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Nuovo ospedale, tutti i guai del partenariato pubblico-privato

Framura, spiaggia di Porto Pidocchio, mareggiata (2016) (foto Giorgio Pagano)

Sul nuovo Ospedale del Felettino ho atteso, dopo aver letto del “via libera del Governo alla Regione” sul progetto di partenariato pubblico-privato, che terminassero di sfilare le bande e le fanfare.
Come è noto, la Regione, dopo la rescissione del contratto con l’impresa Pessina, ha riavviato l’iter per il finanziamento del nuovo Ospedale attraverso appunto il partenariato pubblico-privato, sostenendo di non avere più a disposizione le risorse pubbliche sufficienti. Peccato che abbia rinunciato a utilizzare i 24 milioni di euro stanziati dallo Stato per il Felettino, preferendo spenderli per opere di edilizia sanitaria in altre ASL liguri. Per la cifra mancante sarebbe bastato un mutuo agevolatissimo, con tassi di interesse assai prossimi allo zero, con la Cassa Depositi e Prestiti, con cui la Regione ha siglato un protocollo di intesa. Ma evidentemente la scelta del privato aveva motivazioni troppo forti per essere scartata. A quel punto la Regione ha inviato la sua proposta di procedura al Governo. L’analisi è stata compiuta dal Comitato istituzionale di gestione e attuazione degli Accordi Stato-Regioni (CIGA), che ha acquisito il parere del Ministero delle Finanze e del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si è avvalso dell’Ispettorato della Ragioneria Generale dello Stato. Non ho ancora potuto leggere né il Piano Economico Finanziario presentato dalla Regione, né il parere del CIGA -perché ancora non sono stati resi pubblici-, ma ho letto il parere del DIPE (58 pagine).

L’analisi è davvero severa, e invita la Regione a corposi cambiamenti della procedura. Riporto una tra le tante indicazioni: “Lo schema di convenzione prevede che il riequilibrio del Piano Economico Finanziario avvenga con riferimento al TIR (Tasso Interno di Rendimento) degli azionisti, che è calcolato con riferimento al flusso dei dividendi, la cui distribuzione risente delle scelte discrezionali dell’operatore economico. Si suggerisce di modificare tale clausola prevedendo che il riequilibrio avvenga con riferimento al TIR di progetto”. Il TIR è l’indice di rendimento dell’opera da realizzare. Quello degli azionisti si usa nel caso dei progetti di partenariato pubblico-privato in cui c’è una tariffazione diretta dell’utenza -per esempio i parcheggi- che consente il recupero dell’investimento da parte del partner privato azionista. Ma per gli ospedali, in cui non c’è la tariffazione diretta e tutto dipende dal canone che la pubblica amministrazione deve versare al privato, va scelto il TIR di progetto, che garantisce la pubblica amministrazione da comportamenti scorretti del privato o da contenziosi. In sostanza: il Governo non ostacola la costruzione dell’opera né indica altre procedure, ma raccomanda i modi per riformulare le valutazioni della Regione. Il Coordinamento provinciale di Articolo uno, che ha anch’esso studiato il parere, ha scritto: “Sembrerebbe che la manovra finanziaria sia stata scritta dagli azionisti del partner privato anziché dalla Pubblica Amministrazione regionale”. Ho avuto la stessa impressione. Spero non sia così, e che in realtà la procedura, che presenta così tanti rischi per la Regione e quindi per noi cittadini, sia solo il frutto della inadeguatezza culturale della dirigenza della Regione e dei suoi consulenti.

Tutte le 58 pagine del DIPE sembrano una “riscrittura” correttiva e migliorativa del Piano Economico Finanziario, per limitare il margine di manovra del privato a vantaggio dell’interesse pubblico e della legittimità degli atti. Almeno così si intuisce, dato il Piano non è stato, come detto, reso pubblico. Ma è evidente che negli uffici della Regione e dell’ASL5 c’è ora molto da lavorare.
Al punto in cui siamo, sarebbe bene che la Regione tornasse indietro e scegliesse di costruire l’Ospedale solo con risorse pubbliche, come è del tutto praticabile. Se invece conferma di volere il privato, non può volerlo ad ogni costo: almeno rifletta sulle sollecitazioni e segnalazioni dei rischi che riempiono le 58 pagine redatte dal DIPE. Altrimenti il nuovo Ospedale non lo avremo mai, perché ci sarebbero intoppi e contenziosi. Se proprio al privato non vuole rinunciare, limiti il più possibile il suo ruolo ed eviti un carico insostenibile per il bilancio dell’ASL 5 per 25 anni, che porterebbe al disastro della sanità pubblica spezzina. La procedura regionale propone infatti di affidare i servizi non sanitari al privato con un canone per l’ASL5 di 14,8 milioni l’anno. Già oggi l’ASL5 versa in condizioni di drammatico sottofinanziamento da parte della Regione, ben al di sotto di quanto viene erogato alle altre ASL liguri. Il canone previsto sarebbe la mazzata finale La Regione ha voluto infilarsi in un bel pasticcio. Auguriamoci che l’Ospedale si faccia presto e bene. Ma continuiamo a farci sentire: società civile e assemblea dei Sindaci della ASL 5. I Sindaci nella sanità contano poco, è vero: ma dovrebbero dotarsi di propri esperti ed esercitare un ruolo di controllo a tutela dei cittadini che rappresentano.

Framura (2016) (foto Giorgio Pagano)

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Sui temi trattati in questo articolo rimando ai tre articoli di questa rubrica pubblicati il 20 e il 27 dicembre 2020 e il 3 gennaio e il 28 marzo 2021; e all’intervento di Pierangelo Canessa pubblicato nella newsletter La Voce del Circolo Pertini del 28 febbraio 2021, leggibile su www.associazioneculturalemediterraneo.com Dedico l’articolo di oggi a Mario Sanna, alla sua famiglia e a suo figlio Filippo, morto a 22 anni nel terremoto di Amatrice. La sua storia mi è stata raccontata dall’amico Carlo Perazzo. Mario da anni combatte in modo nonviolento per le ingiustizie legate a quella storia, una tipica storia italiana, in cui i familiari vengono abbandonati da uno Stato colpevole. Se, a detta dello stesso Commissario Straordinario Farabollini, un terremoto di grado 6.2 non può far crollare così le case, significa che lo Stato non ha fatto ciò che sapeva e che doveva fare. L’anno scorso, con uno sciopero della fame, Mario ha ottenuto che la discriminazione tra “proprietari” e “inquilini” terremotati fosse superata, creando un precedente fondamentale e vincendo una battaglia di giustizia di cui tutti noi oggi e nel futuro potremo beneficiare. Oggi sta scioperando nuovamente perché nuovamente la politica è sorda alle richieste di giustizia di cui si fa portavoce: per l’ennesima volta la promessa di istituzione di un fondo economico statale per i familiari delle vittime dei terremoti de L’Aquila e Amatrice non è stata mantenuta. Anche il celebratissimo Draghi, nonostante l’impegno pubblico preso stingendo la mano a Mario, l’ha tradita. Sono passati più di cinque anni e ai familiari delle vittime di tutti i miliardi stanziati -tra l’altro per una ricostruzione che ha ritardi mostruosi- non è arrivato nulla. La deduzione è semplice e inevitabile: le cose valgono più delle persone. Invitando tutti a seguire i canali media di Mario Sanna per comprendere la sua battaglia e sostenerla (https://www.facebook.com/ilsorrisodifilippo/ https://www.facebook.com/solocontrolostato https://www.youtube.com/channel/UCOSVg1tZRQTq9c2pHBn5B-Q ), questa dedica rappresenta il tentativo di dire che questa storia va ben oltre il terremoto di Amatrice e la tragedia di quei morti, e si inserisce in un processo di produzione di morte che l’ipermodernità capitalista porta avanti in modo sempre più violento. Mario ci apre gli occhi su tutti coloro che quotidianamente vengono sacrificati in nome di un profitto diventato più importante dei diritti che la nostra Costituzione sancisce.

lucidellacitta2011@gmail.com

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