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Il bando "green ports"

Una chiatta per aspirare i fumi dei cargo nel porto “fotovoltaico”

L'Autorità di sistema portuale ha chiesto un finanziamento per coprire la stazione della Spezia Marittima con 40mila metri quadrati di fotovoltaico e utilizzare un sistema per catturare gli scarichi delle navi in banchina. E ancora: portare la capacità a 80MW con l'alta tensione interrata, costruire un generatore di idrogeno per trazione, colonnine di ricarica per veicoli e mezzi da lavoro e sostituire le torri faro con l'illuminazione a led. Servono 60 milioni, per ora il ministero ne garantisce 22.

METS (Maritime emissions treatment system)

Una chiatta approccia il cargo appena ormeggiato all’interno del porto commerciale. Si porta sottobordo, allunga un braccio estensibile fino al fumaiolo della nave e comincia a prelevare le emissioni prima che si disperdano nell’atmosfera. Aspira fino al 95% dell’anidride solforosa e del particolato e almeno il 60% degli ossidi di azoto. Quando la portacontainer riprende il mare, la chiatta si stacca con il suo carico di polveri inerti, un rifiuto speciale da avviare a smaltimento. E’ una delle ipotesi su cui lavora l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale per abbattere l’impatto inquinante delle proprie attività. E’ anzi più di un’ipotesi: è un progetto per cui è stato chiesto un finanziamento al Ministero della transizione ecologica da 11,980 milioni di euro.

Il sistema METS (Maritime emissions treatment system) è già stato sperimentato in alcuni porti statunitensi, tra cui quello di Los Angeles. “Ha il pregio di poter essere associato ad altre tecnologie, come il cold ironing, l’elettrificazione dei moli -, ha spiegato questa mattina l’ingegner Davide Vetrala dell’Adsp durante la terza giornata del convegno La Spezia Green -, non richiede modifiche alle navi e non necessita di depurazione”. Per metterlo in pratica nei porti della Spezia (e forse di Marina di Carrara) si attendono i finanziamenti del bando Green Ports, a cui Via del Molo ha partecipato in agosto. “La nostra è una delle oltre cento proposte arrivate al Ministero della transizione ecologica – ha spiegato il dirigente -. Abbiamo chiesto fondi per 60 milioni e ad oggi sappiamo che, dopo la fase preliminare, ce ne saranno affidati 22”. Una cifra che potrà raddoppiare nei prossimi mesi.

Il progetto della copertura della Spezia Marittima

 

Nel programma arrivato a Roma dalla Spezia, il grosso è composto dalla nuova copertura della stazione della Spezia Marittima. Una gigante balena di acciaio e vetro ricoperta di pannelli fotovoltaici per 40mila metri quadrati: sei volte il campo da gioco dello stadio Picco. L’ispirazione viene dalla stazione di Torino Porta Susa. “Avrebbe funzioni fonoassorbenti, ovvero sarebbe in grado di abbattere le emissioni acustiche di 3-6 dB – ha spiegato Vetrala -. E potrebbe, secondo i nostri calcoli, produrre fino 6 MW di energia elettrica da immettere in rete o usare direttamente per il porto”. Un’opera che seguirebbe quella di ampliamento dello scalo commerciale, che entro il 2024 dovrebbe vedere transitare fino a 24mila treni l’anno.

Torino Porta Susa

 

E ancora: 13,750 milioni di euro andrebbero nella costruzione di una stazione di distribuzione di energia elettrica ad alta tensione. “Utilizzando l’area degli Stagnoni acquisita a dicembre 2020 dal Demanio Marittimo – ha esposto il manager -. La linea sarebbe interratta, in modo da abbattere notevolmente le dispersioni attuali. In questo modo il porto potrebbe avere a disposizione gli 80MW che riteniamo sia il nostro fabbisogno futuro per uno scalo sempre più elettrico”. Equamente distribuiti tra attività commerciale e attività crocieristica: 40MW per una e 40MW per l’altra.

Tra le richieste al ministero ci sono anche 4,9 milioni per coprire di pannelli fotovoltaici gli edifici portuali; 2,6 milioni di euro per acquistare dei generatori ad idrogeno e sostituire quelli a diesel e 2,55 milioni per sostituire con impianti a led le torri faro del porto (una parte destinate a Marina di Carrara). Elettrico ed idrogeno sono le due direttrici su cui si muove la programmazione. Legate nel porto del futuro, qualcosa che si vede bene nel progetto di realizzare un impianto di produzione di idrogeno per veicoli terrestri (1,985 milioni) direttamente dentro il porto, usando l’idrolisi e l’energia solare.

Stazione produzione idrogeno

 

D’altra parte l’acquisto di almeno un minivan ad idrogeno, insieme a sette veicoli elettrici (329mila euro) a servizio degli spostamenti delle persone è parte del fasciscolo di risposta al bando. “Molti terminal nel mondo ad oggi spingono per convertire i propri mezzi alla trazione elettrica o all’idrogeno”, fa notare Vetrala. Le prime gru ruotate elettriche iniziano a comparire sui moli degli scali più vivaci, da cui la richiesta di 1,359 milioni per costruire una rete di colonnine ricarica non solo per autoveicoli. Infine si pensa anche all’efficientamento delle sedi dell’autorità (400mila euro): sia quella della Spezia che quella di Carrara hanno bisogno di un nuovo impianto di condizionamento. Entro il 2022, per i progetti approvati, si dovrà andare alla progettazione esecutiva. Per il completamente c’è tempo fino al 2026.

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