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Sino al 17 ottobre

L’arte di Yoshin Ogata in mostra all’Hotel Byron di Lerici ancora per pochi giorni fotogallery

L'arte di Yoshin Ogata

Il 17 ottobre all’Hotel Byron di Lerici della radente a mare e ascesa via Biaggini, si terrà il finissage della mostra del maestro Yoshin Ogata. Approfittando della data che s’avvicina, in esclusiva, e per accogliere una serie di doni dello scultore di valenza internazionale, abbiamo incontrato Ogata nella sua dimensione fisica ed esistenziale di Zanego. Perché, tanto per cominciare, l’artista vive apparentemente isolato nel luogo perfetto per la creazione delle sue riflessioni artistiche. La casa che Yoshin Ogata ha costruito qui dagli anni Novanta e dove è passato dall’approdo italiano originario in carattere lunigianese puro d’Ortonovo, è un micro-mondo molto più vasto dell’universo reale adagiato sulle orecchie di Lerici o Tellaro, in punta di dita d’Ameglia e fra La Serra e il solito approccio d’altura metafisica chiamato Montemarcello. Sempre e comunque in provincia della Spezia. Fra boschi e marine. Su un primo dislivello minimo dei sensi; ma da dove, a seconda dei venti e dei giochi di foschia, si vedono, a parte l’arcipelago ovvio di Porto Venere e la sua Palmaria, perfino un approccio di Livorno e un accenno di Corsica. Non a caso, nel 2016, in occasione della cittadinanza onoraria riservatagli dal Comune di Lerici e della mostra in suo onore, il maestro Ogata ha regalato una sua importante opera in omaggio a lericini e lericine e ai visitatori e ai turisti. Ogata e la signora Yoshiko, come da precetto e cortesia che vivono senza il bisogno d’esporre, sono felici dell’incontro. Fra l’alloro tagliato per forza, ché era diventato troppo e troppo secco, il racconto sulle raccolte e i non raccolti d’uva, ovviamente presa e data immediatamente in dono dal maestro, e olive, siamo intanto in un parco-giardino delle sculture sue. Dove corrono, fermi, i decenni d’intesa con gli studi e l’applicazione, il rigore della lavorazione verso le forme plastiche da raggiungere e il discorso che sa d’anima e vite giganti in ragione della continua, perenne, costante proposizione d’una predisposizione all’ascolto del circostante.

L'arte di Yoshin Ogata

Ma, innanzitutto, serve ripartire dalla materia. Non per niente, dirà sorridendo Yoshin Ogata, suo figlio è diventato docente di Geologia. Nato il 18 novembre 1948, a Miyakonojo in Giappone, gli studi italiani primari di Ogata sono stati a Brera, poi Firenze, Roma, e infine Carrara. E, appunto, quel nome d’elezione, Carrara, fa parte della maturazione dell’artista: Carrara-Massa-Pietrasanta, per l’esattezza. Il marmo nero del Belgio, il marmo rosso di Verona, i marmi di Carrara, il travertino rosso persiano, il granito nero assoluto, il marmo rosa del Portogallo, il marmo nero Marquina, la quarzite Macauba, l’onice, il bronzo, il marmo rosso Laguna, il travertino di Saturnia e il marmo nero Calatorao sono l’acqua d’Ogata. Materie dentro il ciclo della vita. O il ciclo vitale che la goccia rende e fa partecipare alle soluzioni immaginifiche perché secolarizzate grazie ai gesti e alle pressioni del pensiero e della devozione fisica assicurati dallo scultore. Per Yoshin Ogata l’acqua e i suoi segni (la goccia, il flusso), sono simboli della vita che scorre, scava. Vive e farà altra vita. In una nota dedicatagli già negli anni Ottanta, uno dei critici più attenti segnalava già l’inizio, stranamente già maturo, del giovane scultore giapponese. Qualche anno dopo avremmo già dovuto e potuto benedirne l’importanza per l’arte assoluta. Eppure il magistero è solo all’inizio. L’arte di Yoshin Ogata è futuro. Non solamente, di certo, in virtù delle destinazioni economiche dei mercati. Ma perché i materiali, la materia, per dire, continuano a esser attesi e cercati da ogni dimensione geografica che possa farli sentire e servire nelle scelte delle opere sempre nuove eppure in linea col pensiero costante del maestro. Le opere monumentali, infatti, han sempre bisogno sia di spazi grandi che di materia prima adeguata. In specie dentro le opere più grandi, sono conservate eleganza di dialogo, discorso e prestanza di forme pure. Energia pura. Recentemente, per dire, dopo la forzata pausa nella sua terra originaria del Giappone, Ogata ha interrotto la lavorazione che aveva pensato ascoltando l’esperienza sportiva d’uno sportivo italiano. Ché non tutti i tasselli erano al posto giusto. In un’altra occasione, comunque, più del suo periodo londinese o altri fondamentali, col maestro vorremmo parlare della sua crescita a diretto rapporto con l’antichità Maya. Nella sua casa che è tutta l’arte che c’è.

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