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Melley e Nardini. Sul tavolo del centrosinistra restano due nomi e il veto a Italia viva - Citta della Spezia
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Melley e Nardini. Sul tavolo del centrosinistra restano due nomi e il veto a Italia viva

Alberto Nardini e Guido Melley

Sul tavolo del centrosinistra spezzino restano due candidati possibili per la corsa a sindaco della prossima primavera. Da una parte c’è Guido Melley, distintosi come capo dell’opposizione nei quattro anni e mezzo di mandato ormai trascorsi, dall’altra il medico Alberto Nardini, con un passato da chirurgo di guerra e l’aura del civico e del taglio col passato. E’ questo uno degli elementi emersi nel corso della serata di ieri, quando i partiti e i movimenti che si sono presentati compatti alle Regionali del 2020 si sono riuniti per un faccia a faccia dopo una settimana trascorsa a confrontarsi tra telefono e pagine dei giornali.

La rapida ascesa del nome di Nardini, che ha ottenuto il sostegno unanime del Partito democratico in due sole riunioni dell’Unione comunale e gli endorsement di Italia viva, Avantinsieme, Psi e Più Europa, ha infatti alzato un polverone. Peraltro assolutamente prevedibile, come dimostrano le critiche mosse ieri da Leali a Spezia sul metodo con il quale è stata portata avanti la partita da parte del Partito democratico. Quella di ieri è stata l’occasione per discutere di quanto accaduto negli ultimi giorni.

Dalle parole di Alessandro Pollio e Roberto Centi, in rappresentanza di Leali a Spezia, è risultato chiaro che Melley non è intenzionato a fare un passo indietro, rinunciando all’ipotesi di candidatura.
Il Pd, presente con Iacopo Montefiori ed Enrico Sassi, ha rivendicato di aver prodotto un documento asciutto a favore della candidatura di Nardini e di essersi limitato a portare la proposta all’attenzione degli alleati. Questi però lo sapevano da giorni, avendolo letto su tutta la stampa locale, e non hanno digerito l’intromissione dei riformisti. Se per Lorenzo Forcieri, Raffaella Paita e le quattro forze che hanno corso insieme in sostegno a Massardo alle Regionali scorse il nome di Nardini è quello giusto, per gran parte delle forze che si sono sedute ieri intorno al tavolo la presenza dei riformisti – e in particolare di quella Italia viva che oggi a Roma guarda più al centro che a sinistra – è una condizione inaccettabile. Il perimetro della coalizione può essere allargato a forze civiche, ma non può essere snaturato con l’ok alle politiche renziane.
Lo pensano soprattutto il Movimento cinque stelle, rappresentato nella riunione da Paolo Ugolini e Jessica De Muro, ma anche i partiti di sinistra. Lo hanno detto e ribadito chiaro e tondo Nicola De Bendetto per Sinistra italiana, Veruschka Fedi per Rifondazione comunista, Michele Fiore per Linea condivisa e Moreno Veschi per Articolo uno: mai con Italia viva, per questioni di posizionamento, non dell’azione o dei nomi presenti sul territorio.

Un fronte compatto, in cui l’unica distinzione si nota sull’apprezzamento espresso da Articolo uno nei confronti di Nardini, pur unendosi insieme a tutte le altre forze della coalizione nel riconoscimento e nel ringraziamento di quanto fatto sino a ora da Melley sul fronte dell’opposizione al centrodestra.
Gli alleati hanno infine deciso di utilizzare i prossimi giorni per ragionare sulla base programmatica ripartendo dall’alleanza pro Sansa e dai temi comuni, tralasciando in secondo piano l’individuazione del nome da portare alle urne. L’impressione è che lo stallo sia destinato a durare oltre il Natale e che il nome del centrosinistra possa essere individuato a inizio 2022. Sempre che si arrivi a convergere su un nome solo, tra quelli di Melley e Nardini (che non ha ancora accettato pubblicamente nessuna ipotesi di candidatura). Ma c’è anche chi sta già pensando che alla fine possa saltarne fuori un altro.

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