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Dalla Giornata della memoria un appello per la pace e la fratellanza tra i popoli

di Paolo Galantini

Generico gennaio 2022

Il 27 Gennaio 1945 i Soldati dell’Armata Rossa liberavano il campo di sterminio nazista di Auschwitz,
scoprendo la piu’ orribile delle tragedie.

Milioni di esseri umani, assurdamente discriminati in virtu’ di farneticanti teorie razziali, vi erano stati deportati da ogni angolo della nostra civile Europa, per essere ridotti a schiavi del Terzo Reich e quindi annientati nelle camere a gas ed infine bruciati nei forni crematori, appositamente progettati e realizzati nell’ambito della pianificazione dello sterminio di massa.

Ricordare queste pagine della nostra Storia è un imperativo che deve fluire spontaneamente dalla coscienza di ogni essere umano e quindi un dovere civile a cui ci richiama in particolare la nostra Costituzione Repubblicana.

Forse però mai come quest’anno sentiamo che la pace è messa in discussione e quindi in pericolo dai venti di guerra che si profilano nello scenario ucraino e allora,
se vogliamo trarre fino in fondo il senso più profondo della lezione che ci proviene dagli orrori delle guerre in generale e della seconda guerra mondiale in particolare,
non dobbiamo assistere passivamente a quanto si sta profilando, rassegnandoci anticipatamente all'”inevitabilità degli accadimenti”, che tutto sono, per l’appunto, meno che ineludibili.

Occorre piuttosto far pervenire a coloro che esercitano le responsabilità di indirizzo politico e di governo il più vasto e partecipato appello per la pace dei Popoli, già ampiamente e duramente provati dai lutti della pandemia e dalla conseguente gravissima crisi economica, sociale ed anche educativa che attraversa le nostre società.

Si avvii e si intensifichi perciò il dialogo con la Russia, riconoscendone positivamente il tratto europeo, descritto ed approfondito da secoli di contatti e di interscambi di ogni tipo, da quelli culturali a quelli commerciali, con particolare riferimento a quelli artistici, che hanno il pregio di farci percepire distintamente quanto i nostri animi siano profondamente accomunati e perciò autenticamente legati.

Anziché minacciarla militarmente, rispondendo a logiche tipiche della Guerra Fredda, che con la caduta della “Cortina di ferro”, la riunificazione tedesca, la dissoluzione dell URSS e il venir meno del Patto di Varsavia , in molti pensavano e speravano di essersi lasciati alle spalle, si abbiano la volontà, il coraggio e la determinazione volte ad evitare ogni strappo, impegnandosi tutti in un dialogo costruttivo, fondato sul reciproco rispetto e finalizzato a preservare il nostro continente da ogni insensato conflitto.

Tra i Soldati dell’Armata Rossa che 77 anni fa entrarono ad Auschwitz vi erano, tra le varie appartenenze, Russi ed Ucraini impegnati strenuamente a difendere e a combattere fianco a fianco per la sopravvivenza,
l’autonomia e la libertà della Patria comune che il nazismo voleva abbattere e cancellare.

Sarebbe assurdo che oggi Russi e Ucraini prendessero le armi per combattersi vicendevolmente,
con il rischio concreto di far precipitare l’Europa e il mondo in un conflitto che potrebbe avere esiti catastrofici per l’intera umanità,

Ciascuno si prodighi pertanto, secondo capacità e possibilità, affinché questo rischio venga azzerato e si possa traguardare congiuntamente un orizzonte di pace a cui tendere tutti assieme, riconoscendoci e
rispettandoci gli uni e gli altri come parti comuni di quell’unico tessuto che è costituito dall’Umanità.

Prof. Paolo Galantini

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