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È stata la mano di Rezza - Citta della Spezia
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Dal blog "fiorinoscritto"

È stata la mano di Rezza

La recensione

7 14 21 28 (foto di Stefania Saltarelli)

Prima o poi si dovranno scrivere gli annali del teatro spezzino. Sono sempre molto interessanti e spesso saporiti, i fatti storici che hanno avuto, come teatro, i teatri spezzini. Penso a Eleonora Duse, che attorno al 1870, appena bambina, debuttava al Teatro delle Varietà, una modestissima arena coperta da una tettoia in legno, nell’area dell’attuale via Rosselli. Alla mega rissa, narrata da Giancarlo Fusco, avvenuta nel 1931 tra ufficiali e borghesi durante il secondo atto di Luci sul fondo, al teatro Politeama di piazza Verdi, demolito pochi mesi dopo. Al Poema alato declamato da Filippo Tommaso Marinetti al Teatro Civico nel 1933, sempre con rissa a scena aperta, scatenata dal tentativo – non apprezzato – del poeta futurista di evocare l’alba sul Golfo tramite versi onomatopeici e “chicchirichì” sonorizzati.

Per poi arrivare al gennaio 2022, sempre al Civico, quando le “alte cariche cittadine”, hanno censurato la bestemmia di Antonio Rezza, in seguito alla prima replica dello spettacolo 7 14 21 28, avvenuta venerdì 14, alla presenza del Vescovo. Cosa poi ci facesse un vescovo a uno spettacolo di Rezza, rimarrà per tutti noi un mistero. Della fede.

Ieri sera, durante la seconda replica, Antonio Rezza, senza uscire dalla maschera, ha saputo aprire la scomoda parentesi proprio nel punto in cui, da copione, avrebbe dovuto bestemmiare – e nel punto del palco in cui aveva bestemmiato. Inutile dire che è stato un momento di grande teatro e, al tempo stesso, un momento di sana politica. Anzi no, è utile dirlo, tanto più se a censurare l’opera d’arte è quell’altra politica, quella con la p rigorosamente minuscola. La stessa che dice di aver preteso che l’artista si debba scusare col pubblico spezzino. Ma è bene informare che se Rezza si è scusato pubblicamente, lo ha fatto per scelta, non per obbligo.

Così come ha scelto di accettare il compromesso della censura – la prima in trentacinque anni di spettacolo, triste primato per la nostra città – e di eseguire le altre due repliche spezzine con la passione e la professionalità di sempre. Ed è stata una fortuna per il pubblico spezzino. Perché 7 14 21 28 – regia di Flavia Mastrella e dello stesso Antonio Rezza, sul palco assieme a Ivan Bellavista – è sempre molto potente e attuale. Lo vidi sei anni fa a Roma e rimasi parecchio colpito. Mentre risale al 2007 la prima volta che vidi Rezza a teatro. Lo spettacolo si intitolava Io. Ricordo che mi ero seduto in prima fila, senza sapere esattamente a cosa avrei assistito. Venne il momento del quiz numerico con uno strano tabellone in velcro ed io, ingenuamente, risposi a quella che, in realtà, si rivelò una trappola.

Da quel momento, a più riprese, fui apostrofato e bullizzato dall’attore romano come «er genio der tabbellone», arrivarono palline di carta sputazzate e, raggiunto il climax, uno spettinamento esteso a tutta la prima fila – bambini compresi – con le stesse mani con cui si era appena stretto i genitali, esibiti pochi secondi prima, dal palco della piazza comunale di Arcevia. Praticamente, un battesimo. Una riflessione ricorrente nel teatro di Rezza è proprio quella sulla prepotenza dei sacramenti. E 7 14 21 28, più di altri spettacoli della coppia Rezza-Mastrella, mette in scena la grottesca e crudele realtà degli abusi sessuali commessi dietro alla tonaca – contro i quali la Chiesa ha finalmente iniziato a prendere provvedimenti molto rigidi – con fare altrettanto grottesco e crudele.

Durante lo spettacolo, Rezza è tornato più volte sulla questione, senza mai uscire dalla maschera, finché a un certo punto, dalla barcaccia, come un petardo, è esplosa la tanto agognata e sfiorata e vilipesa bestemmia. E a bestemmiare, ieri sera, è stato chi scrive. Chi scrive è credente, non bestemmiava da circa sei mesi perché aveva fatto un voto e sarebbe andato avanti benissimo senza, perché sentirsi bestemmiare gli crea malessere. Ma ha pensato bene di farlo, ieri sera, come spettatore, per una questione meramente politica. Per solidarietà all’artista ingiustamente censurato. Che poi atei e agnostici bestemmino molto di più dei credenti, è un altro mistero. Sempre della fede.

Tornando a 7 14 21 28, questa sera è la terza e ultima replica spezzina, nell’inedita versione blas-free. Andare a teatro, in questo paese, era già un atto politico di tutela dell’arte e della bellezza, assai prima della pandemia. Andarci questa sera, è un atto d’amore per la libertà dell’arte.

DAL BLOG “FIORINOSCRITTO”

 

Bibliografia essenziale:

Il gusto di vivere, Fusco G. e Aspesi N., Editori Laterza – Cassa di Risparmio della Spezia, 1985

Storie Leggende Curiosità Misteri della Spezia e dintorni, Della Rosa B., De Ferrari Editore, 1991

Il meglio di Gino Patroni, Longanesi e C. – Cassa di Risparmio della Spezia, 1993

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