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Il decennale

Vernazza non dimentica, ma l’alluvione è alle spalle: “Quello che è successo l’abbiamo nel cuore, non nella testa”

Oggi a Vernazza è tempo di sgranare l’uva per lo sciacchetrà, il sole degli ultimi giorni ha fatto il suo dovere. Intanto si avvicina una data particolare e a Palazzo civico si organizzano gli ultimi dettagli per gli appuntamenti organizzati.

Come accade per tutto il mondo pensando all’11 settembre 2001, chi ha vissuto anche solamente da vicino il dramma dell’alluvione che dieci anni fa ha colpito lo Spezzino e la Lunigiana ricorda esattamente gli avvenimenti del 25 ottobre 2011. È una giornata scolpita nella memoria, così come lo sono le immagini delle Cinque Terre e dei borghi della Val di Vara cancellati dal fango, dei ponti strappati dalle sponde dei fiumi e delle strade interrotte. Così come la lunga e incerta conta dei dispersi, poi diventati vittime.

“Mi è tutto rimasto impresso. Tutto iniziò con condizioni estreme di vento e mare e poi caddero 500 millimetri d’acqua in meno di tre ore. Si capiva man mano che c’era qualcosa di anomalo, ma non potevamo immaginare quello che è avvenuto dopo. Era stata emanata l’allerta meteo di primo grado e avevamo messo in atto tutte le misure di Protezione civile che erano previste all’epoca, ma tra le 13.30 e le 15 è scesa una pioggia impressionante”. Enzo Resasco era all’epoca sindaco di Vernazza e nei gironi seguenti sarebbe stato ribattezzato “il sindaco eroe”, mentre il video del fiume d’acqua e fango che si abbatteva sulla marina del paese trascinando con sé auto e gozzi faceva il giro del mondo. “Alle 15.20 sono sceso a Fontana vecchia – racconta ancora l’ex sindaco – e dirigendomi verso il Comune dissi di non far uscire i ragazzi da scuola. Poco dopo arrivò l’ondata di piena. Gli uomini della Protezione civile fecero mettere in salvo i dipendenti della banca sul soppalco e poi salimmo verso il municipio e iniziammo ad allestire la chiesa sconsacrata per accogliere i turisti. Se quel disastro fosse successo qualche settimana prima, con il paese pieno di turisti sarebbe stata una strage. Poco dopo il paese era diviso in due con il torrente tracimato che aveva coperto tutto e trascorremmo la notte in gran parte senza corrente elettrica”.

Alluvione Vernazza

La parte alta del paese era stata investita dal mare di fango che si era accumulato a monte: decine di frane e smottamenti, compreso un terrapieno che fungeva da parcheggio, si abbatterono in un’unica onda devastando tutto.
Tra i più danneggiati fu Francesco Villa, l’allora comandante della Polizia municipale di Vernazza e Monterosso. Dal 2019 ha raccolto il testimone di Resasco. “La furia dell’acqua – ricorda – portò via tutto da casa mia, anche i lampadari e alcuni radiatori. Il torrente era entrato, aveva creato un vortice e l’aveva svuotata. Non avevo più niente, letteralmente. Dovetti chiedere anche la biancheria in prestito”.

Alluvione Vernazza

I primi soccorritori arrivarono la sera stessa: tre vigili del fuoco a bordo di un mezzo a gasolio di Trenitalia. Intanto si susseguivano le voci di concittadini dispersi, amici, vicini di casa visti poche ore prima. “Trascorremmo la notte nell’angoscia di non avere notizie di Pino e Sauro e la mattina si venne a sapere che anche Giuseppina non era stata trovata a casa”. Pino Giannoni, Sauro Picconcelli e Giuseppina Carro, sono loro le tre vite strappate dal fango al paese di Vernazza. L’ultimo saluto verrà tributato solamente il 23 dicembre in un funerale unico, dopo che i corpi vennero recuperati sulle coste francesi.

Già dal giorno dopo però Vernazza voleva ripartire. “Non ci siamo mai spaventati – aggiunge Resasco – e abbiamo sempre sentito il sostegno dei volontari e delle istituzioni”. La spinta alla ripartenza fu tale che nei giorni successivi il sindaco venne colto da malore dovuto allo stress da fatica: sempre in azione, giorno e notte, per far fronte alle continue emergenze. Fu in quel frangente che la comunità delle Cinque Terre dimostrò ancora una volta di quanta volontà poteva disporre.
“Due giorni dopo ad attendermi in stazione c’erano tutti. E bisognava darsi da fare per evacuare il paese: era stata emanata un’altra allerta e nei giorni seguenti i danni e le vittime si contarono a Genova. A Vernazza rimanemmo in una quarantina, ma pian piano riuscimmo a ritornare verso la normalità. Fu un’esperienza tragica, ma abbiamo sentito davvero la solidarietà di tutti. Nell’emergenza siamo stati ancora una volta meravigliosi, e nelle sfide come il coronavirus e i cambiamenti climatici dobbiamo ricordare cosa è successo e lavorare affinché non accada nuovamente. Sono stati fatti grandi passi avanti in termini di prevenzione e ora bisogna ragionare in termini di resilienza, tenendo presente che quello che è sicuro oggi potrebbe non esserlo tra dieci anni. I nubifragi sono sempre più frequenti e violenti, bisogna agire in prospettiva”.

Alluvione Vernazza

Nel corso di questi dieci anni l’obiettivo cui hanno teso i lavori di messa in sicurezza e ripristino è stato questo, ma l’imperativo è proseguire a progettare guardando avanti.
“Anche grazie al sostegno di tanti privati sono stati effettuati molti interventi di riduzione del rischio idrogeologico. Abbiamo da poco completato la pulizia annuale del torrente – spiega il sindaco Villa –liberando argini e greto dagli alberi. Il parcheggio a monte del paese non è stato ricostruito e sono state collocate reti di contenimento dove era necessario. Diciamo che se oggi cadesse la stessa pioggia di dieci anni fa non si verificherebbe lo stesso disastro. L’acqua può scorrere con meno ostacoli e il letto del torrente è stato ampliato nella parte bassa, mentre sono stati rimossi le abitazioni e le aree di sosta che si trovavano troppo vicini al greto del corso d’acqua”.
La sentieristica è ritornata quasi alla rete precedente all’alluvione, ma alcuni tratti come il Sentiero Verdeazzurro tra Monterosso e Vernazza sono soggetti a monitoraggio geologico e a chiusure periodiche.
“La viabilità è completamente percorribile, anche se ci sono ancora alcune criticità sulle strade provinciali. Le risorse a disposizione sono poche e i lavori complessi: di recente sono stati spesi 100mila euro sulla provinciale 61 per sistemare la regimazione delle acque su un tratto di strada compreso tra San Bernardino e Vernazza. E abbiamo dovuto far fronte a una frana in località Prevo, sopra Corniglia”.

Alluvione Vernazza

Gli effetti dell’alluvione, dunque, sono quasi alle spalle. “Trascorsi dieci anni possiamo dire che abbiamo quello che è accaduto nel cuore, ma non nella testa. I lutti e i danni che abbiamo subito sono stati pesantissimi, ma siamo ripartiti e stiamo andando avanti nella maniera giusta. L’alluvione non è come il terremoto, che purtroppo sappiamo bene per quanto tempo protrae i suoi danni: oggi a Vernazza e a Corniglia l’alluvione non si vede più: le attività sono ripartite, il turismo va. Ci siamo rialzati e ora stiamo lottando per uscire dal Covid-19, un’altra batosta. Ma bisogna agire tutti assieme, come abbiamo fatto nei giorni dell’alluvione, senza guardare chi stavi aiutando”.

Alluvione Vernazza