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“Omicron diffusa in Liguria tra l’11 e il 15%, avanti con le terze dosi”

Il presidente ligure ad una manciata di ore dal Natale: "Obiettivo 100mila dosi alla settimana". Chiusura delle scuole in Liguria? "Troppo presto per decidere, ma nel caso riguarderà solo le aree a rischio".

Giovanni Toti

“La variante Omicron in Liguria è diffusa tra l’11 e il 15% circa, meno della media nazionale: vedremo che effetti avrà nelle prossime settimane sulla ricaduta ospedaliera. Per quanto riguarda i vaccini nella nostra regione siamo a oltre 80mila somministrazioni a settimana: domani ci riuniremo con i direttori generali delle Asl e la task force per monitorare la situazione e pianificare i prossimi giorni. Abbiamo chiesto di portare la capacità vaccinale a 100mila dosi a settimana, anche per prepararci al possibile accorciamento delle dosi booster da 5 a 4 mesi”. Così il presidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria Giovanni Toti durante il punto di aggiornamento di ieri sulla situazione Coronavirus nella nostra regione. “In Liguria la situazione è di forte circolazione del virus in tutte le province, ma in particolare nell’estremo ponente, per due ragioni – spiega Toti – da un lato la vicinanza con la Francia, dove la situazione è ben peggiore di quella italiana, dall’altro il fatto che quella sia l’area del nostro territorio con un minor tasso di vaccinazione diffusa tra popolazione. Questa è la conferma di come il vaccino, per quanto non sia ovviamente uno schermo impenetrabile, di certo è uno strumento che mitiga il rischio, sia di contagio che di ospedalizzazione”. “Per quanto riguarda la situazione degli ospedali – conclude Toti – stiamo passando a fasi incrementali successive. Oggi si è registrato un piccolo rallentamento rispetto ai volumi di pazienti che abbiamo avuto nelle settimane scorse. Per quanto la situazione stia tornando a essere pesante, non è lontanamente paragonabile a quella che abbiamo vissuto in altri periodi: l’occupazione delle terapie intensive è sostanzialmente stabile attorno a quota 30, e l’incremento dei pazienti, forse ad esclusione dell’estremo ponente, continua ad avere un moltiplicatore molto più basso in proporzione alla diffusione del contagio rispetto alle precedenti ondate”.

Filippo Ansaldi

Presente in conferenza stampa anche Filippo Ansaldi, direttore generale Alisa: “Nelle ultime settimane l’incidenza è decisamente cresciuta, raggiungendo il picco della seconda ondata come numero di casi giornalieri che si verificano, da notare come l’inclinazione della curva, a partire da quando abbiamo osservato l’incremento dei casi, sia cambiata nelle scorse settimane quando appariva decisamente più ripida. Da un Rt pari a 1.3, si rileva da una quindicina giorni un valore pari a 1.2, può sembrare una differenza minima che ha però importanti evidenze da un punto di vista epidemiologico. Per quanto riguarda l’incidenza nelle diverse fasce di età, il driver è rappresentato dai bambini di età compresa tra 6 e i 12 anni, seguiti da un’elevata incidenza anche nei teenager, con un aumento della circolazione che si verifica in tutte le fasce di età; in quella degli over 80 e di coloro che sono più a rischio in termini di complicanze, l’incidenza, grazie agli elevatissimi tassi di copertura vaccinale, è decisamente inferiore. Nell’ultimo report, il tasso di occupazione per terapia intensiva e media intensità è pari rispettivamente al 15% e al 22%, indicatori che confermano la Liguria in zona gialla. Il Sistema sanitario sta compiendo un grande sforzo: rinnovo il mio ringraziamento a tutti gli operatori impegnati sia sul fronte degli ospedali sia della prevenzione. Grazie all’offerta vaccinale messa in atto, oggi eroghiamo 91.000 dosi ogni sette giorni, siamo molto vicini al numero massimo di vaccini somministrabili in relazione alle dosi a nostra disposizione”. A queste parole si aggiungono quelle di Angelo Gratarola, responsabile Dipartimento interaziendale regionale di emergenza –urgenza: “Ci avviciniamo alla fine della settimana con un’importante circolazione virale in tutta la regione e in particolare nelle zone di ponente, con similitudini rispetto alla circolazione francese. Le terapie intensive, però, da settimane si attestano su un dato piuttosto stabile. Oggi chiudevano a 32 pazienti, ieri a 28, l’altro ieri a 31; ormai da settimane i numeri girano attorno ai 30 pazienti ricoverati. Un dato che interpreto come positivo, poiché stiamo probabilmente vedendo una malattia molto differente rispetto allo scorso anno. Per esempio, i grandi serbatoi di terapia subintensiva, dove avevamo centinaia di pazienti ventilati con il casco o con altre forme di supporto respiratorio, oggi sono quasi solo un ricordo, sono molti di meno. In questo senso la vaccinazione ha permesso di cambiare il volto di questa malattia e di non sovraccaricare in maniera critica le terapie intensive, permettendo di gestire gran parte dei pazienti in media intensità. Naturalmente, per poter garantire questo tipo di andamento è necessario che vi sia una continua e massiccia adesione alla campagna vaccinale con la terza dose e anche da parte di chi non avesse ancora fatto il vaccino. Ricordo che nelle terapie intensive i casi gravi sono per il 70-80% persone che non si sono mai vaccinate e che dunque patiscono maggiormente l’evoluzione grave della malattia”.

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