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Riflessioni in zona gialla - Citta della Spezia
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Luci della città

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Riflessioni in zona gialla

Tellaro (2018) (foto Giorgio Pagano)

Speravamo, una volta vaccinato l’80% della popolazione, che avremmo parlato sempre meno di Covid-19. E invece le cose non sono andate così. La Liguria è tornata in zona gialla, lo stato di emergenza è stato prorogato. Alla radice ci sono più motivi.

I PAESI RICCHI HANNO TRADITO I PAESI POVERI

Nell’ultimo articolo dedicato alla pandemia in questa rubrica (il 27 giugno 2021, dopo che era emersa la variante Delta) scrivevo:

C’è un tema molto importante per la salute globale, e quindi anche nostra, di cui si parla troppo poco: l’accesso diseguale ai vaccini nel mondo. Fino al 4 maggio scorso meno dell’8% della popolazione mondiale aveva ricevuto almeno una dose di un qualsiasi vaccino contro il Covid-19, ma l’80% delle vaccinazioni praticate era avvenuto in soli dieci Paesi, i più ricchi. Ciò mette a repentaglio le vite ovunque, non solo nei Paesi più poveri. […] Basti pensare a cosa potrebbero comportare eventuali varianti del virus provenienti dai Paesi più poveri, in particolare dall’Africa”.

La pandemia da cui “saremmo usciti migliori” ha visto tradite tutte le speranze di cooperazione tra Paesi ricchi e poveri. Anzi, bisogna usare un’altra parola: “impoveriti”, perché sono Paesi poveri anche e soprattutto per nostra responsabilità. Erano, e sono ancora, nonostante tutto, ricchi: di sapere e di umanità, non solo delle materie prime che noi sfruttiamo.

Non abbiamo ancora capito che il Covid-19 è una tragedia che riguarda non una regione del mondo ma la sua globalità, e che va quindi affrontata come un problema di salute globale. Ce lo dice la parola stessa “pandemia”, che deriva dal greco ed è composta da due termini, pan e demos, che si traducono con “tutto” e “popolo”, ad indicare una malattia così diffusa da interessare l’intera umanità.

In Africa è stato vaccinato almeno con una dose solo l’11% della popolazione, in molti Paesi anche meno. Per esempio in Ciad, uno dei Paesi in cui opera la Ong che presiedo, è vaccinato meno dell’1% della popolazione.

O portiamo il vaccino in questi Paesi o continueremo a inseguire le varianti del Covid-19. La politica deve “fare gioco di anticipo e di squadra”, ha scritto Antonella Viola, per esempio “destinando la spesa militare alla solidarietà, acquisendo vaccini per chi non può permetterseli, piuttosto che nuove armi”. Ma vallo a dire ai nostri soloni di Sea Future! Hanno ormai perso il senno, abbacinati dai droni killer e dai robot guerrieri…

IL VACCINO E LA LIBERTA’

Tutto si è aggravato, da noi, anche perché il 20% degli italiani non è vaccinato. E perché il tampone, come ci spiegano gli scienziati, non mette al riparo da quasi nulla perché ha una finestra di copertura troppo ridotta e permette la circolazione di troppe persone contagiate. Il problema riguarda tutti i Paesi ricchi.

Abbiamo inoltre capito che gli anticorpi indotti dai vaccini calano nel tempo, più velocemente che in altri casi. I dati raccolti innanzitutto in Israele parlano chiaro: due dosi non bastano, serve un terzo richiamo.

Infine è comparsa la variante Omicron, che è meno riconoscibile da parte degli anticorpi generati dai vaccini o da una precedente infezione.

Certo, non dobbiamo cedere al pessimismo: perché rispetto allo scorso anno i vaccini hanno fatto la differenza, in termini di decessi e ricoveri. Chi è vaccinato, se si infetta, è comunque più protetto. E poi perché sono stati scoperti gli antivirali, che bloccano la riproduzione del virus e sono quindi utili nelle prime fasi dell’infezione. Ma per questo -cito sempre la Viola- “sarà sempre più importante poter accedere ai tamponi in tempi rapidissimi e dedicarli quindi a chi ha sintomi e non a chi rifiuta il vaccino”. Le decisioni da prendere non saranno semplici. Anche perché la pressione nei reparti di malattie infettive e nelle terapie intensive mette a rischio il tempestivo accesso alle cure per tutti gli altri malati.

Utilizzando la logica e le conoscenze, possiamo pensare che, fino a quando la vaccinazione non sarà estesa a tutta la popolazione mondiale, il virus resterà con noi, continuando a mutare. E che, più ci vaccineremo, più il nostro sistema immunitario si rafforzerà. Fino al punto in cui, speriamo, il virus diventerà come un’influenza stagionale.

Sono queste considerazioni che hanno portato la grande maggioranza degli italiani a sopportare, condividendole, restrizioni personali senza precedenti nella nostra storia repubblicana. Una minoranza, invece, si oppone “in nome della libertà”.

Fa pensare il fatto che, se ci guardassimo intorno, ci accorgeremmo che la libertà manca quasi ovunque. E in modo assai più grave. Anche in Europa: Polonia, Ungheria… E poi in tutto il mondo: Egitto, Turchia, Cina, Afghanistan… In tutta l’Africa crescono i golpe e la democrazia arretra. Soltanto il 20% della popolazione del pianeta è libera. Ma chi vede tutto questo? Chi si ribella?

Le domande si affollano. Sarebbe sensato, per esempio, se per difendere la generale libertà di opinione si consentissero iniziative di organizzazioni che vogliono negarla? In una pandemia è pensabile che, in nome della libertà, si possa concedere a ciascuno la libertà di muoversi in ambienti affollati senza precauzioni contro il contagio? Dove finisce la nostra personale libertà e comincia la libertà di tutti, e la responsabilità di ciascuno? Un conto è rispettare i diritti delle minoranze, un altro è che la loro osservanza vada a discapito di quelli della maggioranza.

Buon Natale a tutte e a tutti

Post scriptum:

Rimando ai miei ultimi articoli in materia:

La pandemia, le varianti e la luce che non vediamo ancora”, Città della Spezia, 27 giugno 2021

Vaccini ed economia: un nuovo partenariato con l’Africa e i Paesi poveri”, MicroMega.net, 17 maggio 2021

Dare i vaccini ai Paesi poveri”, Il Secolo XIX nazionale, 2 luglio 2021, leggibile su www.associazioneculturalemediterraneo.com

lucidellacitta2011@gmail.com

Fiascherino, Eco del mare (2015) (foto Giorgio Pagano)
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