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Cento a San Pietro contro la vendita del giardino pantesco. E spunta l'intoppo: mancherebbe un parere della Soprintendenza - Citta della Spezia
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Cento a San Pietro contro la vendita del giardino pantesco. E spunta l’intoppo: mancherebbe un parere della Soprintendenza fotogallery

Il messaggio è uno e uno solo: gli ulivi e il muro a secco che si trovano lungo Via Crocetta, a breve distanza dal Castello Doria, devono rimanere pubblici. A sostenere questa posizione, dietro allo slogan “Non si vende il paradiso”, più di cento manifestanti che si sono riuniti questa mattina sul promontorio di San Pietro sfidando il freddo e, al contempo, approfittando di qualche schiarita che ricordava la bellezza del luogo, per chi l’avesse dimenticata. La messa all’asta da parte del Comune di Porto Venere di un fabbricato dirupato e del terreno che lo circonda è stata infatti giudicata uno scempio da parte di tutti coloro che hanno a cuore il territorio e le testimonianze del suo passato. Quelle chiome scolpite dal vento e quel semicerchio di pietre erette a secco sono infatti il segno della convivenza tra l’uomo e l’ambiente, anche quando questo è poco ospitale. Ne sanno qualcosa le Cinque Terre, divenute famose nel mondo grazie ai loro muri che contengono i terrazzamenti che ospitano i filari di vite. Ne sanno qualcosa anche all’Unesco, dove nel 1997 hanno deciso di inserire le Cinque Terre, Porto Venere e le isole nella lista del patrimonio dell’umanità proprio per questo aspetto, ribadendo in qualche modo il concetto con l’inserimento dell’arte dei muri a secco nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità. Insomma, concetti ben chiari e ben noti, che hanno spinto moltissimi a mobilitarsi contro la vendita del cosiddetto “giardino pantesco”, anche firmando la petizione lanciata online (qui).

La manifestazione di questa mattina è stata promossa dall’opposizione consiliare di Porto Venere, presente in ordine sparso con Fabio Carassale, Francesca Sacconi e Franco Talevi. Presenti anche alcuni rappresentanti della lista Sansa, a partire da Ferruccio Sansa, Guido Melley, Roberto Centi e Francesca Lanznaster, il consigliere regionale del Movimento cinque stelle Paolo Ugolini, Moreno Veschi e Paolo Putrino per Articolo uno, Matteo Bellegoni e Cristiano Ruggia per il Pci, Stefano Sarti e Fabio Giacomazzi in rappresentanza di Legambiente Bernardo Ratti per il gruppo consiliare lericino Siamo il Golfo dei poeti e la Società marittima. Difficile, tra mascherine, cappelli e sciarpe, distinguere altri.

La protesta ha visto alternarsi al megafono alcuni attivisti, che hanno elencato le motivazioni che dovrebbero portare il Comune di Porto Venere a recedere dall’idea di vendita. Tra i presenti intanto ha iniziato a circolare la notizia di un aspetto tecnico che impedirebbe già sin d’ora all’amministrazione comunale di portare a termine l’intendimento, inserito nel Piano delle alienazioni ma divenuto di dominio pubblico solamente grazie all’articolo di CDS sull’asta lanciata dal Comune (qui). I beni in vendita sono infatti suddivisi in due lotti, quello che interessa il fabbricato e l’altro, che riguarda il terreno circostante. Stando a quanto appreso il parere positivo alla vendita della Soprintendenza regionale sarebbe stato concesso solamente per quanto riguarda il fabbricato, non l’intero compendio, compreso in gran parte nell’altro lotto, per il quale mancherebbe il parere della Soprintendenza. E visto quel che gli ulivi e il muro a secco rappresentano sembra assai improbabile che ne venga rilasciato un altro positivo.

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