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Cinquecento in piazza: “Oggi il green pass, domani il microchip!” fotogallery video

Mattinata di proteste in Piazza Europa contro l'obbligatorietà della certificazione verde per accedere al posto di lavoro. Tra complottismo da social e disagio sociale, la rabbia rimane confinata alle parole. Scienziati, giornalisti, politici, tutti attori nella "narrazione ufficiale di una falsa pandemia" che è il "turbo di una nascente dittatura".

Manifestazione No Green Pass

Sono circa in cinquecento nel momento di massima presenza, secondo la stima della Questura spezzina. Nessuna sigla di partito, ma ben evidenti gli striscioni degli organizzatori: Forze Popolari La Spezia e Liguria Apuani Massa Carrara. E’ di fatto una manifestazione interprovinciale quella dei No Green Pass. Si sono dati appuntamento in Piazza Europa alla Spezia, nel giorno dell’introduzione dell’obbligatorietà della certificazione verde per accedere al posto di lavoro. Se al porto, all’arsenale marittimo, nelle fabbriche e nei cantieri navali la protesta non si manifesta, è la piazza il luogo dove si dà appuntamento l’eterogeneo mondo del dissenso alle misure decise dal governo Draghi per dare l’ultima spallata alla pandemia di Covid-19.

L’età media sembra rispecchiare esattamente la fascia che, secondo i dati del ministero della Sanità, rifiuta il vaccino in percentuali più alte. Quella tra i 40 e i 59 anni, che conta circa 3 milioni di italiani senza neanche la prima dose. Gli argomenti della piazza sono sostanzialmente quelli della “controinformazione” che si trova con molta facilità in rete e in particolare sui social network. Si tenta di smontare “la narrazione ufficiale di questa strana pandemia”, così parte il comizio. “Sappiamo tutti quante balle ci hanno raccontato in questi mesi. Ci hanno parlato di un morbo tremendo per cui bisognava chiudersi in casa, ci hanno imposto mascherine e tamponi. Noi cercavamo informazioni indipendenti, ci hanno detto che avremmo messo a repentaglio la salute pubblica”. E così via. Tutto porta alla “nascente dittatura” di cui la pandemia è il “turbo”, una pandemia che “ogni giorno decine di studi dimostrano essere un falso”.

C’è tanta rabbia. Contro i “bastardi cantanti con la villa” che hanno speso il loro lockdown negli agi. Ma anche contro i sindacati, ed in particolare la Cgil, di recente assaltata durante una manifestazione a Roma, rei di aver svenduto i diritti accettando l’imposizione del green pass e di “fare discriminazione tra lavoratori”. Si accenna invece al pericolo che venga sciolta Forza Nuova: “Oggi loro, domani magari tocca a noi”. Si alternano gli oratori, ora tocca ai portuali schierarsi sul palco. Ovvero la spalletta di una delle fontane della piazza. Praticamente tutto ciò che non è l’opinione di medici e scienziati, su ciò che è successo negli ultimi mesi, è qui la verità. Si citano “cure per il Covid, che esistono” e i cui scopritori “caso strano sono morti” con accenno alla dolorosa vicenda del dottor Giuseppe De Donno. “Oggi il green pass, domani il microchip!” e sale l’applauso. Toni a tratti alti, scomposti. Inaccettabili quando dalla folla qualcuno urla: “Ci marchiano come gli ebrei!” e dal palco si annuisce.

Ma è una manifestazione pacifica, neanche parente degli eccessi violenti che si sono visti nella capitale sabato scorso. C’è chi è sinceramente preoccupato per il proprio futuro. “Abbiamo il mutuo, abbiamo i figli!”. Rifiutare il green pass, che sia per semplice paura, per mancata informazione o per sfiducia nella scienza, ha un costo improponibile per la maggior parte delle famiglie. Negli scorsi giorni è stato calcolato che un lavoratore che voglia ottenere la certificazione senza vaccinarsi, ovvero facendo un tampone periodico, può arrivare a spendere tra i 150 ed i 200 euro al mese. Se lo stipendio medio netto in Italia è di 1.500 euro, il peso di tale scelta è chiaro. Alcune aziende hanno deciso di offrirlo gratuitamente ai dipendenti, ma sono una minoranza. In ogni caso non tutte sono in grado di farlo, venendo dopo mesi di chiusure forzate.

La comunicazione della piazza però spinge molto più sull’emotivo che sul razionale. Dipinge una fila lunghissima di nemici e questa, volenti o nolenti, è comunque una violenza simbolica. Dalla torre cadono, insieme a tutti i rappresentanti delle istituzioni, anche giornalisti come Alessandro Cecchi Paone e medici come Matteo Bassetti. Elogi per Mario Giordano: “L’unico capace di fare un’inchiesta vera sui vaccini… e caso strano gli hanno chiuso la trasmissione”. E’ l’unico giornalista che si salva. Ad un certo punto il generatore smette di funzionare proprio mentre sul palco è pronto a parlare un dipendente della Difesa con una maglia che celebra le imprese guerresche del Gruppo Gamma della Flottiglia MAS. Sale sul “palco” un giovane: “Vi volevo dire che Città della Spezia ha già fatto l’articolo sulla manifestazione e ha scritto che siamo solo cento!”. E via insulti ai giornalisti. E’ falso, CDS ha mostrato una foto della piazza a pochi minuti dall’inizio della manifestazione, parlando di “alcune centinaia di persone”. Questo articolo uscirà solo qualche ora dopo. E chi lo scrive in quel momento era a non più di tre metri da chi lo accusava di aver mentito sui numeri.

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