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Il topo di campagna e l'elefante

Vaccini 5-11 anni, il pediatra Fattorini: “Si sentono affermazioni a dir poco fantasiose”

Dovrebbero prendere il via il 23 dicembre in Italia le vaccinazioni dei bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Un tema di grande attualità e molto sentito, di cui si è parlato nel corso della seduta di oggi pomeriggio della IV commissione consiliare. Se sulle vaccinazioni degli adulti la divisione tra chi è a favore e chi è contrario è netta, in fatto di immunizzazione dei bimbi la percentuale dei genitori indecisi è vicina al 50 per cento. Le posizioni critiche o dubbiose sulla necessità di somministrare il vaccino anti Covid-19 anche ai più piccoli non mancano, ma il dottor Livio Fattorini, segretario provinciale della Federazione italiana medici pediatri, ha parlato a lungo cercando di spiegare le ragioni per cui ritiene sia invece meglio aderire alla campagna di vaccinazione.

Fattorini, stimolato dall’introduzione del presidente Oscar Teja, ha spiegato come i 20 pediatri presenti sul territorio sono stati in prima linea insieme agli altri medici per vaccinare anche oltre la soglia dei 16 anni, arrivando sino ai 19 attraverso un accordo integrativo stilato con la Regione. “Siamo stati sempre presenti negli hub vaccinali della Spezia, Sarzana e Levanto e in definitiva abbiamo effettuato il 90 per cento delle vaccinazioni al di sotto dei 19 anni. E in alcuni casi, come d’accordo con il direttore generale della Asl 5 Cavagnaro, abbiamo vaccinato anche i genitori”. Poi il numero uno dei pediatri spezzini ha spiegato come mai ritenga utile la vaccinazione dei bambini al di sotto degli 11 anni.
“Aspettavamo con ansia la possibilità di vaccinare anche tra i 5 e gli 11 anni perché abbiamo notato che la diffusione del Covid in questa fascia d’età stava aumentando in maniera importante. Quando negli adulti c’era un’incidenza di 125 casi ogni 100mila abitanti, tra gli under 18 era di 250 ogni 100mila ragazzi e di 375 casi ogni 100mila bambini. Sono numeri chiari, che portano a valutare che se il vaccino è in condizioni di sicurezza è meglio immunizzare anche le fasce d’età più giovani. In Liguria – ha proseguito Fattorini – ci sono stati 188 ricoveri Covid al Gaslini e in diversi casi i piccoli pazienti sono anche finiti in rianimazione. La possibilità di vaccinare i bambini tra i 5 e gli 11 anni, che per socializzazione e assenza di vaccinazione può essere la fetta di popolazione che funge da incubatrice, può contribuire a contenere la pandemia in maniera importante”. Il medico ha spiegato ancora che tra i bambini la sintomatologia è scarsa, talvolta solo una scarica diarroica, e che in questo modo è più semplice la trasmissione agli adulti e agli anziani, come evidenziato in alcuni casi che purtroppo si sono chiusi anche con il decesso dei nonni.
“Siamo pronti per un nuovo accordo per la nostra presenza negli hub vaccinali ma è importante che le istituzioni e la politica si facciano carico di una campagna per incoraggiare gli indecisi. Anche perché si sentono affermazioni a dir poco fantasiose”.

Tra queste quella riferita dalla consigliera Jessica De Muro, che ha chiesto al pediatra di sfatare la fake news secondo la quale il vaccino renderebbe sterili i bambini in futuro.
“Nonostante la camapagna di informazione che facciamo ogni giorno nei nostri ambulatori, con il passaparola da una mamma all’altra, c’è uno zoccolo duro di genitori che non vogliono vaccinare che hanno idee a volte veramente ridicole, bufale, come quella della sterilità. Però per molti le spiegazioni funzionano. Lo vediamo con il vaccino per l’influenza: con l’introduzione della formula in spray nasale è molto più accettato da genitori e bambini. Un anno fa, dopo che si iniziarono a vaccinare le donne gravide, arrivarono i primi report e dicevano che una donna incinta colpita da Covid aveva il 22 per cento di possibilità di morire più delle altre. Molte indecise corsero a chiedere di essere immunizzate. Bisogna portare la letteratura, i numeri. E’ vero che i bambini muoiono meno degli adulti a causa del Covid, ma il long Covid c’è anche nei bambini, non è una cosa da poco e non ne conosciamo l’entità futura. Il rischio di questo vaccino è pari a topo di campagna che pesa 20-35 grammi, rispetto ai benefici, pari a un elefante africano il cui peso va da 5.000 a 7.000 chili. Questo è il rapporto reale”.
Riguardo alla sterilità prodotta dal vaccino, il dottor Fattorini ha riferito di studi effettuati su persone poco prolifiche che si sono sottoposte a conteggio degli spermatozoi dopo il vaccino, verificando che non ci sono alterazioni. E non ci sono notizie di effetti negativi nemmeno sulla prolificità femminile. Dopo 7,5 miliardi di vaccini somministrati in poco tempo, i limiti si sarebbero visti. La miocardite o la pericardite da vaccino? E’ vero, esistono, ma sono una sciocchezza rispetto a quelle che verrebbero in caso di Covid e che lascerebbero cicatrici indelebili.

Un contributo alla discussione è arrivato dal fresco consigliere comunale Franco Vaira, subentrato una settimana fa a Lorenzo Forcieri. “Nei bambini che hanno avuto il Covid la probabilità di contrarre una miocardite è 37 volte maggiore rispetto a quelli vaccinati. E poi c’è la sindrome multinfiammatoria sistemica, più frequente nei bambini che contraggono il Covid – ha esordito il medico oncologo –. Però il rischio di contagio è di 3 bambini ogni mille abitanti, statisticamente non dovrebbero esserci contagiati a Spezia e il rischio è dello 0,06 per cento. Sono convintamente a favore dei vaccini, ma i dati non indicano un’urgenza nel nostro Paese. Vista la delicatezza della situazione attenderei ancora per vedere gli esiti della sperimentazione in vivo che si sta facendo in Israele e negli Stati uniti”.
Il collega Fattorini ha replicato: “È vero, ma in una situazione del genere è necessario anticipare gli eventi negativo. Sia i dati israeliani che quelli americani che anche quelli cinesi dicono che il long Covid tra i bambini non è frequente, ma esiste. E che le miocardite, anche in soggetti asintomatici, sono più frequenti di quanto si pensi. E, come noto, il coronavirus è una possibile causa della Malattia di Kawasaki. E infine anche a livello cerebrale, dicono i colleghi del Meyer di Firenze, i bambini che contraggono la forma selvaggia del virus non stanno bene, tanto che vengono successivamente inquadrati in un percorso neuropsichiatrico. Le performance sono alterate, anche se probabilmente saranno recuperate nel tempo. I rischi di danni multiorgano, cerebrale e cardiaco, sono rischi che dovrebbero spingere a vaccinare i propri figli. I prossimi 20 giorni saranno decisivi: negli Usa sono arrivati a 10 milioni di bambini vaccinati, se ci fossero problemi si saprebbero”.

Infine, sempre da parte del dottor Fattorini, alcune delucidazioni su come saranno effettuate le somministrazioni.
“Avremo dosi pediatriche, per cominciare. Le farmacie possono anche andare bene, ma in età pediatrica è necessaria un’attenzione particolare, quindi credo sia meglio che le vaccinazioni si effettuino negli hub, con infermieri e ambulanze. Anche gli ambulatori non sarebbero l’ideale perché si correrebbe il rischio di sprecare dosi, in caso di mancato arrivo di qualche paziente prenotato. Negli hub, invece, ci sono gli amministrativi che sono pronti a chiamare le riserve. E inoltre, anche a causa dell’imminenza del picco influenzale, atteso intorno a Natale, le nostre sale d’attesa sono già piene: oggi ho vaccinato 40 bambini con l’antinfluenzale”.

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