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Avantinsieme: "Nell'area si portino attività all'avanguardia". Articolo uno: "Peracchini non c'entra niente con lo stop al carbone" - Citta della Spezia
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Le voci delle opposizioni

Avantinsieme: “Nell’area si portino attività all’avanguardia”. Articolo uno: “Peracchini non c’entra niente con lo stop al carbone”

Centrale ENEL e zona industriale

Se nel centrodestra spezzino si alzano prevalentemente le voci degli esponenti di Cambiamo per esprimere la propria opinione sulle ultime novità emerse riguardo al futuro del gruppo a carbone della centrale Enel (qui), pronto a essere spento entro il 31 dicembre, nel centrosinistra spezzino ci sono interventi variegati.

“È di questi giorni la notizia che Terna può “garantire l’approvvigionamento di energia dell’area nord-ovest del paese” senza i 600 Mw della centrale spezzina, per cui dal primo gennaio 2022 il gruppo a carbone può essere definitivamente chiuso e “la costruzione dell’impianto a gas non è più indispensabile”. È una bella notizia – affermano per esempio da Avantinsieme – che conferma e rafforza le nostre posizioni messe nero su bianco già nel 2017! Basta con la centrale e basta con i combustibili fossili gas o carbone che siano e sì alla conversione di quell’area per attività industriali innovative ad elevate tecnologia ed avanguardia, come quelle legate alla mobilità elettrica che sta avendo in Italia, in Europa e nel mondo uno sviluppo esponenziale equiparabile, come affermavamo, allo sviluppo che la telefonia mobile ha avuto negli ultimi 20 anni, uno sviluppo che può dare occupazione qualificata a centinaia e centinaia di spezzini. Ora basta rimpalli di responsabilità tra Governo, Regione ed enti locali, basta posizionamenti politici ma serve un impegno comune per consolidare questa scelta per i futuro e contribuire a costruire proposte concrete per un diverso uso di quell’area. Confidiamo che, nell’ottica indicata da Terna, venga anche rivista e scongiurata la ferale ipotesi di riattivar il gruppo a carbone per i prossimi tre mese invernali, proprio in un periodo in cui le conduzioni meteo climatiche escluderebbero in ogni modi l’uso del carbone. Sarebbe un’inutile prova di forza, un’ulteriore offesa alla città contro cui amministratori, parlamentari, consiglieri regionali, dovrebbero insorgere con forza”.

Sul tema ritornano anche gli esponenti di Articolo uno, con un intervento maggiormente incentrato sulle strategie del centrodestra: “La notizia che Terna (gestore delle linee elettriche) prospetta all’Enel di chiudere la centrale a carbone il 31 dicembre è una notizia “bomba” per La Spezia. Annuncio positivo. Ieri il sindaco Peracchini, che ha fatto anche una intervista sull’ Enel, non ha detto nulla su questo. Evidentemente non lo sapeva, a dimostrazione che non segue quotidianamente gli sviluppi della vicenda. Terna afferma una cosa decisiva con la chiusura dell’ impianto a carbone: non c’è deficit energetico. Sin’ora era stato detto il contrario. Questa ammissione rafforza la battaglia per dire no alla nuova centrale a gas. Peracchini non c’entra niente con lo stop all’uso del carbone. La genesi sta nel governo Gentiloni che decise che tutte le centrali a carbone (5 in Italia) dismettessero questo combustibile entro il 2025, sostituendo il carbone con un altro combustibile, il gas. Scelta che per quanto riguarda il gas, sempre combustibile fossile, non fu lungimirante. L’Enel stessa nel 2015, prima che arrivasse Peracchini, prospettava per la centrale a carbone della Spezia, di anticipare la chiusura nel 2021. Su una nuova centrale a carbone la città ha detto più volte no, il sindaco non ha aperto nessun tavolo di trattativa con il governo e l’ Enel che facesse leva sulla specificità del sito. Cosa che, viceversa, è accaduta a Civittavecchia con risultati positivi per quella realtà. “Stop alla centrale a gas. Il governo si assuma le sue responsabilità” ha affermato il sindaco. Speriamo anche noi che il ministro alla transizione ecologica Cingolani dica no, ma il sindaco, furbescamente, non cita mai la Regione. Per una nuova centrale ci vuole l’ intesa tra governo e Regione (legislazione nazionale conseguente al titolo V della Costituzione modificato). La Regione deve emanare un atto deliberativo che, come già deciso nelle commissioni, neghi l’intesa per il nuovo impianto energetico. Con questa decisione regionale, se abbiamo ragione noi, la centrale Enel a gas non si farà. Se ha ragione il centrodestra quando afferma che il governo può andare avanti lo stesso (noi crediamo il contrario), un atto formale regionale sarebbe comunque, una forte decisione di pressione politica. Perché Giovanni Toti non approva questo atto? Se non lo fa il sospetto che faccia il furbo c’è. Due anni fa Toti disse di essere d’accordo con la centrale a gas in un convegno sindacale. Tanto più è necessaria questa delibera regionale se anche il sindaco ammette che la variante al Puc della zona di Vallegrande, che non prevede centrali elettriche, non è in grado di bloccare la decisione nazionale. La fine del carbone la vogliamo sottolineare con gioia ricordando le battaglie dell’amico e compagno del Pci Pino Malagamba che fu tra gli ispiratori delle prime iniziative contro il carbone e i suoi danni”, concludono da Articolo uno.

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