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Crepet a Lerici: "Mia mamma non paragonava Sabin a Hitler, in sessant'anni è scivolata via l'intelligenza" - Citta della Spezia
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"importante saper dire grazie e scusa"

Crepet a Lerici: “Mia mamma non paragonava Sabin a Hitler, in sessant’anni è scivolata via l’intelligenza”

Il noto psichiatra alla giornata conclusiva del Festival della Salute: "Blackout social? Una roba erotica".

Paolo Crepet al Festival della Salute di Lerici

“Qualcuno forse sperava troppo ottimisticamente che la pandemia ci avrebbe reso migliori. Andando avanti forse qualche dubbio in merito si è concretizzato. In ogni caso penso si possa dire che oggi siamo su uno scoglio e vediamo oltre le nuvole più scure”. Così ieri pomeriggio a Lerici Paolo Crepet, medico psichiatra, volto noto della televisione, autore di numerose pubblicazioni tra cui la più recente uscita Oltre la tempesta, dedicata proprio a quel che sarà il post Covid-19. Una temperie, quella causata dal virus, nella quale Crepet, che ha conversato con Enzo Millepiedi, affiancato dal sindaco Leonardo Paoletti e dall’assessore Alessandra Di Sibio, ha visto rafforzarsi una convinzione: “Nella vita conta il merito. Se oggi vediamo un po’ di azzurro è per merito, non per fortuna. Il merito ad esempio di chi ha fatto i vaccini, a chi in queste ore sta per assumere il primo vero farmaco antagonista del virus, che permetterà di abbassare ulteriormente ospedalizzazioni e morti. Io di questo sono contento, se qualcuno invece fa l’amico del giaguaro e pensa che più si procrastina la fine della pande mia meglio è… io però a questo cinismo non mi unisco, io faccio il medico e faccio di tutto per far star bene una persona, per farla vivere meglio. Scommetto che tanti degli attuali contestatori, quest’inverno, prima di andare a farsi il bagno a Zanzibar si vaccineranno contro la malaria”. Ancora sul vaccino: “Ci sono piccole aziende fatte da cervelloni, anche giovani, che fanno cose, e grande aziende che guardano a quanto c’è sul mercato, comprano le buone idee e le distribuiscono. Chi dice che si è arrivati al vaccino contro il Covid in modo affettato non sa di cosa stia parlando”. Per Crepet è fondamentale “saper dire bravo a chi con studio, coraggio e caparbietà ha operato per arrivare al vaccino e combattere la pandemia, e anche saper dire scusa per gli errori commessi. Tante persone anziane avrebbero potuto non morire, in certi posti abbiamo perso un’intera generazione. Quindi riconoscenza e capacità di scusarsi”.

“Abbiamo inoculato 5 miliardi di dosi in tutto il pianeta – ha proseguito Crepet -, non mi pare ci siano stati due miliardi e mezzo di morti. Quando mia mamma mi ha fatto fare l’antipolio poi non è andata in piazza a dire che Sabin era uguale a Hitler. Sabin non sapeva chi fosse, ma ha pensato che andava benone se i bambini della mia età non avrebbero più rischiato di zoppicare tutta la vita. Ecco la riconoscenza. Ora invece se un ragazzino a scuola prende 4 i genitori fanno ricorso al Tar. Capite cosa è successo in cinquanta, sessant’anni? È scivolata via l’intelligenza”. Uno sguardo alla didattica a distanza: “Un’esperienza devastante. Ha comportato l’aumento delle psicopatologie dell’età evolutiva, del peso ponderale, della miopia. Potevamo evitare la Dad? Potevamo assumerci il rischio. E potevamo consentire lo sport all’aria aperta per far sfogare i ragazzi, tenendo chiusi gli spogliatoi. Non ci abbiamo messo la testa e il cuore. Mai più così. L’ho detto all’ex e all’attuale ministro dell’Istruzione, quest’ultimo ha messo la mano sulla Bibbia, ne sono contento”.

All’orizzonte la possibilità per l’Italia di avvalersi di importanti risorse europee. “Tanti soldi, danti, più di quelli che mio papà vide arrivare col Piano Marshall. Quattro miliardi, solo per la scuola. Cosa facciamo? Perché servono visione e idee, chiedendoci cosa vogliamo essere fra cinque anni, non a Natale o a Pasqua. Cosa vogliamo essere noi, insieme, quali città, scuola, tecnologia, vita quotidiana”. E sul fronte istruzione Crepet ha espresso un chiaro auspicio: “Diamo soldi agli atenei, paghiamo meglio i professori universitari, quelli di licei, medie, elementari, le maestre d’asilo. E se, con i soldi europei, istituissimo il tempo pieno dal nido alle medie superiori? Costa? Certo, ma dà risultati enormi”. Un tempo scolastico, ha osservato lo psichiatra, nel quale potrebbero rientrare molteplici esperienze e attività, come quella teatrale, “non per mettere in scena Shakespeare, ma la propria vita, i propri dolori, gioie, perplessità”.

Quindi una stoccata ai social, che apre a una riflessione più ampia. “Le scorse settimane abbiamo avuto cinque ore di blackout dei social network, una delle giornata più strepitose da diverso tempo questa parte, una roba oserei dire erotica. WhatsApp? Come si fa a innamorarsi o chiudere una storia d’amore con WhatsApp? Anche io lo uso ma ci sono dei limiti. Dentro questi strumenti non c’è il principio del mondo, non c’è il desiderio, non c’è la passione, ed è colpa nostra, perché quando abbiamo dato tutto alle giovani generazioni abbiamo tolto loro il desiderio, una cosa tremenda”.

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