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"Ore 0.31: è finito il carbone, la centrale si spegne per sempre" - Citta della Spezia
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“Ore 0.31: è finito il carbone, la centrale si spegne per sempre”

Dall'assemblea dei lavoratori: "Inserire il sito della Spezia come sito di interesse nazionale nel processo di transizione ecologica in corso e chiedere ad Enel un impegno straordinario nella riconversione dell'area di Vallegrande traguardando anche al miglioramento del bilancio ambientale del territorio spezzino". Intanto lo stato di agitazione continua "fino a che non saranno raggiunti gli obbiettivi preposti".

Il momento dello spegnimento del gruppo SP3 a carbone della centrale Enel

“Non è finita l’emergenza del sistema elettrico nazionale ma è finito il carbone. Questo è il motivo per questa mattina alle ore 0:31 è terminato il funzionamento del gruppo a carbone della Centrale della Spezia e da oggi fino al 31 dicembre non sarà disponibile per il servizio elettrico nazionale. Questo assoluto quadro di incertezza del mercato elettrico sia per gli alti costi che per la sicurezza del servizio elettrico nazionale, che in queste ore deve fare a meno della import francese, dimostra ancora una volta come sia importante il ruolo del sito spezzino nella transizione ecologica ed energetica e che il confronto sul suo futuro non può essere separato dallo stato di adeguatezza del sistema elettrico nazionale”. Non arriverà dunque al 31 dicembre la produzione di energia con la combustione del carbone, semplicemente perché il combustibile è finito. Non si può dire altrettanto della richiesta di energia del sistema Paese, alle prese, tra l’altro con un quadro internazionale a dir poco complesso.

L’assemblea dei lavoratori della Centrale Enel della Spezia ha pertanto redatto un documento per fare il punto della situazione: “Dopo 62 anni di servizio è stato spento il gruppo SP3 per mancanza di carbone e di conseguenza la Centrale Enel “Eugenio Montale” termina la produzione 9 giorni prima dell’uscita dal mercato elettrico nazionale così come richiesto e programmato da Enel dal giugno 2015 anticipando di quattro anni l’uscita dal carbone delle altre Centrali italiane (tranne quella del Sulcis la cui chiusura è programmata nel 2028) ed autorizzato dal MITE il 2 dicembre scorso. Grazie ai continui aggiornamenti della parte ambientale dell’impianto la Centrale è stata esercita nel pieno rispetto dei limiti di emissione prescritti dal legislatore che sono i più restrittivi di sempre. Una chiusura ordinata anche sotto il profilo della sicurezza impiantistica e dei luoghi di lavoro”.

“In questo contesto – continua il documento – va un ringraziamento a tutti i lavoratori che per rendere possibile la produzione di un bene prezioso, quale è l’energia per il nostro paese, hanno reso possibile il funzionamento della Centrale, anche affrontando turni di lavoro “inusuali” rispetto alla normale programmazione. Partiamo dai lavoratori dell’area Enel di Vallegrande ricordando che loro hanno già visto sulla propria pelle gli effetti collaterali della transizione energetica in quanto, dal 2015 ad oggi mancano più di 250 posti di lavoro rispetto ai 400 iniziali. La nostra sfida è di recuperare e superare questo gap occupazionale nella futura riconversione dell’area. Come nel 2015 riproponiamo la stessa domanda che riteniamo fondamentale ed ancora di attualità: “come può una comunità, che ha ospitato un così importante impianto energetico, essere messa nelle condizioni ottimali per avviare una riconversione produttiva della sua area migliorandone i target ambientali ed occupazionali?”. Nel corso di questi sei anni sono cambiati gli scenari energetici di riferimento che hanno reso possibile ciò che allora era improbabile cioè la continuità produttiva nella vocazione energetica in una parte del sito da riconvertire, mentre è rimasto ancora la palo la programmazione sulla restante parte. L’uscita dal carbone a dicembre 2021 ci permette finalmente di liberare tutte le aree che erano ancora occupate dalla produzione e di conseguenza fare un ragionamento di merito e di tempistiche certe per la futura riconversione”.

Da qui le proposte su come affrontare il futuro: “Rilanciamo la richiesta già espressa nella nota del 7 novembre in merito alla necessità di aggiornare il tavolo istituzionale con tutti gli stake-holder, le istituzioni locali quali il Comune della Spezia, il Comune di Arcola e la Regione Liguria ed i Ministeri competenti sia quelli della Transizione Ecologica che dello Sviluppo Economico e del Lavoro. A nostro avviso occorre inserire il sito della Spezia come sito di interesse nazionale nel processo di transizione ecologica in corso e chiedere ad Enel un impegno straordinario nella riconversione dell’area di Vallegrande traguardando anche al miglioramento del bilancio ambientale del
territorio spezzino. La nostra proposta si inserisce a pieno titolo nell’iniziativa nazionale dei sindacati di categoria FILCTEM-CGIL, FLAEI-CISL, UILTEC-UIL e Confindustria del 30 novembre per portare il nostro territorio all’attenzione delle filiere produttive che devono essere individuate con i fondi del PNRR per sostenere la transizione ecologica. In questa direzione riteniamo utile promuovere un’iniziativa che, come il convegno del “Il futuro delle rinnovabili” possa riaggiornare e valorizzare le nostre proposte nel nuovo contesto”. Infine un passaggio sulle attività di demolizione e bonifica propedeutiche alla riconversione del sito: “Chiediamo all’azienda di utilizzare al massimo tutte le risorse dirette ed indirette disponibili e presenti nel sito spezzino attuando anche eventuali attività di formazione per favorire il mutamento delle mansioni del personale. In questa direzione sarà promossa
un’iniziativa comune con le organizzazioni sindacali di categoria che rappresentano l’indotto per favorire e monitorare il raggiungimento dell’obbiettivo indicato. La vertenza della riconversione dell’area Enel deve, grazie al lavoro che hanno svolto e che svolgeranno in futuro Cgil, Cisl ed Uil provinciali e regionali, essere sostenuta ed inserita all’interno di una vertenza più complessiva in merito allo sviluppo economico, occupazionale ed ambientale di tutto il territorio spezzino. Lo stato di agitazione continua fino a che non saranno raggiunti gli obbiettivi preposti”.

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