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Il soggiorno dell'ex diva del cinema muto Francesca Bertini alla Spezia - Citta della Spezia
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Il soggiorno dell’ex diva del cinema muto Francesca Bertini alla Spezia

Francesca Bertini

L’articolo su Lyda Borelli apparso domenica nella rubrica “Una storia spezzina” ha suscitato a Sandro Bertagna, ex Sindaco della nostra città, un interessante ricordo che ci ha mandato e che noi volentieri pubblichiamo.

Da ragazzo ho conosciuto l’altra diva assoluta del muto, Francesca Bertini. Erano, lei e Lyda Borelli, le due star più note dell’epoca.
Quando ero alle superiori, per qualche anno, durante il periodo estivo, facevo il giornalaio.
In Piazza Verdi, lato mare di fronte al Palazzo degli Studi, c’era il fondo/edicola del signor che mi assumeva nei mesi di Luglio ed Agosto. Entravo nel negozio alle 10 del mattino e ci stavo ininterrottamente fino alle 18 quando lui ritornava dal mare con la famiglia e mi dava il cambio. Si può ben immaginare la noia. Poi, al pomeriggio sembrava di stare in un forno crematorio. Erano pochi soldi, ma anche se pochi in casa servivano.
Non ricordo con esattezza l’anno, ma penso fosse il ’59 quando lì conobbi la Bertini. Era alloggiata al Jolly Hotel (l’albergo di fronte al Comune che ora si chiama NH) e vi stette una decina di giorni. Tutte le mattine, sul far del mezzogiorno veniva nel negozio-edicola e confidando nella mai disponibilità sfogliava tutti i quotidiani e le riviste uscite. Mentre io vendevo i giornali ai numerosi clienti, lei li sfogliava e poi li appoggiava aperti e “spaparanzati” sul bancone laterale. Naturalmente, io dovevo poi riassettare il tutto, ripiegarli e riporli al loro posto. Questo perché dal primo giorno si presentò a me con fare fatale e risoluto chiedendomi se sapessi chi lei era. Al mio cenno negativo ebbe quasi un gesto di repulsione e meraviglia. Qualcuno, un insignificante ragazzotto di provincia non la conosceva! Allora mi raccontò cotanta donna fosse. Anzi, non donna bensì diva divina. In realtà la cosa che mi intenerì e mi commosse era il suo stato: assai misero e trasandato. Dalla foggia i suoi abiti tradivano un’antica eleganza di decenni precedenti, ma stinti, stazzonati e sdruciti. Le scarpe, forse un tempo preziose, erano in pietose condizioni. Anche il trucco era eccessivo su quelle rughe devastanti. Rimaneva invece nell’eloquio e nei gesti la gran diva che fu. Povera vecchina, mi faceva tenerezza e compassione assieme. Alloggiava al Jolly ma era in condizioni di miseria. o almeno così mi appariva.
I giornali e le varie riviste le sfogliava tutte leggendo solo i titoli ma non ne comprava uno. Finché, dopo qualche giorno, con grande gioia trovò un articolo che la riguardava. Se ben ricordo era la Nazione che dava la notizia del suo soggiorno alla Spezia. Mi chiese di metterne da parte una decina di copie che poi sarebbe tornata ad acquistare dopo aver fatto colazione. Infatti così avvenne, ma per lei, così piccola e minuta era un problema portare quel peso. Le feci la cortesia di portarli io all’albergo dato che mi aveva già pagato il prezzo complessivo. Ritornò, per qualche mattina ancora. Mi raccontò qualche episodio della sua vita. Ricordo che mi diceva di essere stata moglie del gioielliere Cartier e di avere vissuto con lui a Parigi.
Poi sparì. Che cosa fosse venuta a fare qui alla Spezia non me lo disse mai, né io a lei l’ho mai chiesto. Forse per discrezione o rispetto. In compenso mia nonna Pina andò in visibilio quando le dissi che avevo “frequentato” la grande Francesca Bertini. Mi disse che erano coetanee. Ma l’una era la diva del cinema mentre mia nonna, a me carissima, invece puliva e lavava tutti i santi giorni il pavimento del Cinema Marconi.

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