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Uliveti e fabbricato lungo il sentiero

Rifondazione: “Porto Venere, proseguono le alienazioni del patrimonio pubblico”

"Liquidare un bene è una via di fuga".

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“Si è partiti con Villa Carassale in Palmaria, ceduta con ‘urgenza’ ancor prima che fosse terminato il masterplan voluto da Regione Liguria (e curato dall’architetto Andreas Kipar) ma che appare ancora ben distante dall’essere restaurata. Si è proseguito con la Casa del Capitano, minuscola edificazione del borgo che però vanta un’invidiabile vista, sopra la Grotta Byron e Piazza San Pietro. Si è passati alla ‘valorizzazione’ della Torre capitolare (tramite un bando pressoché ignorato dai tessuto imprenditoriale locale, in quanto pubblicato solo tramite il ‘bando fari’ dell’Agenzia del demanio e assolutamente non pubblicizzato in loco, basti vedere le tre sole domande giunte, di cui una non ammissibile) e alla realizzazione (con contributo pubblico) di un locale cucine presso la Torre Umberto I° in Palmaria, sostanzialmente destinato al solo catering matrimoniale. Questa ad oggi è l’unica attività effettuata in quel luogo, di fatto interdetto ai turisti, con il maldestro tentativo di vendita del ‘frastaglio’ (in realtà un pezzo di congiunzione tra via Colonna, nel borgo, e piazza S. Pietro) in cambio di pochi spiccioli”. Così in una nota la Federazione provinciale di Rifondazione comunista.

“Ora con le festività natalizie – si legge ancora – ecco le nuove, scoppiettanti, sorprese: la vendita di un uliveto (e annesso muro storico) sopra Porto Venere, con annessi ruderi ‘ex cava’, sito proprio nei pressi termine del sentiero n.1 proveniente dal Muzzerone, con splendida vista sul castello Doria e sulla costa, che venne acquistato quasi 40 anni fa dall’ente locale proprio per tutelarne la fruizione pubblica e soprattutto con la ‘valorizzazione’ (ovviamente solo economica) delle scuole elementari di Porto Venere, già convertite a centro di educazione ambientale ed ostello dalle passate amministrazioni e ora anche sede della palestra della borgata. Rifondazione è ovviamente preoccupata e contraria a questo approccio di ‘svendita’ del territorio, che a fronte di modeste entrate, ragionevolmente disperse in breve tempo, ipoteca il destino e la fruizione e le possibilità di utilizzo di un’area a tutti e per sempre. Un’area naturale ed incolta, se armoniosamente inserita in un contesto, è un ‘valore’ naturalistico in primis, ma anche fotografico ed esperienziale per i turisti e genera profitto per tutto il tessuto commerciale, oltre che fondamentale ‘patrimonio’ identitario dei paesani”.

“Liquidare un bene è la via di fuga per chi, come il sindaco Cozzani e la sua giunta, ha dimostrato in questi anni di non essere in grado di avviare o mantenere iniziative pubbliche su quei beni, di favorire startup di imprenditoria locale e giovanile, ed in generale di non aver mai dato il giusto peso al valore ‘immateriale’ dei luoghi, come invece raccomandato dall’Unesco di cui Porto Venere è (e speriamo resti a questo punto) patrimonio. Ci auguriamo che questo infelice capitolo del comune del golfo termini definitivamente, e si torni a guardare al patrimonio collettivo come un bene ‘di tutti’ e non di ‘nessuno'”, conclude la nota.

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