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Luci della città

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“E’ una follia dipendere dal gas”, parola di Enel

Vista del Ferale e della costa di Tramonti da Portovenere (2013) (foto Giorgio Pagano)
Vista del Ferale e della costa di Tramonti da Portovenere (2013) (foto Giorgio Pagano)

Una delle letture più stimolanti degli ultimi tempi è stata l’intervista di Federico Fubini a Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 1° dicembre con il titolo “Le rinnovabili? Il futuro, così l’energia costerà di meno e non dipenderemo più dal gas”. Ne riporto alcuni brani, perché di grande interesse per i cittadini spezzini:
«Chi prima e chi dopo, tutti negli ultimi dieci anni hanno capito che le rinnovabili sono competitive, convenienti e sono l’asse portante della generazione di energia elettrica dei prossimi anni. È ormai un fatto condiviso. Per l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) cresceranno di cinque volte nei prossimi anni. […] Se avessimo il mix previsto per il 2030, con prevalenza delle rinnovabili, la dipendenza dal gas sarebbe molto ridotta. Il prezzo marginale lo farebbe il gas, ma per pochissime ore al giorno l’anno. Quindi il prezzo medio dell’energia sarebbe molto più basso. Il prezzo medio dell’energia è vicino a zero. Più rinnovabili abbiamo nel mix, meno il gas pesa sulla spesa degli italiani».
Il giornalista ha poi posto la domanda: «Ma la capacità di stoccaggio elettrico da rinnovabili necessaria a Milano non supera quasi la produzione mondiale di batterie oggi?». Questa la risposta di Starace:
«Forse, se si parla di batterie a ioni di litio. Ma non sono quelle che servono in questo caso. La tecnologia c’è. Non appena noi e altre aziende elettriche ne avremo bisogno, la produzione si adeguerà».
Chiarisco il punto: i detrattori delle rinnovabili evidenziano il problema che, quando non ci sono il sole o il vento, le rinnovabili non producono energia. Starace risponde giustamente che per favorire la penetrazione delle rinnovabili occorre incentivare i sistemi di accumulo, cioè le mega batterie che rilasciano parte della sovraproduzione rinnovabile nelle ore in cui non producono energia, quelle serali nel caso del sole, ecc.
Proseguiamo nella lettura dell’intervista.
Fubini:
«Lei ha anche dichiarato: “È una follia dipendere dal gas. Prima usciamo meglio è”. Qual è la logica?»
Starace:
«Siamo abituati a vivere attaccati a una variabile da cui dipende gran parte della nostra energia, che ha un andamento totalmente imperscrutabile. Ma è giusto? È sano? È utile al nostro benessere? E soprattutto, perché dev’essere così? Nel momento in cui non c’è alternativa, capisco. Ma adesso che c’è, perché dobbiamo dipendere da questa strana follia?».
Fubini:
«Quando Draghi cita i possibili limiti delle rinnovabili, di cosa parla?»
Starace:
«Ogni cosa ha i suoi limiti. È normale che ci siano dei limiti e anche le rinnovabili ne hanno. Ma sono molto lontani dall’essere raggiunti. Dunque è bene interrogarsi, senza limitarne l’utilizzo attuale».
Fubini:
«Parlare di neutralità tecnologica è sbagliato?»
Starace:
«C’è una trappola semantica. La parola neutrale è positiva, perché è il contrario di ostile. Ma nel campo della tecnologia questo ragionamento è sbagliato. Non si parteggia per l’una o l’altra, una tecnologia si afferma da sola. È solo questione di quanto uno vuole perdere nel non capire. Il mondo va verso l’elettrificazione con rinnovabili per la loro convenienza».
Fubini:
«Le rinnovabili sono una minaccia per il paesaggio?»
Starace:
«Ci sono strategie per mitigare. Per le pale eoliche, non vedo molti altri posti in Italia dove si possano mettere. L’Italia è più forte sul solare, perché si presta a taglie piccole, a essere cucito sul territorio in modo meno invasivo, con meno impatto. Sui tetti delle case, dei capannoni, delle serre. Ci sono milioni e milioni di ettari sui tetti. Anche limitandosi a quello, comunque ce la faremmo».
È tutto molto chiaro, e condivisibile. Non si capisce, allora, perché Enel insista sulla costruzione di una centrale a gas a Vallegrande al posto di quella a carbone. Ad una analoga domanda, relativa alla centrale a gas di Civitavecchia, che ha un iter simile a quella spezzina, Starace ha ricordato nei giorni scorsi che quando si è deciso di chiudere la parentesi a carbone a Enel è stato detto di presentare un progetto per un impianto a gas e ha aggiunto:
«Non siamo particolarmente affezionati a questo tipo di scelta perché come abbiamo visto sono impianti che dopo 15 anni fanno stare in difficoltà. Quindi si potrebbero vedere altre soluzioni, che devono però essere concordate con l’operatore di rete e che non possiamo scegliere noi. […] Siamo pronti a rivedere la nostra scelta se si cerca di trovare un’altra soluzione, tra cui le batterie».
In questo caso Starace è stato meno chiaro. Se l’operatore di rete, cioè Terna, dice che la produzione di energia di Civitavecchia è insostituibile (ammesso che sia davvero così), perché Enel non propone di produrre la stessa quantità di energia con il mix rinnovabili-accumulo?
A Spezia la questione è ancora più semplice, visto che Terna ha dichiarato che i 500 MW previsti a Vallegrande con il turbogas non sono più necessari nel quadro nazionale di produzione di energia.
Tutto ciò significa che la partita della centrale a gas a Vallegrande è tutt’altro che chiusa. È stato espresso, dal Governo, un giudizio positivo di compatibilità ambientale. È vero che il Governo è appiattito sulle posizioni dell’Eni, e che ha sposato la causa del gas sostenendola anche in sede di Unione europea, contribuendo all’inserimento del gas nella “tassonomia” europea come fonte green. Ma è anche vero che la Via (Valutazione di impatto ambientale) approvata è un atto necessario ma non sufficiente per decidere la realizzazione della centrale. La decisione finale spetta alla conferenza dei servizi, dove la Regione ha un peso decisivo.
Anche in questo caso suggerisco una lettura: quella delle parole della legge che disciplina le autorizzazioni sulle centrali, nonché delle parole della Corte Costituzionale che su quella legge ha emesso sentenza.

Legge 9 Aprile 2002, n°55, Art. 1, 1° e 2° comma:
1° comma: “…la costruzione e l’esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW… sono… soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dal Ministro delle attività produttive…”.
2° comma: “L’autorizzazione di cui al comma 1 è rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano le Amministrazioni statali e locali interessate, D’INTESA CON LA REGIONE INTERESSATA”.

Corte Costituzionale – Sentenza n°6-Anno 2004:
Sull’ “Intesa con la Regione interessata” nelle sue considerazioni in diritto la Corte Costituzionale così dice:
“Appare evidente che quest’ultima va considerata come un’intesa “forte”, nel senso che IL SUO MANCATO RAGGIUNGIMENTO COSTITUISCE OSTACOLO INSUPERABILE ALLA CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO -come, del resto, ha riconosciuto anche l’Avvocatura dello Stato- a causa del particolarissimo impatto che una struttura produttiva di questo tipo ha su tutta una serie di funzioni regionale relative al governo del territorio, alla tutela della salute, alla valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, al turismo, etc.”

Anche in questo caso è tutto molto chiaro, e condivisibile: l’impossibilità di concludere il procedimento significa che il Ministro della transizione ecologica non può per legge -nel caso di mancata intesa con la Regione- emanare l’autorizzazione finale.
Nel linguaggio della Repubblica tutto ciò non si chiama veto (anche se in buona sostanza lo è) bensì -usando le parole della Corte Costituzionale- “doverosa e leale collaborazione tra Stato e Regioni”.
La questione è che ad oggi vi sono, dopo la mobilitazione unitaria della città, esternazioni giornalistiche del Presidente Toti e un ordine del giorno del Consiglio Regionale ma non ancora un atto e un diniego all’intesa sui tavoli istituzionali. Nei prossimi appuntamenti non avrebbe alcun effetto positivo un no della Regione senza robuste motivazioni deliberate con atti amministrativi, anche della sola Giunta Regionale.
Una simile presa di posizione, accompagnata da quella dei due Comuni interessati, Spezia e Arcola, inciderebbe anche sull’Enel e in ogni caso obbligherebbe il Governo al no. Anche politicamente, al di là della legge.
È il momento della responsabilità. Tutte le forze politiche nazionali che appoggiano il Governo sono favorevoli al gas. Anche Fratelli d’Italia, che è all’opposizione: «Non dobbiamo tralasciare le fonti fossili, criminalizzarle è stato un errore» (Nicola Procaccini, responsabile ambiente ed energia del partito). Contrarie al gas ci sono solo, in Parlamento, piccole forze di sinistra e verdi. Tutti devono, a Spezia e in Regione, abbandonare la casacca di partito e scegliere il bene della città e dei suoi cittadini. È una carina di tornasole per capire se abbiamo una classe dirigente, sia pure un po’ ammaccata, o solamente una oligarchia litigiosa e separata dal popolo.

Portovenere, chiesa di San Pietro (2015) (foto Giorgio Pagano)

Post scriptum:
Sull’argomento rimando ai miei ultimi articoli in materia su questa rubrica, su La Voce del Circolo Pertini e su MicroMega.net:
“Nuova centrale Enel, il no della regione è un successo della città. Ma attenzione alle lobby che spingono il gas” (Città della Spezia, 7 novembre 2021)
“Questione energetica. La Spezia chiama Glasgow” (La Voce del Circolo Pertini, 15 novembre 2021, leggibile su www.associazioneculturalemediterraneo.com)
“L’emergenza clima, tra ostacoli economici e politici e una nuova coscienza generazionale” (MicroMega.net, 6 dicembre 2021)

lucidellacitta2011@gmail.com

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