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Ai ferri corti

Pd su tutte le furie per la rinuncia di Nardini, che sarebbe stata condizionata. A rischio la tenuta della coalizione?

Partito democratico

La rinuncia di Alberto Nardini alla corsa per la candidatura a sindaco per il centrosinistra (leggi qui) ha in poche ore creato lo stesso scompiglio che avevano provocato le voci di una sua possibile discesa in campo. Anzi, forse anche di più. Sì, perché se prima l’ingresso in scena del medico di guerra aveva fatto mancare la terra sotto ai piedi a una parte della coalizione, ora c’è chi giura che da oggi è a rischio la tenuta della coalizione stessa. E a far mancare il collante potrebbe essere niente meno che il Partito democratico, il fulcro dell’alleanza.

In Via Lunigiana, infatti, sono convinti che dietro alla decisione di Nardini non ci sia solamente la volontà di portare avanti l’impegno nella sanità spezzina e di tornare in Africa, ma anche pressioni indebite che il dottore avrebbe subito per spingerlo a dichiararsi non disponibile. Un episodio assai grave, che, sempre secondo le voci che circolano nei corridoi della sede provinciale, potrebbe essere in qualche modo legato a una delle forze della coalizione. Ovviamente tra quelle contrarie alla candidatura dello stesso Nardini, e, va da sé, sostenitrici del nome di Guido Melley, l’unico altro sul tappeto per il momento. Tra le urla rimbombate nella sede Pd se ne riportano alcune che annunciano vendetta nei confronti di chi ha imboccato tutte le strade possibili per impedire la “costruzione di una alternativa credibile di fronte allo sfascio di Peracchini”. E questa missione, giurano i dem ben informati, sarà l’unica che verrà perseguita: dal Pd non sarà accettato nulla che non vada nella direzione di un candidato “davvero civico”. E c’è già chi spera che la rinuncia di Nardini non sia incontrovertibile.

In ogni caso le trattative con Melley sembrano a un punto morto, e la soluzione del rebus sempre più lontana.

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