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Le pagelle: Strelec riapre una stagione, Kovalenko ‘zar’. E i cambi danno la sveglia.

Vittoria in rimonta per gli aquilotti, andati sotto con il solito Simy. Il cuore del capitano, la personalità di Provedel, la sagacia di Ferrer, le potenzialità di Salcedo. Le pagelle di Spezia-Salernitana.

Viktor Kovalenko

Provedel 6.5 – Doveva essere il secondo di Zoet, gerarchie decise da Thiago Motta in estate che rischiano di essere già saltate. Dona sicurezza ad un reparto sollecitato soprattutto sui soliti traversoni e quando gli tirano da lontano lui c’è, senza fronzoli ma coo la concretezza che si richiede ad un portiere. Prodigioso a respingere con la mano aperta un gol che sembrava fatto: la girata di Simy è una frustata ma la parata è d’alta scuola. Nulla può sullo stesso attaccante nigeriano che in totale solitudine lo scarta nello stretto e deposita in rete. Ma da quel momento la Salernitana non tirerà più in porta e lui con i piedi, lo sappiamo, è un regista provetto.

Ferrer 7 – Torna a fare il suo mestiere, finalmente: partecipazione, diligenza, maturità, si vede che crede in sè stesso e che la massima fiducia del suo tecnico che per lui ha sempre speso parole di lode. Il ragazzo arrivato dalla Catalogna, scoperto da Braida e consigliato ad Angelozzi, è un giocatore diventato grande in questi ultimi mesi in cui le difficoltà hanno responsabilizzato i pochi giocatori storici di questa rosa giovanissima.

Hristov 7 – Nella sua personale conte agisce il temibile Djuric e il duello non può che essere di peso e centimetri. Cosa non da sottovalutare e che forse è sfuggita ai più, è quel colpo alla spalla che lo ha condizionato per tutta la partita. L’ardore, l’attenzione e la voglia di arrivare al risultato gli hanno anestetizzato il dolore, a quello ci si penserà da domani. Ma contro due giganti come Simy e Djuric ogni spiovente è un pericolo costante e l’ex viola non ne ha sbagliata una.

Nikolaou 6.5 – Castori pensava che con due attaccanti di peso una difesa colabrodo come quella vista nelle prime sette giornate, avrebbe finito per soccombere. Alla fine è successo nella maniera più sorprendente o forse è proprio nell’ordine delle cose ma è lui a perdersi Simy: evidentemente, per caratteristiche, i centrali dello Spezia prediligono le palle alte, anziché le giocate in velocità come quella splendidamente orchestrata da Obi. Lui rispetto al compagno ci mette anche i piedi, con i quali edifica l’azione dal basso, almeno fino a quando la Salernitana costringe lo Spezia alla profondità.

Gyasi 6 – Trenta metri più indietro, fa il terzino con licenza di offendere e non è un balzano esperimento di Motta ma le necessità contingenti: eppure la prima giocata offensiva della gara la porta proprio lui con una serpentina delle sue e un tiro murato dalla difesa. Non ha i tempi per quella porzione di campo, soprattutto negli automatismi che gli fanno sbagliare due appoggi facili facili e probabilmente lo vedono troppo light in occasione del vantaggio della Salernitana. Mezzo punto in meno per questo, ma Ema è un ragazzo su cui contare. Sempre.

Maggiore 6.5 – Voleva esserci a tutti i costi nonostante la gamba faccia ancora male e sia tornato ad allenarsi da giovedì. Ma da capitano è venuto il momento di risalire su una nave in balia e provare ad allontanare l’ineluttabile. Primo tempo di difficoltà, Kovalenko non è quel tipo di giocatore che, per indole, può aiutarlo contro la densa e agguerrita mediana dei campani. Con i gol, la gara si mette sui binari tattici favorevoli e lui è il conducente del treno: sul sinistro ha la palla della vittoria ma sceglie il primo palo, aiutando non poco il guardingo Belec. Chiede sostegno alla Ferrovia nel finale e viene ripagato con un risultato pesantissimo per la classifica egli scontri diretti.

Kovalenko 7 – Il giocatore della prima mezzora sembra sfasato e fuori posizione, forse il peggiore dello Spezia. Col passare dei minuti però viene fuori con personalità, animando il pressing e regalando a Strelec la palla del pari: entra nello spazio con i tempi perfetti e calibra un sinistro magistrale per il compagno, l’unica cosa che da fare. Anche per uno che ha giocato la Champions e forse è giunto qui senza grandi entusiasmi, fare la differenza dona energie nascoste e quando lascia partire quel destro ad effetto che s’infila imparabilmente alla destra di Belec, sente un boato che non può lasciarlo indifferente. Deve migliorare fisicamente e prendersi sulle spalle questo gruppo di giovani che non vuole mollare il pezzo per nessun motivo.

Strelec 6.5 – Lo spezzino Ranieri lo francobolla per una buona mezzora, non è una attaccante esterno e infatti le cose migliori le fa quando sterza verso il centro. Un tempo per prendere le misure, capire il Picco per poi farlo esplodere con uno splendido sinistro terra aria di prima intenzione che s’insacca sotto il sette. (Dal 23’st Verde 6 – Entra per spaccare la partita, galleggiando sulla trequarti e agendo come mini-boa spalle alla porta, costretto da una marcatura asfissiante. Prezioso nella gestione della sfera negli ultimi drammatici minuti finali).

Salcedo 6 – Nel 4-2-3-1 è l’uomo della rifinitura, a metà strada fra i mediani e la punta e non si può dire che la sua prima da titolare passi inosservata: nel primo tempo calcia due volte senza trovare la porta poi quando di testa ha la palla dell’1-0 oltre alla porta incoccia anche la traversa, clamorosa. Sarebbe stato il gol fotocopia a quello che segnò allo Spezia lo scorso anno con la casacca dell’Hellas. Quando la mira invece funziona è Belec a volare sulla sinistra, salvando la Salernitana dal 2-1. (Dal 23’st Podgoreanu 6.5 – Entra benissimo in campo, determinato ad attaccare la fascia ma anche prezioso nel tenere la palla lassù quando deve trascorrere il tempo. E poi l’assist a Kovalenko, una rasoiata con cui taglia tutto il campo pescando il giocatore più libero di tutti che ha il tempo di prendere la mira e piazzarla dove Belec non può arrivare).

Antiste 6 – Almeno sin quando rimane in campo, Gyomber cerca di non perderlo mai di vista, anticipandolo quando possibile perché su campo sa che non lo prenderebbe mai. Quando il difensore deve uscire, lo prende Kechrida che riesce a contenerlo con attenzione, lasciandogli solo qualche guizzo mai però veramente efficace nell’economia del match. E’ un contropiedista nato e le cose migliori le fa quando può correre dietro una palla ma oggi la Salernitana ha concesso poche ripartenze.

Nzola 6 – Se sia veramente tornato il Mbala trascinatore serviranno ancora partite e settimane ma la grinta e la fisicità con cui affronta gli avversari sembra quello dei bei tempi. Per oggi solo una conclusione impensierisce Belec che fra i pali è comunque una certezza e lo dimostra ogni volta che viene chiamato in causa. (Dal 23’st Manaj 6.5 – Corpo e garra, l’attaccante di Lushnje interpreta alla perfezione quello che la partita richiede. Sponde, protezione del pallone, gli manca il gol ma non deve mai smettere di provarci. Come anche oggi ha fatto).

Thiago Motta 6.5 – L’emergenza è la costante, undici assenti anche oggi dopo ben due settimane di pausa sono emblematiche di una sofferenza perenne che non pare peraltro prossima ad una risoluzione. Rispetto al Bentegodi la difesa sembra meglio registrata e più attenta, gli adattamenti non penalizzano e quando la squadra va sotto non si perde d’animo. Alla ricerca della solidità collettiva, propone una formazione che anche nel primo tempo vorrebbe giocare ma non riesce. Molto meglio nella ripresa, sbloccata dal pari prima di una rimonta in cui anche il tecnico italo-brasiliano ci mette del suo: Podgoreanu e Manaj danno alla squadra una bella svegliata, Verde l’abilità di possesso e scarico, fondamentale quando inizia a bruciare fra i piedi. E’ ancora tutto in salita, si lavora perché sia una risalita con la solita costante: a questa squadra serve soprattutto recuperare i giocatori fuori causa.

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