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Il preside: "Scuola 'fai da te'? Sarebbe il caos" - Citta della Spezia
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L'intervista

Il preside: “Scuola ‘fai da te’? Sarebbe il caos”

Continua il viaggio di Cds nel mondo dell'istruzione spezzina con Michele Buongiovanni, dirigente scolastico di ISA 4 che include tutte le scuole di Piazza Verdi: "Invito tutti a seguire le regole in modo serio ricordando il valore aggregante dell'istituzione scolastica".

Scuole vuote, corridoi fantasma. E i capannelli dei genitori davanti all’ingresso sono solo un lontano ricordo. Con la ripresa delle lezioni dopo le vacanze di Natale, lo scenario scolastico
spezzino è da post apocalisse. E altrove non è diverso, tra presidi che chiamano in cattedra i genitori per sostituire gli insegnanti assenti per Covid, e “vip” che organizzano la scuola a casa per evitare altre quarantene. Quello che più sta facendo discutere in queste ore, riguarda proprio quest’ultimo approccio “fai da te” che non ha nulla a che vedere con le agognate guarigioni e gli isolamenti forzati. Tra gli assenti, infatti, non ci sono solo coloro che sperano in un tampone negativo per tornare sui banchi (la stragrande maggioranza, a onor del vero), ma anche chi ha scelto di non andarci proprio a scuola, anche se scoppia di salute. Per capire come mai la scuola per alcuni non sia più un bene irrinunciabile, ci siamo rivolti a Michele Buongiovanni, dirigente scolastico ISA 4, istituto comprensivo che include tutte le scuole di Piazza Verdi alla Spezia.

Qual è il suo pensiero rispetto a quei genitori che hanno deciso di non mandare i figli a scuola pur non avendo problemi di salute?
“Posso capire la paura delle famiglie soprattutto per chi ha persone anziane o fragili a casa. Capisco quindi le scelte di prudenza dato che il livello di contagiosità di questa variante è molto alto. Ma la scuola è aperta, e noi tutti, docenti e allievi, dobbiamo rimanere a fare scuola. Garantire la didattica in presenza, che ha dei vantaggi innegabili soprattutto per i più piccoli, è il nostro obiettivo. La scuola è un luogo sicuro, per quanto può essere sicuro oggi qualsiasi luogo frequentato da più persone, anche grazie ai bambini e ai ragazzi che hanno sempre avuto un comportamento molto
corretto. Il mondo scientifico ha assunto posizioni diverse rispetto alla riapertura dopo la pausa natalizia.

C’è chi sostiene che il rientro a scuola potesse essere posticipato di un paio di settimane, da recuperare poi da metà giugno. Cosa ne pensa?
“Poteva avere senso in effetti. In queste due settimane c’è stato un aumento vertiginoso dei contagi, aumento prevedibile data la variante Omicron e il periodo dell’anno. Posticipare il ritorno sui
banchi poteva essere praticabile come scelta, anche se con qualche difficoltà”.

Com’è la situazione nelle scuole spezzine oggi?
“Ad oggi sono 250 i casi Covid in età scolare comunicati da Asl. Fino a qualche settimana fa c’era una coordinazione perfetta tra Asl e Scuola rispetto alle segnalazioni dei contagi e al rientro dopo la guarigione. Ma ora con questo surplus di casi si è creato una specie di tilt operativo, anche a causa del nuovo protocollo del D.L del 7 gennaio che non ha tenuto conto del grande numero di contagi.

Quali sono le linee guide dettate dal nuovo protocollo?
Esistono regole diverse in base alle scuole. All’infanzia con un caso positivo si va in quarantena. Alla primaria in presenza di un caso positivo la classe fa un tasting a tempo 0 e uno a tempo 5, cioè
uno subito – anche se c’è una latenza di 48 ore, dal momento in cui la scuola viene a conoscenza della positività e l’Asl contatta la famiglia per il test – e un altro dopo 5 giorni. Alle medie e
superiori, con un positivo scatta l’auto sorveglianza (FFp2 per 10 giorni), con due positivi vengono a scuola solo i vaccinati e si fa una didattica mista, in presenza e contemporaneamente a distanza. Una didattica, questa, complicata da applicare per il docente che dà un occhio alla classe e uno al monitor. Con il terzo positivo, infine, si va tutti in dad. Capisco le buone intenzioni del Governo. La logica è quella di garantire il più possibile la didattica in presenza per evitare che alla prima positività alla primaria e secondaria ci sia subito la quarantena, ma con questo numero di contagi elevati il lavoro che grava sulla scuola è enorme.

Cosa fa esattamente la scuola rispetto al rapporto con Asl?
“Ci occupiamo della fase di screening, riceviamo dalle famiglie le comunicazioni di positività e le trasmettiamo ad Asl per accelerare i tempi anche del rientro a scuola. È un lavoro senza sosta, ed è assurdo che competa alla scuola. Abbiamo oneri e responsabilità che non ci dovrebbero riguardare, ma lo facciamo per accorciare i tempi e perché le famiglie subiscano il minor disagio possibile. Se ci aiutassero con protocolli meno complessi da attuare e misurati alle forze in campo, saremmo facilitati. Ricordiamoci infatti che oltre ai ragazzi – ad oggi abbiamo il 20% in meno di studenti –c’è anche il personale scolastico. In questo momento ci sono 20 insegnanti a casa malati. Non è banale far fronte a questa situazione, però resistiamo senza paura.

Con lo sforzo che sta facendo la scuola oggi, non frequentare, per chi può, appare un po’ come uno schiaffo.
“In questo momento non dobbiamo farci prendere dall’emotività. Dobbiamo essere di esempio per i nostri ragazzi e valutare i problemi e i rischi con grande senso di equilibrio. Se ci viene detto che il ritorno a scuola deve essere fatto secondo determinati criteri, bisogna adeguarsi. Se ognuno agisce a modo proprio è il caos. L’autorità scolastica va rispettata, tanto più in una fase così delicata a livello sociale. Invito tutti a seguire le regole in modo serio ricordando il valore aggregante della scuola, mentre la scuola “fai da te” rappresenta un grosso rischio perché genera una frammentazione della società. Ringrazio i genitori che stanno alle regole e si sottopongono alle quarantene perché dimostrano di avere un senso civico altissimo accettando misure, magari discutibili, nel rispetto di tutti”.

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