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L'opinione dei tecnici

I medici ridimensionano il San Nicolò: “Già oggi il servizio emergenze non è garantito”

Secondo i sindacati è indispensabile rimodulare il servizio "tagliando" il punto di primo intervento in rivera. "Sempre più difficoltoso garantire il turn over del personale in ASL5. Le cure non saranno garantite non solo a Levanto, ma anche nei Pronto Soccorso del Sant'Andrea della Spezia e del San Bartolomeo di Sarzana".

San Nicolò di Levanto

“Voler mantenere a tutti i costi, solo in previsione delle elezioni amministrative, un presidio che non può garantire, già oggi, un servizio di cura in emergenza-urgenza, ingannando i cittadini che comunque, nei casi gravi, devono essere trasferiti, farà in modo che le cure non siano garantite non solo al punto di primo intervento di Levanto, ma anche nei Pronto Soccorso del Sant’Andrea della Spezia e del San Bartolomeo di Sarzana”. E’ l’opinione dell’intersindacale medica di ASL5, firmata da Marco Santini (AAROI EMAC ), Michela Ardini (ANAAO Assomed), Giovanna Messineo (Federazione CISL Medici),  Alessandra Tognoni (CGIL Medici) e Alda Maria Bassi (SNR). Affidano le loro riflessioni di tecnici ad una nota che si inserisce nella diatriba che sta infuocando gli animi sulla utilità del presidio sanitario rivierasco.

“La carenza di medici specialisti riguarda tutto il territorio nazionale e soprattutto quello deputato a garantire i servizi di emergenza. Anche la ASL 5 Spezzina è interessata da questo problema e paga la distanza dalle università e la concorrenza delle Regioni confinanti, che possono permettersi di offrire condizioni spesso apparentemente più attrattive. Succede quindi che molti professionisti, anche quelli che da anni operano in questa ASL, per svariati motivi decidano di andare altrove. Essendo sempre più difficoltoso garantire il turn over, anche grazie a decisioni regionali di centralizzazione dei concorsi, che alla fine hanno solo ottenuto di aumentare i tempi di espletamento delle procedure e di avvantaggiare l’area metropolitana genovese, si è assistito al progressivo depauperamento di personale e al peggioramento delle condizioni di lavoro”.

“Non si possono ignorare i numeri prodotti dal Direttore Generale ed è anche vero che le distanze riguardano tutti i territori della Liguria, non per questo si possono aprire ospedali di facciata che non garantiscono le cure appropriate a discapito dei cosiddetti Hub (DEA e PS) – proseguono -. Il PPI di Levanto deve garantire assistenza di base alla popolazione, deve gestire le cronicità e la richiesta di salute della popolazione con ambulatori, guardia medica, punti prelievi, ecc. ma non può permettersi, allo stato attuale, di impegnare personale di emergenza-urgenza 24 ore al giorno, sottraendolo alla Spezia e Sarzana. La presenza di altro personale medico e il supporto del 118 possono garantire l’inizio delle cure più appropriate prima e durante il trasporto verso un ospedale attrezzato dove operi personale motivato, riposato, competente e formato per la gestione dell’emergenza-urgenza”.

“La situazione di sovraccarico e malcontento, infatti, sta causando un ulteriore allontanamento dei medici dell’urgenza, stremati, che vanno alla ricerca di una situazione lavorativa che consenta di fruire delle ferie, dei riposi, di riprendere a fare formazione e a crescere professionalmente, oltre che ad avere spazi di vita extra-lavorativi normali. Rimodulare i servizi in questo momento diventa purtroppo l’unica soluzione per difendere gli interessi dei cittadini e la sopravvivenza del Sistema Sanitario Locale, auspicando in tempi brevi il potenziamento degli organici con conseguente miglioramento delle prestazioni”.

 

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