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Da pellegrotti a barcellone

Pignone, i ponti e quel canale scolmatore che rimase solo sulla carta

“Quando sono entrato nella piazza del paese ho visto le facce stupite, sconvolte, disperate ma non posso dimenticare come sia scattata, nel giro di poche ore, la solidarietà di tutti coloro erano venuti a conoscenza del nostro isolamento. Non solo a Pignone non arrivavano le strade ma nemmeno i telefoni funzionavano”. Antonio Pellegrotti era sindaco di Pignone il 25 ottobre 2011, uno dei borghi colpiti da quell’alluvione ma anche uno dei luoghi sulle prime dimenticati dai tiggì e dalla stampa, riversatasi nel frattempo nel levante ligure da tutta l’Italia: “Quella condizione responsabilizzò ancor di più i pignonesi che si misero immediatamente a spalare fango, a togliere i tronchi e così nella vicina Casale. Ma non fu facile perchè effettivamente ci volle qualche giorno prima di vedere quassù gli aiuti”.

Quel “buco” in verità fu coperto da chi, con mezzi propri e per puro spirito di volontariato, ha raggiunto il paese e si è messo a disposizione: “Penso ai ragazzi della Curva Ferrovia, che nessuno a livello istituzionale voleva ma io decisi in autonomia perché Pignone aveva bisogno tutte le braccia possibili. A loro si è aggiunta tanta gente comune”. Il ponte fu spazzato via, oltre al duro colpo diretto, se ne andò anche il simbolo del paese: “Ho visto tanti anziani perdere effetti personali ma il fatto del ponte era la coa più triste” – continua Pellegrotti che rimane dubbioso sulla consapevolezza di quanto è accaduto: “Non so se queste cose lasciano davvero dei segni positivi perché sono un po’ pessimista non solo nei confronti delle persone ma delle istituzioni. La regimazione delle acque limiterebbe i danni ma bisogna tornare a parlarne, fare educazione fin dalle scuole, stanziare fondi di prevenzione e non soltanto d’emergenza”.

Casale di Pignone

Dieci anno dopo, come vede la situazione sotto questo profilo? “E’ stato rifatto il ponte vecchio, sistemato quello carrabile. Al tempo della mia amministrazione fu progettato un canale scolmatore dal costo piuttosto elevati. Ecco, dieci anni dopo, i ponti ci sono, ma lo scolmatore no: invece doveva essere la condizione necessaria e sufficiente. Quella infrastruttura sarebbe servita ad evitare un altro allagamento di quella portata. Forse Casale ha una condizione migliore: il nuovo ponte ha una luce molto più ampia rispetto al livello dell’acqua, diversamente da Pignone: due metri sono troppo pochi. Io, a dir la verità, pensai anche alla costruzione di una strada che passasse da un’altra parte, avevo anche trovato dei finanziamenti ma alla fine decisero diversamente”.

Macerie sul torrente

Ivano Barcellone è il sindaco di oggi e domenica ha partecipato ad una sobria parentesi di preghiere per quei giorni di grandissima difficoltà per tutta la Val di Vara. Anche con lui si riavvolge il nastro, partendo dal ricordo di quell’evento, per poi ragionare su quanto è stato fatto e quanto bisognerà ancora fare per la messa in sicurezza di quel versante: “Non si possono dimenticare il fango ovunque, gli alberi che uscivano dalle finestre dei primi piani, ricordo la forza della natura. Pignone ebbe grandi danni ma nessuna vittima e gioco forza rimase meno in vista rispetto ad altri luoghi. In questi anni sono arrivati un po’ di soldi dalla Regione Liguria per la messa in sicurezza dei canali di Pignone e Casale. E’ stato realizzato il nuovo ponte, si è operato per l’innalzamento delle sponde per garantire la messa in sicurezza del centro storico con un investimento da 150mila euro per la parte centrale del canale. In prosecuzione con il lavoro iniziato negli anni passati, abbiamo ordinato uno studio idraulico”.

Pignone

Pellegrotti ha parlato di canale scolmatore, perché non si è andati avanti su quella scia? “Oltrechè invasiva, è un’opera troppo onerosa per un paese come Pignone – ha continuato Barcellone -. Peraltro non si può agire a lotti per cui si devono studiare altre vie. E comunque non ci sta. La strada da un’altra parte? Anche quella fu proposta ma anche abbandonata prima che io arrivassi. Da parte nostra abbiamo eseguito sempre la pulizia annuale dei canali e nel frattempo iniziato e finito i lavori a Casale, con collaudo previsto a breve, abbiamo investiti sul canale di Pignone e su alcune strade boschive di collegamento con Casale, regimando le acque che scendono dalle vecchie mulattiere. Abbiamo infine ottenuto un contributo per poter progettare il nuovo ponte all’accesso dell’abitato ad un’unica campata così da poter togliere quel pilone che fu una delle causa dell’allagamento di Pignone. Appena avremo il progetto esecutivo, chiederemo soldi al Ministero”.

Pignone
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