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Enel, il ministro Cingolani: “Transizione senza il gas? Non è il momento per voli pindarici”. Terna: “Rischi di tenuta del sistema”

Mentre si avvicina l’addio alla combustione del carbone nella centrale Enel della Spezia, ancora non si ha un’idea di quello che sarà il parere definitivo del ministro della Transizione ecologica sul progetto di centrale a gas proposto dall’azienda come riconversione dell’impianto attuale. Il progetto ha trovato l’opposizione di tutte le forze politiche spezzine (con distinguo in termini di tempistiche e di responsabili individuati) e alcune settimane fa anche il consiglio regionale ha approvato un documento contro l’installazione di una nuova caldaia a Vallegrande. L’amministrazione comunale ha avviato l’iter per una variante al Puc che impedisca l’utilizzo di fonti fossili nell’area, a dimostrazione della contrarietà della città rispetto alla proposta di Enel. Il provvedimento, si sa, potrebbe essere scavalcato facilmente da Roma nel caso in cui il sito spezzino venga ritenuto necessario per il mantenimento dell’equilibrio della rete elettrica nazionale.

Il tema è complesso e il momento è topico, con un sistema industriale finalmente in ripresa e una richiesta di energia in continuo aumento anche da parte dei privati e del mondo del trasporto. E in futuro il fabbisogno non potrà che aumentare. Il comparto energetico italiano sta approcciando la fase di uscita dal carbone con qualche imprevisto di troppo, come la scadenza dei termini delle autorizzazioni per gli impianti con i quali i produttori di energia elettrica hanno partecipato alle aste del Capacity market 2023. E tra le autorizzazioni mancanti (per la gioia della politica spezzina) c’era anche quella spezzina, fermo all’ultimo step negli uffici ministeriali. Se l’esclusione dalla produzione 2023 poteva suonare come un segnale confortante, nel giro di poche settimane le reali necessità tecniche della rete gestita da Terna hanno spinto il ministero a dare il il via libera che il Mite ha dato all’esclusione dell’Aia dalle autorizzazioni necessarie per partecipare all’asta del Capacity market per il 2024/2025.

La transizione è da portare a termine e il ministro Roberto Cingolani non si nasconde dietro a un dito. Le questioni tecniche impongono risposte tecniche, di quelle che un politico non vorrebbe dare mai.
La decarbonizzazione può passare solamente attraverso il gas?“, domanda la giornalista di Report a Cingolani (in onda questa sera alle 21.15).
In questo momento è inutile che facciamo voli pindarici, adesso c’è poco da inventarci. Abbiamo nove anni per centrare il target di Parigi del 55 per cento di decarbonizzazione rispetto al 1990. Lì credo che la tecnologia ci darà risposte enormi“. In attesa di materiali e processi più efficienti, non resta che affidarsi al gas per garantire stabilità al sistema: questa la tesi del ministro, condivisa da gran parte del mondo scientifico. Nella puntata di Report verrà spiegato come Enel abbia ottenuto 750 milioni di euro dalle aste del Capacity market per ammodernare e realizzare ex novo diversi impianti sparsi per l’Italia, compreso quello della Spezia.

L’ultimo, ma non meno importante, tassello che può svolgere una funzione importante nella composizione dell’orizzonte futuro dell’area di Vallegrande è il Rapporto adeguatezza 2021 pubblicato di recente da Terna, il gestore della rete italiana.
Nel monitoraggio viene spiegato come ci siano criticità da affrontare oggi per evitare problematiche future nella fornitura di energia alla popolazione e alle imprese. “Nella penisola – scrive Terna – le aree maggiormente esposte a rischio di adeguatezza sono quella Nord e Centro Nord. In particolare, al 2025 la completa dismissione del parco di generazione a carbone, non sarà adeguatamente compensata dallo sviluppo delle fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo. Nemmeno la capacità assegnata nelle aste del Capacity market del 2019 sarà sufficiente a riportare il sistema al di sotto della soglia standard di adeguatezza; risulta invece necessario che si verifichino le seguenti condizioni: la completa realizzazione della nuova capacità assegnata già nelle aste del 2019, inclusa quella che ad oggi deve ancora completare l’iter autorizzativo presso gli uffici competenti; l’acquisizione di ulteriore nuova capacità tramite il Capacity market”.
In particolare Terna fa notare che la dismissione del carbone porterà a perdere 6,3 GW che saranno solamente in parte compensati da nuova capacità di produzione già autorizzata (4,3 GW), mentre si raggiungerebbero i valori necessari aggiungendo anche gli impianti non autorizzati (2,2 GW, poco meno di metà dei quali previsti alla Spezia).
Secondo Terna “il sistema elettrico italiano mostrerà ancora, specie nel 2025, un rischio di mancata copertura del carico”. “Questo – si legge ancora – significa che nei prossimi anni, per poter proseguire con il processo di decarbonizzazione del settore elettrico, occorrerà portare a conclusione tutti i processi autorizzativi e quindi la realizzazione e messa in esercizio degli impianti già assegnatari di contratti per capacità nuova nell’ambito delle precedenti aste e, infine, assicurarsi nuova capacità disponibile in misura tale da colmare il deficit di offerta”.

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