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"più simile a un villaggio rurale"

Luni città di confine e quella conversione da cui nacque la cattedrale

Una panoramica sul periodo tardoantico e altomedievale dell'antico insediamento romano.

Interessante escursione nella Luni tardoantica e altomedievale oggi pomeriggio con l’architetto della Soprintendenza Aurora Cagnana. Occasione il nuovo appuntamento del ciclo di conferenze online Verso il nuovo museo, promosso dalla Direzione regionale musei Liguria e da Museo nazionale e area archeologica di Luni. Introdotta da Antonella Traverso, direttrice del museo dell’antica colonia, la relatrice ha toccato una serie di punti che hanno messo in luce una Luni ormai lontana dalla solidità dell’epoca romana. Alcuni indizi raccontano di una vera e propria dimensione di crisi, iniziata già quando l’Impero d’occidente, almeno formalmente, era in piedi: la domus romana bruciata, crollata e non ricostruita, i pozzi attorno al foro sintomo di un sistema idrico non in salute, l’abbandono degli edifici pubblici, i resti di questi utilizzati per abitazioni private – è il caso di parti marmoree del fu capitolium, confluite nella Domus dei mosaici. In età tardo antica – alto medievale, ha spiegato la dott.ssa Cagnana, “si può parlare, definizione che usano gli archeologi medievisti, di una città ruralizzata, più simile a un villaggio rurale che a una città. Tale è la Luni tardo antica-altomedievale, quasi un ritorno alla protostoria”. Non più case ma capanne, il decumano massimo che si fa mulattiera, ruderi degli antichi splendori a vista, popolazione verosimilmente ridotta, “come in tutta l’Italia, uscita decimata dalla Guerra gotica” . Questa la situazione che è certo caratterizzi l’età bizantina di Luni, cioè quel breve periodo sotto la lontana ala dell’Impero d’oriente seguito alle vittoriose campagne bizantine. Un frangente in cui sorge un significativo edificio chiamato con buon fiuto ‘Cittadella’ dai cartografi Vinzoni nel XVIII secolo. Si tratta di una fortezza rettangolare, collocata sul lato ovest, a ridosso della zona dove ora sorge la biglietteria, che successive operazioni di scavo e ricerca hanno scoperto dotata di quattro torri, contrafforti, mura assai spesse a contenere un’are di circa 1.2 ettari. “Dallo studio dei reperti ceramici – ha spiegato la dott.ssa Cagnana -, frammenti di anfore e di ceramiche da mensa nordafricani, si è datata la costruzione della fortificazione tra il 580 e il 600 dopo Cristo, pochi anni dopo la fine della guerra tra Bisanzio e gli Ostrogoti, conclusasi nel 553. Si tratta di una struttura del tutto simile ai tetrapirgium, tipiche fortezze romane del limes. E infatti in quel periodo Luni era città di confine, limitrofa alle zone longobarde”. E addossata a quell’importantissima autostrada umana che era ed è la Via Francigena. La fortificazione venne poi abbandonata in concomitanza del trasferimento della cattedrale a Sarzana e più in generale di quel complessivo depauperamento e abbandono dell’antica colonia che si concretizza attorno all’anno mille.

Funzione precipua della cittadella era difendere edifici come l’episcopio e la cattedrale, collocati entro la sua poderosa cinta. E l’interessante vicenda della cattedrale, raccontata dai vari strati indagati dagli archeologi, è stato uno degli altri temi affrontati nella web conferenza. “Nello strato più basso troviamo tracce di abitazioni di età repubblicana, abbastanza ricche. È invece di età imperiale la domus di Oceano (dalla raffigurazione di questa divinità, ndr), i cui mosaici ci parlano di un proprietario ricco e legato a superstizioni e credenze non cristiane. In seguito c’è un crollo, databile alla fine del IV secolo, e una ricostruzione che ci restituisce ambienti molto diversi: ambienti più semplici, panche in muratura, niente grandi mosaici. Questo significa che probabilmente il proprietario si era convertito alla fede cristiana, aprendo la sua casa alle assemblee dei fedeli. Sappiamo dai testi scritti che la prima forma delle chiese è stata questa: ambienti larghi, ricavati all’interno di una domus privata, in cui potersi ritrovare in assemblea. Una domus ecclesiae”. E poi, che accadde? “Probabilmente il proprietario donò la casa alla chiesa, che costruì sopra la cattedrale. Abbiamo quindi a che fare con una sequenza abbastanza ravvicinata: la domus ecclesiae agli inizi del V secolo, la cattedrale verso la metà”.

Prossimo appuntamento giovedì 30 settembre con La Luna ritrovata, a cura di Marcella Mancusi, conservatore del Museo di Luni.

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