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Forcieri: “Le istituzioni lavorino per mantenere qui Seafuture anche nei prossimi anni”

Co-fondatore e organizzatore della manifestazione che domani aprirà i battenti in Arsenale, Lorenzo Forcieri spiega il senso di una vetrina internazionale: "Ci siamo evoluti ed oggi si parla di Blue Economy a 360 gradi in un territorio che ha la vocazione ma che deve crescere nelle strutture e nei collegamenti". E su chi non è d'accordo: "Non hanno capito che la convention è già stato riconvertita nel 2018".

Seafuture

Seafuture atto settimo. Prenderà il via domani, martedì 28 settembre, la nuova edizione della kermesse in programma nella base navale della Spezia, che accende un faro sulle novità legate all’economia del mare. Come per le precedenti, resta inalterata e forte la doppia vocazione legata al civile e al militare: nel percorso fra gli stand, il meglio delle ultime tecnologie per guardare al futuro di entrambi i settori, con un occhio di riguardo verso il green. Dopo la pausa causata dalla pandemia, Seafuture appare sempre più legata alle nuove sfide che attendono il settore a livello nazionale e globale: innovazione, digitalizzazione, sicurezza. Campi e finalità che si sposano con la mission del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine, co-organizzatore della rassegna: essere un tramite fra il mondo della ricerca e quello dell’impresa e della produzione.

Alla vigilia del taglio del nastro, il presidente del Distretto Lorenzo Forcieri anticipa i principali contenuti della rassegna e guarda al suo futuro. 

“L’evoluzione era già partita dall’edizione 2018 quando iniziammo ad affrontare il tema della Blue Economy a 360 gradi. D’altro canto per l’Italia ha un’importanza fondamentale e per il territorio spezzino è il settore trainante: lo è perché qui c’è un polo tecnologico che ha in Fincantieri, Leonardo, Mbda e Intermarine le aziende principali ma non dimentico anche le piccole medie imprese che girano intorno all’economia del mare. Il porto, la Marina Militare, la cantieristica e la nautica sono tutte qui e rendono Spezia la sede naturale di questa iniziativa internazionale che però va valorizzata se ci si crede”.

Come esce dalla pandemia il Dltm?

“Abbiamo assistito ad un forte rallentamento delle attività. Dobbiamo ancora sfruttare nella loro interezza i nuovi pregevoli spazi all’ex Falcomatà, nel frattempo superiamo la fase critica ma è chiaro che l’Italia deve investire di più nella ricerca: lo studio, l’approfondimento, l’incrocio di competenze fra i centri di ricerca e l’università sono la sfida improcrastinabile. In Liguria, oltre al Dltm ci sono altri quattro poli con differenti specializzazioni: la speranza è che si possa tornare a contare su finanziamenti italiani oltre a quelli che arrivano dall’Unione europea.

Come? 

“In questi giorni saranno qui tantissime persone, sono aumentati gli espositori, contiamo centinaia di accreditati. Vuol dire che c’è un interesse reale e mi auguro che la città comprenda tutto questo affinchè Seafuture anche nel futuro rimanga qui. E’ necessario che le istituzioni si facciano da traiut union con gli imprenditori per colmare quel gap infrastrutturale che ancora esiste. Credo che oltre al turismo tradizionale e a quello crocieristico, ci sia anche la parte congressuale-convegnistica che peraltro ha un riverbero più lungo rispetto a quelli stagionali. Se non per dodici mesi, per 8-10 buoni all’anno. Ma servono, appunto, le strutture: che siano quelle alberghiere, anche se in provincia si sta già facendo molto per il miglioramento delle esistenti, o di altri tipi di ricettività. Le istituzioni devono convincere gli imprenditori ad investire, il resto ci si augura possa nascere nel futuro waterfront, l’importante che non si ragioni a decenni”.

Non è soltanto una questione di accoglienza sul posto.

“L’altra questione è quella dei collegamenti. Con il nord e con il sud, che sia su autostrade o ferrovie: è troppo importante che la nostra provincia si connetta di più e meglio al resto del Paese. A nord le buone notizie sulla Pontremolese devono trovare gambe e tempi credibili, a sud l’autostrada Tirrenica è anch’essa un’incompiuta. Servono investimenti su ferro che non siano sempre e solo alta velocità. Ancora una volta è soprattutto l’unità d’intenti che fa la differenza, che crea sinergie e sotto questo profilo l’Italia deve fare passi avanti. Per smettere di perdere risorse d’eccellenza, per migliorare la qualità dell’occupazione, per portare avanti una politica ambientale davvero efficace ma mi sembra che su questo piano il governo Draghi stia già dando delle garanzie”.

Riconvertiamo Seafuture è la contromanifestazione organizzata da alcune associazioni del territorio. Cosa si sente di dire loro?

“Non hanno capito che Seafuture è già stato riconvertito. Dico di più: questa manifestazione lancia un messaggio di cooperazione e di pace secondo me più efficace e credibile di un marginale pacifismo ideologico”.

 

 

 

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