Quantcast
I Platek e 777Partners, il calcio americano di Riviera si gioca un pezzo di futuro - Citta della Spezia
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto
Ad ognuno il suo "american dream"

I Platek e 777Partners, il calcio americano di Riviera si gioca un pezzo di futuro

Una rassicurante famiglia di successo e gli yuppie alla conquista del mondo. Iconografie (all'apparenza) opposte per i proprietari americani di Spezia e Genoa, due diversi volti del grande interesse che il calcio suscita oltreoceano. Di qua si decise di confermare tutti fino a fine campionato, di là è già partita la rivoluzione. Qua il futuro è "rimanere a lungo in serie A", là si parla già di scudetto.

I Platek e 777Partners

David Okereke, con quel sorriso largo, rischiava di aver messo un carico di rottura sul prossimo Spezia-Genoa. Erano le 18.32, secondo più secondo meno, di un sabato in cui il Venezia ad un certo punto meritava di essere ad 11 punti in classifica. Sarebbero stati quattro in più degli aquilotti e cinque in più del grifone. “Alla nona giornata, che vuoi che sia?”, la logica obiezione. Tutto vero. Ma nella ricerca di tre squadre da lasciarsi dietro, oltre la Salernitana, alzi la mano chi non ha messo la formazione del bravo Zanetti come secondo obiettivo.

C’è il Cagliari che va così così. C’è la Sampdoria che non potrà sperare in autorete-catenaccio per tutta la stagione. L’Empoli invece vola. E quindi è allo Spezia come al Genoa che si accumulano i pensieri. Le due americane di riviera, così vicine e così lontane in tutto. Una distanza che ha il volto di Thiago Motta e Davide Ballardini: uno la prima scelta degli americani subentranti, l’altro che prova a non essere invece l’ultimo del vecchio corso. Tra il modo in cui sono sbarcati su questa costa i Platek e 777 Partners, per adesso un abisso in tutto.

Di qua una famiglia con nomi e cognomi, hanno scelto la foto del diploma del figlio maschio da pubblicare sul sito per presentarsi. Di là un fondo di investimento, iconografia yuppie aggiornata con giacche ma senza cravatta, maglie e palloni. Qua non si è toccato nulla per mesi: tutti al loro posto dal presidente al direttore sportivo. Là, neanche un mese, è già saltato l’uomo mercato Marroccu sostituito da Carlo Taldo e si attende la nomina del nuovo presidente. Qui si è pensato di fare un passo: “rimanere in serie A per lunghi anni”. Là un miracolo: “costruire una squadra che lotti per lo scudetto”.

Intanto c’è soprattutto Ballardini con il fiato sul collo. Lui che al Genoa merita una dicitura da governo della Prima Repubblica: il Ballardini IV come l’Andreotti VII. L’ultimo incarico era iniziato proprio al Picco, con quella vittoria per 1-2 sotto Natale che ricorda molto quella della Sampdoria di D’Aversa di venerdì sera. Un po’ di pressing per aspettare l’errore e tanta esperienza nei momenti chiave. Ti smorzo l’entusiasmo e ti porto sul campo dell’uno contro uno, dove quante battaglie hai sui parastinchi conta eccome. Il fiato è importante, ma è da distribuire equamente tra la corsa e il colloquio costante con l’arbitro.

Meno male che il Sassuolo è risorto nel secondo tempo contro il Venezia. Detto con tutta l’ammirazione per la squadra di capitan Ceccaroni, che ci ricorda tanto lo Spezia dell’anno da matricola. Non tanto per il gioco – meno audace probabilmente – ma per la coesione di gruppo e quella forma di agonismo e umiltà che si alimentano a vicenda. Si fa la corsa su di loro, che giocheranno poche ore prima contro una Salernitana che sembra voler fare di tutto per confermare i pronostici nefasti. E poi c’è Genoa-Venezia alla prossima. Sarà anche la decima giornata, ma è da prendere sul serio.

Più informazioni