo una mezz’ora prima dell’inizio della seduta che si annuncia partecipata e potenzialmente piuttosto vibrante. L’area fu acquistata dal Comune di Porto Venere nel 1982 ed è tornata in vendita, su decisione dell’attuale amministrazione che ha bandito un’asta pubblica con scadenza delle offerte al 29.01.2022. “Senza fare menzione di un elemento di notevolissimo valore, ovvero quel “muro a secco semicircolare ciclopico” (da qualcuno rinominato “Giardino pantesco“), manufatto unico nel suo genere, per dimensioni e tecniche costruttive finalizzate alla resistenza ai forti venti di Libeccio e Maestrale, che da solo varrebbe un regime di stretta tutela, anche per i secolari olivi al suo interno le cui chiome modellate dal vento formano un perfetto connubio con le pietre magistralmente disposte – si legge nel testo che accompagna la petizione -. Il tutto derubricando a vegetazione infestante la meravigliosa macchia mediterranea e la gariga, habitat di pregio tutelati dall’Unione Europea tramite il Sito di Interesse Comunitario. Riteniamo increscioso che si metta in vendita una porzione così strategica del territorio, di notevole valore identitario, quando invece una amministrazione avveduta e lungimirante ne farebbe tesoro, ricercando forme di gestione che dovrebbero derivare direttamente dai principi istitutivi del Sito Unesco e delle aree protette in cui ricade l’area”.

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