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"probabilmente qualcuno voleva banchettare"

“Piano casa, con altra procedura avremmo avuto far west edilizio”

L'amministrazione lericina respinge gran parte delle osservazioni all'aggiornamento del Puc, comprese quelle che chiedevano di passare dall'articolo 44 della Lr 36 del 1997. Il sindaco: "La posizione del gruppo Tegole fa cascare le braccia. E Italia Nostra e Legambiente, più che occuparsi di tutela del territorio, rivestono un ruolo prettamente politico".

Lerici, vista dalla sala consiliare

Passaggio in consiglio comunale giovedì 30 dicembre per le osservazioni all’aggiornamento del Puc di Lerici, adottato per adeguare il Piano casa alle caratteristiche del comune. Dedicata a dette osservazioni la seduta odierna della Commissione Ambiente e Territorio. “Abbiamo accettato le osservazioni tecniche che era possibile accettare, e abbiamo respinto le osservazioni di carattere politico, che esprimono considerazioni che non propongono nulla ai fini dell’aggiornamento del Puc ”, ha detto in apertura di seduta il vice sindaco Marco Russo. Sette i soggetti che hanno presentato osservazioni: il gruppo consiliare Siamo il Golfo dei Poeti, Italia nostra/Legambiente, Tegole (Tecnici golfo di Levante), una ditta e il resto privati cittadini. ‘Madre’ di tutte le osservazioni, la richiesta di ritirare la delibera di aggiornamento del Puc andando ad accogliere il Piano casa con una diversa procedura, cioè ai sensi dell’art.44 della legge regionale 36 del 1997; una richiesta, respinta, formulata da Tegole (che ha però visto accolte più osservazioni tecniche), dai sodalizi ambientalisti e dalla ditta.

“La nostra linea è chiara: il Piano casa così come è stato immaginato – ha affermato il sindaco Leonardo Paoletti -, pur avendo degli aspetti di valore, può costituire un problema per il nostro comune, così ci siamo attivati a sua tutela. Abbiamo scelto l’unica procedura sensata per acquisire al Puc il Piano casa; scegliendo quella ordinaria, passando quindi per la Vas, saremmo arrivati in fondo già con i cantieri aperti e un territorio devastato tra spostamenti e cambi di destinazione d’uso. Mi meraviglia leggere tra le osservazioni del gruppo Tegole, costituito da tecnici del nostro territorio, che la procedura è inidonea; mi cascano le braccia, è qualcosa che lascia interdetti e fa tristezza. Probabilmente qualcuno voleva banchettare, ma noi intendiamo tutelare il territorio: se si aprissero le lungaggini della Vas nascerebbe un far west edilizio. Lascia quindi interdetti e fa tristezza leggere determinate posizioni da parte di tecnici che conoscono bene queste realtà. E che queste osservazioni sulla procedura arrivino anche da Italia nostra e Legambiente fa capire come tali associazioni, più che rivestire un ruolo culturale a tutela del territorio, rivestano un ruolo prettamente politico”. Anche dai professionisti che hanno realizzato l’aggiornamento la sottolineatura che “procedere con l’articolo 44 riaprirebbe alla possibilità di delocalizzazioni in assenza di regole”; così l’architetto Doriano Lucchesini, presente stamani con i colleghi Caterina e Renato Marmori. I menzionati limiti alle delocalizzazioni (attivi per ‘salvaguardia’ già dall’adozione dell’aggiornamento dello scorso autunno, a monte del passaggio consiliare sulle osservazioni), principalmente, consentono che volumi in zone a rischio idraulico possano essere spostati, sì, ma non in qualunque zona del territorio comunale, bensì in precise aree, contigue, omogenee a livello di ‘pregio’; ad esempio un immobile del Senato può ‘atterrare’ soltanto al Guercio. Mentre per edifici con problemi strutturali lo spostamento può avvenire entro un raggio di 300 metri.

Per il menzionato gruppo Tegole “l’aggiornamento adottato dal Comune di Lerici, più che inserire all’interno dello SUG (Strumento urbanistico generale, ndr) la disciplina per il recupero e la sostituzione del patrimonio edilizio esistente, sembra invece precluderli in toto (quanto meno per le ipotesi di delocalizzazione), stravolgendo l’intento del Legislatore di ‘normalizzare’ la disciplina derogatoria”. Così si legge nelle osservazioni prodotte dai tecnici. E Italia Nostra e Legambiente, chiedendo, come detto, il ritiro dell’aggiornamento, mettono nero su bianco “alcuni punti fondamentali” dell’elaborazione della variante al Puc: “analisi degli interventi attuati con il Puc dal 2002 ad oggi, riorganizzare le rade di Lerici e Pertusola, tutela del patrimonio naturale e della biodiversità, senza contare che nel PUC non è necessario dover introdurre la Legge sul Piano Casa”. Mentre per il gruppo Siamo il Golfo dei poeti “dalla lettura dei documenti dell’aggiornamento del Puc emergono aspetti di ambiguità e di scarsa chiarezza”, tra i quali, “quanto nuovo cemento può atterrare sul Guercio”, scrive nella sua osservazione il gruppo (già intervenuto lo scorso autunno con una nota), rappresentato oggi in commissione da Emanuele Nebbia Colomba. Presente altresì per l’opposizione il capogruppo di Lerici sogna, Giovanni Agnellini, che ha espresso perplessità sulle tempistiche, chiedendosi se non si potesse intervenire prima con questo aggiornamento del Puc che accoglie e limita il Piano casa.

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