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“Cinquecento lavoratori spezzini del settore ambiente sono senza rinnovo del contratto da 27 mesi”

Presidio sotto la prefettura da parte dei sindacati Cgil, Cisl e Uil. Al centro del dibattito oltre al rinnovo del contratto nazionale anche i rapporti sindacali.

Più di 500 lavoratori spezzini nel settore ambiente stanno aspettando il rinnovo del contratto da 27 mesi. Il problema ha carattere nazionale e da questa mattina è partita la mobilitazione nazionale che vede uniti Cgil, Cisl e Uil.  Stamani delegazioni sindacali e lavoratori si sono ritrovati sotto la prefettura per ribadire la necessità di rinnovare il contratto e migliorare la qualità del lavoro di chi durante la pandemia non si è risparmiato partendo anche da situazioni delicate come la mancanza di dispositivi adeguati e dover smaltire anche rifiuti Covid.

“Durante la fase pandemica questi lavoratori hanno dovuto smaltire derivanti dall’emergenza sanitaria, una situazione pericolosa – ha detto Roberto Palomba di Fp Cgil -. A inizio pandemia la situazione scoppiò improvvisamente e non c’erano i tempi tecnici per avere tutti i dispositivi adeguati. Ora però la fase critica è passata e anche il periodo di recessione dovuto alla pandemia. Sentiamo parlare di Pil al 6 per cento, di Pnnr a nostro avviso è arrivato il momento di creare nuovi posti di lavoro e migliorare le condizioni di chi un posto ce l’ha già. La partita non è soltanto per questo contratto di lavoro ma anche per altri. Dobbiamo rinnovare i contratti delle funzioni centrali, degli enti locali e nelle cooperative nella sanità pubblica e privata. Bisogna darsi da fare. E’ inutile parlare di un nuovo Piano Marshall, gli aumenti sono sotto gli occhi di tutti”.

I numeri spezzini nel settore ambiente sono alti, come detto, il mancato rinnovo coinvolge più di 500 lavoratori. Sempre alla Spezia per i sindacati la gestione del rapporto diretto con Iren si fa sempre più complesso. Trattandosi di una grande azienda, il confronto si svolge molto meno sul territorio e più sul terreno nazionale. Per Uiltrasporti sono intervenuti Marco Furletti e Stefano Cima.  “I numeri sono alti e durante la pandemia non ci siamo fermati un solo giorno – ha detto Cima – anche in condizioni critiche per l’assenza di mascherine e guanti. Dovevamo garantire servizi importanti. Però non abbiamo avuto alcun ritorno”.

Con le parti datoriali c’è una rottura sul tema delle relazioni sindacali- ha detto Furletti -. E’ importante dare continuità alle disposizioni del contratto nazionale di lavoro, perché ci sono delle articolazioni precise per lo sviluppo dei rapporti sindacali. La discussione va mantenuta soprattutto sugli orari e la riorganizzazione di lavoro che hanno ricadute sulla salute e la sicurezza dei lavoratori. Nel nostro territorio dopo l’avvento del gruppo Iren è cambiato il quadro delle relazioni sindacali, perché i gruppi come questo definiscono il quadro completo solo in tavoli nazionali. Sul territorio diventa più difficile spostare in termini economici ciò che viene stabilito a livello nazionale. Va rafforzato il quadro sul territorio e invece le parti datoriali sembrano andare in senso contrario. Un altro aspetto che va tenuto in conto è quello del salario, il contratto al centro della discussione si va a collocare in un livello alto della scala qualitativa della contrattualistica nazionale. Ventisette mesi cominciano a essere tanti”. Poi Francesco Tartarini, in rappresentanza di Fit Cisl, ha aggiunto: “Quello di oggi è solo un primo passo e se non arriveranno delle soluzioni concrete torneremo qui sotto. Sul territorio dobbiamo avere unicità del contratto nazionale, perché abbiamo tante aziende anche non dipendenti da Iren che lavorano con lo stesso contratto. L’indotto è spaventoso. La maggior parte dei contratti a livello nazionale sono in fase di rinnovo, questo del settore ambiente è fermo da 27 mesi. E’ una cosa inaccettabile”.