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Una storia spezzina

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I reali a Le Grazie nel 1856, refuso o fake news?

Generico ottobre 2021

Anche se l’ho e ridetto già un sacco di volte, non mi stanco di ripetere che, essendo io uno specialista del settore, dei refusi non mi scandalizzo. Succede, sono cose che a chi usa la penna capitano. A tutti.

Pensate che Cavour, e non dico uno qualunque, in una lettera che scrive da Genova sbaglia il nome del posto da cui spedisce e mette Torino. Tanta è l’abitudine. Ma subito s’accorge dello sbaglio e rimedia all’istante: una bella righetta sopra a cancellare ed ecco pronta la correzione: Genova. Era domenica 22 aprile 1860, il giorno precedente il Conte era stato alla Spezia per decidere la nuova location dell’Arsenale.

E sì, certo, con la carta è facile. Basta un frego sopra o darci con la gomma e l’inconveniente sparisce. Più difficile è farlo con il marmo.

Già ho fatto notare lo sbaglio della data di nascita di Ubaldo Mazzini nella targa sopra il portone della casa in cui nacque. La lapide lo fa venire al mondo il 5 dicembre invece che il 3.

I refusi succedono anche con la pietra. Il lapicida copiava da un testo sbagliato oppure, lo spero per lui, distratto dalle grazie di qualche leggiadra fanciulla, gli è scappata la mano e ha deciso di far finta di nulla.

Giorni fa, alle Grazie, l’antica Ria, l’immancabile visita alla Chiesa-Santuario di Nostra Signora delle Grazie.

Un avviso sulla porta informa che quello in cui si sta per entrare, è il più antico Santuario della Regione essendo assurto a quel ruolo nel 1440 prima ancora che vi si stanziassero i monaci del Monte Oliveto la cui venuta risale a oltre quarant’anni più tardi.

All’interno una targa orgogliosa dice che la chiesa parrocchiale fu visitata nel 1856 dalla famiglia reale: Regina madre, Regina in carica, i quattro figli suoi e di Vittorio. Solo che questi augusti Ospiti (il Re fu poco alla Spezia, forse impegnato con la bela Rosin) soggiornarono da queste parti nell’estate del 1853, quindi tre anni prima.

Refuso, quindi, anzi refusaccio.

Ma i refusi, l’abbiamo premesso, fanno parte della vita. Sono cose che capitano, tanto abituali che non vale la pena scandalizzarcisi sopra. E poi, mica si può buttare a mare il marmo con quel che costa per fare una targa nuova. Fra l’altro, colerebbe a picco e non lo si troverebbe più.

Sono ben altre le cose per cui è legittimo provare un senso di sbigottita incredulità, e, purtroppo, ben più serie di una data sbagliata, anche se su un monumento.

Perciò, viene spontaneo chiedermi se anche a qualche altro fra i numerosissimi fans del passato della Spezia fosse occorso di riscontrare quello sbaglio che un ipercritico potrebbe considerare anche una fake news.

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