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Dieci anni dall’alluvione: “Una potenza distruttiva mai vista”

Negli ultimi dieci anni tra le opere di difesa idraulica dei fiumi Magra e Vara che comprendono anche l'escavazione del Magra sono stati stanziati più di 32milioni di euro. L'ex responsabile provinciale della Protezione civile, Maurizio Bocchia, protagonista in quelle drammatiche settimane d'emergenza, rivolge un appello all'amministrazione provinciale: "Istituire un nucleo di Protezione civile, del quale sono rimaste le competenze, per dialogare direttamente con i Comuni".

In dieci anni può cambiare il mondo, in provincia della Spezia il 25 ottobre 2011 si è stravolto in un attimo. Il colore del cielo era impressionante, gonfio scuro, e il tempo era scandito dalla pioggia battente. Ma mentre tutti guardavano al mare, il dramma, anzi, la tragedia arrivò però qualche ora dopo: un’autentica bomba d’acqua si è scaricata sul territorio lasciando uno squarcio nelle strade, nei borghi dalla Val di Vara, passando per le Cinque Terre, la Val di Marga fino alla Lunigiana. In sei ore 542 millimetri di pioggia, caduta sulle province della Spezia e Massa Carrara, tredici decessi, tre dei quali (tutte le vittime di Vernazza) ufficializzati soltanto quindici-venti giorni più tardi con i rinvenimenti dei corpi al largo della costa francese. Morte, distruzione e assenza di comunicazione, per giorni, restano ricordi indelebili di quelle tragiche giornate.

Maurizio Bocchia

La Prefettura della Spezia divenne il braccio operativo per il confronto con i territori e unica area in cui venivano diramate le informazioni ufficiali. Arrivarono cronisti da ogni parte d’Italia mentre la Protezione civile insieme all’Esercito si organizzarono per raggiungere le aree prima distrutte dalla violenza brutale del maltempo e poi sommerse di fango. Niente era più come prima, ma in quei tragici momenti ci fu una mobilitazione mai vista: volontari da tutta Italia, spezzini espatriati, associazioni del territorio, imbracciarono gli arnesi e partirono alla volta dei territori colpiti. E mentre ancora c’era chi ricordava l’alluvione di Firenze e il segno lasciato dalla piena dell’Arno nel 1966, da qualche parte, sulle facciate delle case, come è stato per Vernazza e Monterosso, si vedono ancora i segni del fango. L’Italia si strinse attorno ai territori colpiti e arrivarono fondi, cominciarono le inchieste giudiziarie e la storia ha fatto il suo corso. Però a distanza di dieci anni quella ferita, quando in autunno il cielo si fa più scuro chi fu testimone di quei tragici eventi ha ancora un sussulto, segnale che l’alluvione del 2011 non può diventare un ricordo sbiadito. Qualche tempo dopo alla Spezia venne organizzato al Palazzetto dello Sport un concerto benefico e una conseguente raccolta fondi con i più grandi cantanti dell’epoca. Anche quella è storia.

Alluvione Vernazza

Ruolo centrale nel coordinamento dei soccorsi, oltre alla Prefettura, fu la macchina della Protezione civile della Spezia. In quei giorni Città della Spezia seguì in diretta gli accadimenti in tutti i comuni coinvolti con reportage, video e foto che ritroverete in questo piccolo speciale. E a proposito di Protezione civile, ci fu un proficuo lavoro d’equipe soprattutto per portare notizie fuori dai territori colpiti, per molti giorni nemmeno raggiungibili con il telefono e internet. Uno dei collanti fra chi aveva bisogno d’aiuto e chi invece voleva mettersi a disposizione delle causa, fu senza dubbio Maurizio Bocchia, oggi funzionario regionale della Protezione civile. “Non eravamo abituati a eventi di quella capacità distruttiva – esordisce Bocchia -, però tornando indietro di dieci anni le istituzioni erano radicate sul territorio, il coordinamento della Prefettura e la Provincia erano più forti di competenze e disponibilità economiche. Il sistema di Protezione civile riuscì ad essere reattivo sin dai primi momenti e per tre mesi restò aperto il coordinamento provinciale, diretto dall’allora prefetto Forlani che con le sue capacità, passione e presenza continua creò quel percorso. Permise che tutte le funzioni che imparammo le seminammo attraverso i volontari, i territori e le Guardie ecologiche volontarie che si distinsero per l’impegno sulla viabilità. Le emergenze si distinguono per due cose fondamentali: la gestione della viabilità e le comunicazioni. Nelle prime 24 ore mancarono proprio le comunicazioni e la Provincia supportata dalle ditte, supportate dalla Protezione civile riuscirono, nel fondovalle sia della Val di Vara che delle Val di Magra, a ricreare i collegamenti che mettevano in sicurezza il territorio nell’assistenza alla popolazione”.

Alluvione Vernazza

Osservare i territori martoriati a quel modo fu uno shock per tutti ma ogni realtà, anche in tempi diversi, riuscì comunque a rialzare la testa. “Questi territori hanno reagito – prosegue Bocchia – grazie anche alle istituzioni. La sensibilità della popolazione e delle macchine di Protezione civile a livello comunale sono aumentate notevolmente. Pprima dell’evento del 2011 le squadre si contavano sulla punta delle dita, oggi quasi tutti i Comuni ne hanno una: questo significa che c’è stata una forte sensibilizzazione sui territori stessi. Soprattutto i giovani hanno sentito l’esigenza di dare qualcosa ai luoghi di appartenenza iscrivendosi”.

Non dimentichiamoci

Oggi però non dev’essere soltanto una giornata di ricordo: “L’acqua che cadde in quelle 12 ore fu un’enormità. Purtroppo gli eventi ultimi dell’entroterra genovese hanno segnalato una quantità d’acqua notevolmente superiori. Dieci anni fa ci furono vittime, oggi fortunatamente non ce ne sono state. Ci sono dunque delle situazioni in cui il territorio è più o meno esposto. Facciamo un esempio: se la quantità d’acqua segnata dall’idrometro sul ponte Borghetto-Brugnato si riscontrasse nel Golfo della Spezia, mezza città sarebbe sott’acqua. Abbiamo delle vulnerabilità soprattutto nelle aree urbane sia in Val di Magra che nel Capoluogo di provincia hanno maturato in due secoli delle sensibilità dal punto di vista dei rischi idraulici e geologici relativi. Tutti i corsi d’acqua dal Fossamastra allo Sprugola presentano dei restringimenti che quantità di acqua superiori possano creare degli stati di pericolosità. Viene da chiedersi cosa si possa fare. Non possiamo certamente buttare all’aria la città ma è necessario fare formazione e informazione. I media possono dare molto e anche i Comuni con l’Alert system possono contribuire a diminuire i rischi per la popolazione”.

Gli effetti dell'alluvione sulla farmacia di Pignone

Negli ultimi dieci anni tra le opere di difesa idraulica dei fiumi Magra e Vara che comprendono anche l’escavazione del Magra sono stati stanziati più di 32 milioni di euro. “In questi dieci anni  – prosegue Bocchia – la Regione Liguria, soprattutto nell’ultimo periodo, ha stanziato molti finanziamenti. Oggi mi occupo ancora della gestione manutentiva del fiume Magra e abbiamo una disponibilità economica annuale per la direzione di tutto ciò che si è costruito: mettendo le arginature, un esempio sono gli argini bassi di Fiumaretta, non si assorbono le piene straordinarie ma permettono che una come quella che accadde nel 2011 possa essere contenuta. A monte, nella Piana di Ameglia, Cafaggio, Arcola, a Vezzano Ligure nelle zone di Bottagna, Pian di Valeriano, Pian di Follo a Follo, sono tutte zone messe in sicurezza grazie agli interventi finanziati sia da contribuzioni nazionali e comunitari ma realizzati da Regione Liguria. E’ una somma significativa per far capire lo sforzo che il Pubblico ha fatto per un territorio colpito e senza dimenticare che la Val di Magra ha più di 100mila abitanti e i poli industriali sono vicini al fiume. Questi interventi di arginatura hanno creato delle condizioni di sicurezza anche se non totale”.

Borghetto alluvione

C’è la vita delle persone nel mezzo, con i loro luoghi, le loro storie. Il futuro è in gioco, cosa diremo nel 2031. “Dieci anni fa il sistema di Protezione civile resse – continua Bocchia – in parte anche in questi anni. La rimodulazione delle competenze delle Province ha indebolito quello che è la presenza dell’istituzione dell’intervento immediato. La Provincia doveva essere soppressa ma così non è stato. Rivolgo un appello all’amministrazione di istituire un nucleo di Protezione civile, del quale sono rimastre le competenze, per dialogare direttamente con i Comuni. La Regione anche se ha competenze di Difesa del suolo non può avere la stessa reattività sul territorio perché gestisce tutto il territorio regionale. C’è questa possibilità e in parte di necessità per il futuro di rivedere il momento della gestione dell’emergenza. Con i contributi che la Regione dà ai singoli Comuni c’è stato un aumento di investimenti sull’aspetto manutentivo”.

02.11.2011 ALLUVIONE ROCCHETTA DI VARA

L’uovo di Colombo. “Per crescere ulteriormente ci sono due soluzioni – conclude Bocchia -. Una è diretta assieme ai Comuni perché conoscono il proprio territorio, ma devono essere aiutati economicamente. Aggiungo che in passato la Provincia chiedeva una contribuzione aggiuntiva per i Comuni per far muovere una quantità maggiore di denaro. Dovremmo tornare in quell’ottica proprio perché la gestione del territorio sulla dimensione del rischio è anche la competenza del Comune. L’altra soluzione è indiretta: quella di creare, come ha fatto la Regione Toscana, i consorzi di bonifica. Si tratta di un ente titolato che lavora solo ed esclusivamente per la diminuzione del rischio operando in bonifiche nei territori. Da anni ci sono situazioni che portano in questo senso ma non si riescono a concretizzare. Per la provincia di Spezia ce n’è uno che può coprire, almeno, la Val di Magra che ha un fiume dal carattere torrentizio e ha piene che arrivano a 6-8 metri di altezza, creando situazione di allagamento che vanno gestito. Il nodo per la creazione di questo consorzio è l’istituzione di una tassa di scopo. Questo accade, al momento, in una porzione di territorio che va dal Comune di Santo Stefano Magra, fino a quello di Luni che è il Consorzio del Canale Lunense che collabora con noi nella manutenzione del Magra”.

Borghetto alluvione

 

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