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L'ex comandante e il successore

Lazio: “Manca ancora integrazione tra città e Marina”. Ribuffo: “Non mi sento tra incudine e martello” video

Dalle dichiarazioni degli ammiragli protagonisti questa mattina si comprende la visione e la volontà di riprendere le fila di un rapporto che si è notevolmente raffreddato negli ultimi anni.

A ogni cerimonia di passaggio di consegne tra gli ammiragli che si sono avvicendati alla guida prima del Dipartimento, poi del Comando Nord, la domanda che sorge spontanea riguarda il futuro prossimo dei rapporti tra città e Marina militare. Marinanord (un tempo Maridipart) e Palazzo civico in 152 hanno visto susseguirsi a raffica stagioni di dialogo e momenti di assordante silenzio, frutto sia dell’incontro – o dello scontro – tra le anime di sindaci e ammiragli, sia della congiuntura politica nazionale e dei contesti geopolitici internazionali. Se è vero che il primo filtro alle richieste (di spazi) del territorio si trova proprio in Viale Amendola, allo stesso modo bisogna considerare le esigenze locali e nazionali della forza armata, ma anche le spinte all’apertura o al contrario le chiusure del ministero della Difesa. Strategia militare, logistica e politica, non sempre con la P maiuscola. Un trio ben assortito di temi complessi contro il quale si sono schiantate spesso le aspettative della città. La fine della leva obbligatoria e i nuovi scenari mondiali hanno in parte svuotato di funzioni le aree militari in concessione alla Marina, ma in 20 anni è cambiato poco o nulla. E soprattutto da qualche tempo sembra essere arrivati in fondo a un vicolo cieco.

Ecco allora che questa mattina è stata molto alta l’attenzione a ogni dichiarazione, a ogni singola parola del comandante uscente, l’ammiraglio Giorgio Lazio, e del successore Pierpaolo Ribuffo (leggi qui).
Ma in aggiunta alle dichiarazioni dal palco i due protagonisti della mattinata hanno in seguito approfondito i concetti toccati poco prima.

“In cinque anni – ha esordito Lazio – ho avuto tante opportunità di conoscere bene questo straordinario golfo e nel prossimo futuro sarò da queste parti qualche giorno alla settimana: inizierò la mia esperienza con la Fondazione Tender to Nave Italia e mi piace poter dare una mano nel campo della disabilità e del disagio sociale. Il rapporto diretto con la città c’è stato, come è normale, visto che la città ospita la Marina. Ora avrò modo di approfondire altri aspetti che essendo rappresentante dell’istituzione avevo dovuto mettere in secondo piano: sono convinto si possa fare ancora tanto al servizio della città o della Marina, ma soprattutto per fare incontrare queste due realtà che si conoscono da 150: c’è comunque bisogno di seguire la trasformazione della società per fare in modo che il rapporto diventi sempre più solidale”.
Tra i successi di questi ultimi cinque anni, l’ammiraglio Lazio ha citato un particolare motivo di orgoglio: “Aver preso un Comando marittimo Nord che era una realtà sconosciuta in città: lo chiamavano ancora Dipartimento. Oggi tanti hanno compreso bene quanto questa realtà sia più complessa e possa rispondere meglio alle esigenze di quanto non possa fare un Dipartimento”. Mentre riguardo alle parole che nel discorso di poco prima erano parse come una tirata d’orecchi alla politica ha aggiunto: “La politica conosce le esigenze e quello che può fare il Paese per realtà come l’arsenale e la base navale. Da parte mia ho rivolto un appello affinché le nostre realtà, che sono in richiesta di risorse importanti, possano al meglio lavorare in sinergia. Il Paese sa cosa può impegnare. La sinergia e la buona volontà tra istituzioni e associazioni possono produrre ottimi risultati. Per esempio abbiamo colto l’opportunità dell’Isola del Tino, che mi piace definire ‘isola laboratorio'”.
Infine un nuovo approfondimento sul rapporto con la città al quale aveva fatto accenno prima: “Ho parlato di pragmatismo: arrivo da esperienze professionali importanti e ho avuto la fortuna di conoscere molti Paesi e di vedere come si possa lavorare al meglio affinché una città che ospita una base navale importante come La Spezia possa usufruire al meglio delle opportunità ma nel contempo integrarsi alla perfezione con il substrato militare. Ancora non ci siamo riusciti, non è un segreto per nessuno. Continueremo a provarci, da parte mia nelle nuove vesti di facilitatore, se me ne sarà data la possibilità. Ci sono sinergie sulle quali dobbiamo impegnarci, ma questo implica responsabilità, da parte di tutti, anche del territorio che si deve rendere conto che queste sinergie non possono prescindere dai compiti istituzionali della forza armata. Noi serviamo il Paese e La Spezia, che è nel nostro cuore, occupa una posizione importante nel Paese”.

“Questo è un ambiente che conosco – ha ricordato l’ammiraglio Ribuffo alla stampa – perché ho servito qui, da giovane ufficiale, al comando della fregata Libeccio. Conosco La Spezia, ne apprezzo la bellezza e la complessa virtuosità di cui la Marina fa parte. Il rapporto con la città è storico, molto consolidato, e come tutti i rapporti di collaborazione è necessario avvicinarsi con umiltà. Da parte mia c’è il desiderio di comprendere gli interlocutori e di relazionarsi in maniera leale, propositiva e costruttiva. Però sono convinto che La Spezia e la Marina siano portatori di valori e di un rapporto che può dare molto, molto di più di quello che potrebbero fare da soli”.
Il neo comandante, riguardo alle promesse assunzioni di personale civile in arsenale, ha ribadito: “Sono una priorità per non correre rischio di disperdere le straordinarie capacità delle maestranze spezzine”.
Poi l’annuncio delle intenzioni operative: “In primo luogo comprendere a pieno le articolazioni e le difficoltà che ci possono essere tra la Marina e la realtà del territorio. Quindi intendo relazionarmi e stabilire insieme il modus operandi nell’interesse di tutti e del Paese. Avverto pienamente la responsabilità di questo ruolo, ma non mi sento tra incudine e martello, mi sento anzi un privilegiato perché penso di poter dare un contributo a un rapporto di collaborazione in cui credo fermamente”, ha concluso l’ammiraglio Ribuffo rispondendo nostra specifica domanda.

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