Quantcast
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto
Analisi di una vittoria

Vincere aiuta ma non distragga. Bourabia ha la medicina, a Thiago Motta la terapia

Esultanza finale: Venezia-Spezia 1-2

Riccardo Pecini che abbraccia Thiago Motta al fischio finale è il fotogramma che ci si porta via dalla Laguna, insieme a tre pesantissimi punti. E’ l’immagine forse più significativa di un pomeriggio con diversi chiari ma anche altrettanti scuri: al di là delle calcistiche parole di circostanza, dopo due mesi da incubo, a questi due giovani uomini di calcio più che i complimenti servono soprattutto le vittorie, specie se arrivano in sanguinosi scontri diretti. Perché incere aiuta a recuperare tempo, quello perduto durante un’estate da incubo che fortunatemente, almeno per lo Spezia, è finita: quando campi quotidianamente nelle difficoltà, il risultato è la cosa più importante di tutte, c’è poco da fare. Pensateci: se lo scorso anno dopo una stagione di legni e pacche sulle spalle, lo Spezia fosse inopinatamente retrocesso magari qualche singolo “solista” sarebbe comunque stato premiato, ma la maggior parte avrebbe dimenticato tutto dopo qualche mese. E ancora: cosa sarebbe accaduto alla piazza, subito ricacciata nelle retrovie senza essersi nemmeno goduta la serie A dal vivo? La società appena insediata avrebbe dovuto soltanto ricostruire da capo, per giunta in una categoria inferiore. A molti è andata peggio in modo assurdo, invece è stata un’impresa sino in fondo.

Esultanza Spezia a Venezia (foto Stefano Stradini)

Il calcio è anche una questione di momenti, chi li coglie meglio e prima spesso è bravo e al tempo stesso fortunato. In laguna si prendono punti prima di due match proibitivi che con in tasca il successo nella gara che non devi sbagliare si affrontano con una testa diversa: quella stessa componente mentale che anche oggi ha avuto la sua parte e che merita una riflessione se si vuole davvero andare al di là della grande conclusione di Bourabia, che sfugge ad ogni tattica e ad ogni merito collettivo. Lo Spezia del primo tempo sembra quello della prima ora di Cagliari ed in parte anche quello che ha perso immeritatamente contro l’Udinese: squadra corta e spigliata, con un discreto lavoro di squadra e qualche occasione di buona fattura. Quella che inevece abbiamo visto dall’1-1 in poi è un undici che, una volta perso l’entusiasmo, smarrisce pure le misure fra i reparti, regalando spazi ad un Venezia davvero modesto: un aspetto, quello della reazione sul risultato avverso, che Thiago Motta deve assolutamente sistemare. Fu così anche per Italiano lo scorso anno, è il tipico handicap dell’inesperto; parafrasando ad altro sport, viene in mente il Berrettini che perde da Djokovic a Wimbledon: la concentrazione è tutto ai livelli massimi. Ecco perché era così importante vincere, indipendentemente dal fatto che Motta dal principio proponga il terzo diverso modulo (3-4-2-1 che poi coi cambi diventerà un 4-4-2) su quattro partite o che Martin Erlic debba abbandonare il terreno di gioco per un problema muscolare che non può lasciare tranquilli e che fa pensare alla rosa. Davvero non è necessario un intervento sul mercato degli svincolati? Anche per una questione numerica, quando sarà il tempo delle squalifiche si corre il rischio di non avere i cambi. E la stagione è lunga….

Bourabia indovina l'angolo (foto Stefano Stradini)

Proprio per questo era fondamentale portarla a casa: se lo Spezia voleva iniziare il suo vero campionato, doveva farlo così, con una vittoria che però non cancella i tanti problemi (o margini di miglioramento, volendola vedere in positivo) che questa squadra ha, al di là dell’anagrafe e delle contingenze. Di buono comunque ci sono diverse cose, punti di partenza per preparare le sfide contro Juve e Milan. A partire dalle prestazioni dei francesi Kelvin Amian e Janis Antiste, ognuno impegnato con personalità nel proprio quartiere: entrambi hanno contribuito alla causa e in particolare la prestazione del giovane attaccante (ha compiuto 19 anni ad agosto) stupisce soprattutto per il grande lavoro di pressing e contenimento, svolto con altruismo e nessuna sufficienza. Il talentino di Tolosa ha già archiviato i colpi di tacco intravisti nelle prime apparizioni, capendo da ragazzo intelligente che la serie A alza l’asticella della difficoltà. Per il collega è stato un crescendo: partito malino, è uscito alla distanza chiudendo letteralmente il portone in faccia al neo-entrato Forte con un intervento di grandissimo tempismo. Al duo d’oltralpe, si unisce volentieri la coppia spezzina in maglia bianca: capitan Maggiore fino a quando rimane in campo è onnipresente in entrambe le fasi (che duello con Vacca), Simone Bastoni segna un gran gol sublimando un’altra giornata di grande valore personale. Due spezzini contro uno, il lericino Ceccaroni, che proprio contro lo Spezia festeggia la sua prima gioia personale in serie A che, tuttavia, non gli porta nemmeno un punto. Complimenti anche a Iacopo Sala e Salva Ferrer, duttili alfieri “mottiani” che giocano fuori ruolo ma sanno battagliare.

Spezia-Udinese 0-1, serie A 21/22

Margini di miglioramento enormi, a partire dagli automatismi da calibrare nel movimento senza palla: correre all’unisono per correre di meno, obiettivamente su questo aspetto c’è da lavorare, non poco. L’assenza del lungodegente Leo Sena, il ritardo nella preparazione di Mehdi Bourabia (benissimo il gol ma per il resto due palle perse che in altri momenti e con altri avversari…), tolgono ai ragazzi di Motta un regista di professione, quello che determina con le sue scelte, le sue pause i ritmi del match: è una figura fondamentale per i compagni di squadra, soprattutto in funzione delle distanze fra i reparti. A Venezia fino a quando Sala e Maggiore hanno retto, i bianchi hanno concesso pochissimo al Venezia ma una volta venuta meno la lucidità, la squadra si è allungata, il Venezia è uscito allo scoperto e ha, giustamente, provato a vincerla. E dire che il gol arriva da un calcio piazzato in cui Ceccaroni, perso completamente da Hristov, è libero di battere Zoet: anche al “Penzo” così come nelle precedenti venti partite di campionato (record negativo in serie A), lo Spezia incassa un gol. La rabbia di provare a vincerla infine, altro aspetto da rivedere: nell’ultima mezz’ora lo Spezia ha praticamente smesso di esistere, anche perché gli ingressi di Manaj e Podgoreanu non forniscono ai compagni quella linfa vitale che ti aspetti da chi entra nel finale: troppi passaggi pigri, troppe corse stanche e qualche fallo inutile per non dire assurdo come quello di Nzola (primi minuti della stagione) al 91′ che regala una punizione all’avversario senza alcuna motivazione plausibile. Tre punti da tenersi stretti e chiuedere nel sacco, riflettendo sulle mancanze strutturali e sperando che, come fu un anno fa, questa squadra trovi presto equilibrio e credibilità anche nell’emergenza infortuni. Galleggiare e accontanare fieno per poter vedere tutti i giocatori arrivati all’opera. Solo allora si potranno giudicare tutte le scelte.

 

Più informazioni