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Gianantonio Fagnini da Tellaro - Citta della Spezia
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Gianantonio Fagnini da Tellaro

L'opera di Gianantonio Fagnini conservata a Tellaro

Sta passando sotto silenzio il quarto centenario della nascita di Gianantonio Fagnini, nato a Tellaro il 16 febbraio 1621 dal sarzanese Giovanni Francesco Fagnini e dalla tellarina Caterina Barcavecchia, la quale nel 1649 morì a Roma, ove aveva seguito il figlio. I documenti provenienti dall’Archivio Parrocchiale della chiesa di San Giorgio attestano dell’intensità dei legami del Fagnini col borgo natale e in particolare con la confraternita della Santissima Concezione, che possedeva un proprio oratorio e che gestiva, nella chiesa di San Giorgio, un altare interamente rifatto in marmo nel 1677 a spese del Fagnini, come ricorda una lapide tuttora esistente a breve distanza.

Questo legame venne definitivamente sancito il 3 giugno 1682 attraverso un atto rogato dal notaio Giovanni Battista Bibolini, atto al quale Fagnini interviene tramite un procuratore; nei tredici capitoli nei quali si articola la convenzione, la confraternita, in cambio di sostanziosi benefici, elegge Giovanni Antonio a suo protettore esclusivo, riconoscendogli anche il diritto di nominare il titolare della cappellania istituita presso l’altare.

Qual era la fonte dell’agiatezza di cui il Fagnini godeva? Nel 2001, allorché resi noto questo importante episodio dei rapporti del nostro Golfo con Roma, non ero in grado di rispondere a questa domanda; dal 2010, invece, è disponibile un’ampia documentazione d’archivio – pubblicata da Adriano Amendola sul primo numero di una rivista edita in ambito palermitano – attraverso la quale, oltre ad apprendere la data della morte del nostro (2 maggio 1708), possiamo conoscere le tappe della sua carriera professionale e della sua affermazione sociale. Fagnini affiancò infatti alla professione di ebanista specializzato nei prodotti di lusso (fu, tra l’altro, autore di uno scrittoio che il duca Francesco IV Caetani inviò in dono alla corte di Madrid, ove Giovanni Antonio si recò di persona per assemblare il prezioso manufatto) l’incarico di responsabile della guardaroba del palazzo romano dei Caetani, l’attuale palazzo Ruspoli.

Questa mansione comportava frequenti contatti con artisti e artefici di ogni tipo, e fra questi i documenti ricordano l’architetto Carlo Fontana, al quale il duca Caetani aveva affidato, fra l’altro, l’importante incarico relativo all’apparato scenografico della solenne processione con la quale il miracoloso crocifisso ligneo di San Marcello al Corso venne portato in San Pietro in occasione del Giubileo del 1675. La grande venerazione di cui godeva questo crocifisso – lo stesso davanti al quale l’attuale pontefice si inginocchiò in solitudine per implorare la fine della pandemia – era alimentata da una confraternita alla quale era iscritto il nostro che, vedovo senza figli, nominò il sodalizio suo erede, non dimenticando però, con l’aggiunta di apposito codicillo, la confraternita tellarina, alla quale legò due candelieri d’argento. Nel 1691 – forse al momento dell’ingresso nella confraternita romana – Fagnini aveva donato all’altare del Crocifisso un prezioso tabernacolo realizzato su disegno dell’architetto Bizzaccheri, tabernacolo che si trova ancora al suo posto benché privo di alcune statuette che ancora erano presenti nei primi Anni Sessanta del secolo scorso. I materiali utilizzati per questo ciborio – e in primo luogo il lapislazzulo – accomunano questo manufatto alla preziosa incorniciatura donata da Gianantonio alla confraternita di Tellaro come custodia della tavoletta dipinta, databile al quarto decennio del secolo XIV, che campeggiava sul già ricordato altare di San Giorgio. Questa incorniciatura, dopo il restauro cui fu sottoposta nel 1997 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dopo essere stata esposta nel 1998 a Sarzana, è custodita assieme alla tavoletta in una teca, disegnata dall’architetto Giovanni Agnellini, collocata all’interno della chiesa di Maria Stella Maris (foto), dove peraltro sono confluiti altri manufatti provenienti dalla chiesa antica, ad esempio il fonte battesimale. Le informazioni di cui oggi disponiamo ci consentono di affermare che Gianantonio Fagnini non fu soltanto il donatore ma anche l’esecutore – forse su disegno altrui – della bella incorniciatura, integrata poi da una protezione a sbalzo dell’immagine mariana, ad imitazione delle rize bizantine.

Siamo dunque in presenza di un personaggio dalla personalità complessa, che poteva vantare frequentazioni d’alto bordo in ambito romano – dagli Aldobrandini ai Caetani di Sermoneta – ma che non dimenticò mai le sue radici e che per questo non merita l’oblio al quale sembra condannato.

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