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Nardini respinge gli appelli: “Non torno indietro. Nessuna pressione sulla mia decisione”. Il centrosinistra riavvolge il nastro

Il “gran rifiuto” di Alberto Nardini ha provocato un terremoto all’interno del centrosinistra spezzino, proprio come quando le indiscrezioni sul suo nome sono piombate sulle pagine dei giornali come una bomba. Tempi e modi evidentemente sbagliati, che hanno spiazzato le forze politiche della coalizione che ormai vedevano in Guido Melley il candidato naturale per provare a riconquistare Palazzo civico. Non il Pd, che nel giro di poche ore lo avrebbe proposto e infine votato come nome sul quale puntare, seguito a ruota da Italia viva, Psi, Avantinsieme, Più Europa – partiti rimasti però fuori dal perimetro dell’alleanza portato avanti sino a quel momento – e Articolo uno. Il tentativo di chiudere la partita in pochi giorni è fallito, con Leali a Spezia fermamente convinta della candidatura di Melley. E anche l’attesa delle ultime settimane non ha prodotto l’assestamento sperato dalle parti di Via Lunigiana: niente in contrario rispetto alla persona, anzi, ma, vista la vicinanza a Melley e la distanza sempre più ampia da Italia viva, su Nardini non sono mai confluiti M5S, Sinistra italiana e Rifondazione comunista. Un fronte diviso in insiemi e sottoinsiemi, quello del centrosinistra, che ha finito per scontrarsi con una realtà divenuta di giorno in giorno più chiara: dietro ai proclami di visioni comuni si annidano le logiche di sempre.

E puntualmente Nardini ha deciso di declinare l’invito al ballo, rendendo pubbliche le ragioni della sua scelta (leggi qui). Nel Pd non l’hanno presa bene e sono emerse congetture riguardo a possibili pressioni subite dal medico per indurlo a rinunciare alla proposta di candidatura. Pensieri accompagnati dalla convinzione che Melley non sia il candidato ideale per sconfiggere Pierluigi Peracchini e dunque dall’immediata necessità di trovare un altro nome, dentro o fuori dal partito. Ma forse, in parte, anche dalla speranza di poter assistere a un ripensamento da parte di Nardini, appiglio al quale nelle ultime ore si sono appesi Articolo uno e Più Europa, con i riformisti che sono tornati a proporre le primarie.

Ma a smorzare ogni volo pindarico ci pensa lo stesso Nardini: “Non c’è stata nessuna pressione indebita o minaccia nei miei confronti – chiarisce a CDS il chirurgo di guerra -. La mia decisione è stata sofferta, ho valutato tutti i lati positivi e quelli negativi della proposta e quello che avrei potuto fare per la città, ma ho valutato che sino a quando la testa e le mani me lo consentiranno continuerò a fare quello che faccio, il medico. La mia è una scelta irrevocabile, non farò marcia indietro, è inutile che si continui a fare il mio nome proponendo consultazioni primarie“.

Il nastro viene così riavvolto di 48 ore: sul tappeto c’è solo il nome di Melley, almeno per ora. E la tenuta della coalizione resta ancora tutta la valutare.

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