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Sarà presentato all'arci canaletto

“Voglio solo tornare a studiare”. Il libro di Marco Vassalotti dedicato a Patrick Zaki

Tra le vicende più attenzionate degli ultimi mesi in Italia, quella dello studente bolognese ha dato il via a una campagna di mobilitazione che ha prodotto raccolte firme, proteste in strada, mozioni di cittadinanze onorarie in Senato e in più Comuni d’Italia, innumerevoli articoli e qualche libri. Evidente il nesso con la triste vicenda di Giulio Regeni ha sicuramente il suo peso

Patrick Zaki

L’attenzione su Patrick Zaki non si è mai spenta. Basta digitare l’hastag ##FreePatrick per rendersi conto di quanto rumore abbia fatto e continui a fare l’incarcerazione di questo ragazzo egiziano, studente a Bologna, arrestato al Cairo l’8 febbraio 2020 con l’accusa di diffondere notizie false, e mai più liberato. Tra le vicende più attenzionate degli ultimi mesi in Italia, quella di Zaki ha dato il via a una campagna di mobilitazione che ha prodotto raccolte firme, proteste in strada, mozioni di cittadinanze onorarie in Senato e in più Comuni d’Italia, innumerevoli articoli e qualche libri. Tra questi, quello di Marco Vassalotti dal titolo “Voglio solo tornare a studiare” (ed. People) che verrà presentato alla Spezia il prossimo 21 ottobre alle 17 presso il Circolo Arci Canaletto (via Giovanni Bosco 2) insieme a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e Federico Lera, responsabile attivismo di Amnesty Circoscrizione Liguria. “Il mio libro nasce dall’impegno di People, la casa editrice fondata da Giuseppe Civati, Stefano Catone e Franz Foti, che lo ha pubblicato – racconta l’autore – Con loro abbiamo pensato di avviare
un aggiornamento periodico sull’arresto di Patrick Zaki e sulle voci che ogni giorno chiedevano la sua liberazione. Siamo partiti nell’aprile dell’anno scorso pubblicando un ebook, in un momento in cui l’attenzione mediatica era tutta comprensibilmente sul Covid, e in occasione dell’anniversario dell’arresto di Patrick abbiamo deciso di stamparlo, proprio per poter organizzare occasioni di approfondimento e mobilitazione come quella che avremo alla Spezia il 21 ottobre”.

Il libro raccoglie le voci di Patrick, della sua avvocata, di associazioni, artisti, politici e persone comuni. “Ne cito alcuni, ma l’elenco non è esaustivo – continua Vassalotti – Amnesty International, che fin dal primo giorno si occupa di questo caso, l’Università di Bologna, la pagina facebook ‘Patrick Libero’ curata dagli attivisti che stanno seguendo la vicenda dall’Egitto, Rete Pace e Disarmo, i giornalisti Pierfrancesco Curzi e Laura Cappon, artisti come Mauro Biani e Gianluca Costantini. Quello che colpisce è la sproporzione tra il frastuono e la forza delle voci di chi continua a battersi ogni giorno per la sua liberazione e il silenzio e la debolezza delle istituzioni italiane ed
europee. Per questo continuiamo a insistere, ogni giorno, perché le cose possano cambiare”. La vicenda Zaki ha in effetti mobilitato molto la società civile e politica italiana. E il nesso con la triste vicenda di Giulio Regeni ha sicuramente il suo peso. “Sono due storie diverse che vanno entrambe trattate con il giusto grado di attenzione e approfondimento. Ad accomunarle c’è stata la risposta molto debole delle istituzioni italiane ed europee, che hanno preferito la via del silenzio, sperando in una collaborazione delle autorità egiziane che non c’è stata. Purtroppo si stanno facendo pesare moltissimo gli interessi economici (dalla vendita delle armi agli accordi delle compagnie energetiche con il governo egiziano) e molto poco il rispetto dei diritti umani”.

A incidere infine sulla scelta di dedicare a Zaki un libro, è stata anche la vicinanza anagrafica tra il giovane egiziano (classe 1991) e Vassalotti, nato nel 1993. “Patrick, in fin dei conti, è uno studente fuorisede come lo sono stato io, che ha fatto la cosa più normale del mondo, andare in Erasmus ad approfondire le materie di studio per cui ha una passione, che ha fatto un’altra cosa normalissima, rientrare a casa per una visita ai suoi genitori e ai suoi parenti, e che si è ritrovato in una situazione che di normale non ha niente, che va avanti da più di un anno e mezzo e che non trova ancora sbocchi. È una storia che sento molto vicina e che mi terrorizza. È una storia però che ci aiuta anche
a gettare una luce su altre situazioni simili a quella di Patrick e sul rispetto dei diritti umani in un Paese con cui l’Italia continua a fare affari come se niente fosse”.

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