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L'analisi di spezia-bologna

Prima di guardare la classifica, meritare di essere considerati una realtà credibile

Generico novembre 2021

Tre pali, un paio di parate di Provedel e il rigore che vale la vittoria. Non sarà nemmeno stato un Bologna spumeggiante quello sceso in campo oggi sul terreno bagnato di un “Picco” in tenuta invernale ma sufficientemente deciso a portare via a i tre punti, meritandoli. Il film della giornata ha un pessimo finale ma non è che prima si erano viste scene degne di essere salvate tra i preferiti. Nella mediocrità di una partita bruttina, il Bologna sembrava comunque avere una fisicità superiore e accelerate improvvise all’altezza della categoria; non si può dire davvero altrettanto dello Spezia che nel primo tempo arriva sul fondo soltanto una volta, quando Reca lascia sul posto il diretto avversario e mette una palla nel mezzo dove nessuno arriva. Per il resto si ricorda poco o nulla della prestazione offensiva degli aquilotti. Lo Spezia non ha comunque fatto le barricate come un Venezia, ma alla fine il risultato è una sconfitta, zero punti e una classifica che forse non si dovrebbe nemmeno guardare, tante sono le cose da rivedere: continuare a ragionare sul fatto che ci sono ancora tre squadre sotto può non essere il miglior viatico per trovare quella continuità, quella credibilità, che sono elementi fondamentali se non ti chiami Torino o Cagliari che poi un modo lo trovano o se non sei il Genoa che magari a gennaio può provare a migliorare il suo organico. (Come contare sui risultati delle altre, esercizio assurdo in questo momento del campionato: se accade questo vuol dire che non ci siamo.

Veniamo alle “cose tattiche”. Con Antiste attaccante esterno per finta, il 4-5-1 di Motta regge un tempo soltanto perché i centrali difensivi ce la mettono tutta per non dimenticare i dettagli. Per il resto ci sono i santi legni della porta di Provedel che aiutano una squadra capace di farsi vedere soltanto a tratti con il pressing spesso isolato di Kovalenko e un Bastoni, alla 50esima in maglia bianca, che è decisamente preferibile quando fa il suo mestiere anzichè perdersi nella linea mediana dove ha agito fino all’uscita di Reca. E’ uno Spezia che rispetto a Bergamo, gioca una decina di metri più indietro e si affida ai lanci lunghi, sperando in un Nzola in gran forma (anche oggi ha fatto bene, lasciando perdere il fallo di mano) e in un errore della difesa ospite che tuttavia non avviene. E’ una tattica possibile anche questa, magari poteva portare punti come con il Toro e invece viene fuori un ko amaro ma anche piuttosto meritato per i 90′ e per le statistiche. Zero punti come a Bergamo, ma è una sconfitta diversa perchè avviene in casa e contro un avversario meno impossibile da affrontare dell’Atalanta: con più sostituzioni nel motore, il pubblico dalla tua parte, la crucialità del match, ti aspetti altro…. E invece trovi un Bologna che, come fu lo scorso anno soprattutto nel 2-2 del “Picco”, ti ricorda cos’è la serie A: stavolta sul dischetto non va Barrow che nel 2020 sprecò il gol della vittoria ma il suo compagno di reparto che suggella un’ottima prestazione. Per lo Spezia nemmeno le pacche sulle spalle oggi, piuttosto cattivi pensieri che vanno lasciati da parte perchè avvelenano l’anima. Se ti proponi con generosità e perdi arrivano i complimenti, se invece ti copri, scegli le ripartenze e comunque perdi, nemmeno quelli arrivano. Ma ad un tifoso non frega nulla dei complimenti, è come dare ragione ad interlocutore per chiudere un discorso.

Prima del via i bianchi erano la quarta squadra ad aver subito più di 30 gol nelle prime 13 partite stagionali di Serie A nel XXI secolo dopo Parma (2014/15), Benevento (2017/18) e Torino (2020/21, unica delle tre a salvarsi alla fine) e sarà forse anche per questo che Motta si è messo il cappotto nella speranza di sfruttare una ripartenza e fare come ha fatto il già citato Venezia: massimo risultato con il minimo sforzo. E pensare che i bianchi dopo una serie di tre sconfitte interne consecutive avevano ottenuto fino ad oggi sette punti nelle ultime tre gare casalinghe di campionato: nella scorsa Serie A dopo le prime sei partite tra le mura amiche l’allora squadra di Italiano aveva raccolto meno della metà dei punti (tre) ma aveva compiuto delle imprese che non stiamo di nuovo a ricordare anche perché nessuno le ha dimenticate. Unirsi al coro del pianto non avrebbe senso, guardare le partite che mancano da qui al giro di boa un supplizio inutile, pensare ai giocatori potenzialmente mancanti un esercizio di rimorsi che non fa che demotivare chi questa maglia è chiamato ad indossarla e ce la sta mettendo tutta: non notare degli errori è però un fatto impossibile, il resto lo dirà il tempo: sapranno questi ragazzi migliorarsi così tanto da trovare quella credibilità di squadra? Saprà Thiago Motta agevolarli in questa maturazione accelerata? Una cosa è certa e la piazza è bene che la assuma con maturità: se questi saremo anche nel 2022 dovremo cercare di fare il massimo con loro, senza alibi e piagnistei e soprattutto non perdendo mai di vista il senso del realismo di una stagione che non è affatto nata in continuità con la scorsa anche se così sarebbe stato, almeno sino a fine giugno.

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